Il Tirreno

Toscana

Impallinato un altro ibis eremita, il terzo in tre mesi

Jeanne Perego

Cesare Avesani Zaborra,  del progetto Life+ Reason  for Hope: «Stiamo lavorando per riportarli, ma se si continua a sparare si vanifica tutto» 

3 MINUTI DI LETTURA





ORBETELLO. «A oggi sono 110 gli esemplari provenienti dagli zoo dove sono stati allevati in grado di percorrere autonomamente la rotta di svernamento dalla Baviera alla Toscana. Se si pensa che negli ultimi tre mesi ne sono stati uccisi tre, la proiezione sul futuro di questa specie risulta davvero preoccupante». Cesare Avesani Zaborra, direttore scientifico del Parco Natura Viva di Bussolengo, il partner italiano del progetto Life+ “Reason for Hope” per la reintroduzione in natura degli ibis eremita, commenta così la notizia dell’uccisione nella nostra regione di un altro dei rari uccelli la cui specie è a rischio di estinzione . «Il 7 gennaio intorno alle 3 del pomeriggio - continua Avesani Zaborra - Dusti, esemplare adulto, è morto ucciso a fucilate nei pressi di Siena, a una manciata di chilometri da Orbetello, dopo aver percorso oltre mille chilometri in volo dai quartieri riproduttivi bavaresi. E nel pomeriggio del 21 novembre erano stati impallinati anche Theo e Frieda nei pressi di Borgo San Lorenzo, anche loro mentre stavano volando insieme verso l’Oasi Wwf in Maremma». La Toscana, che è stata scelta come ideale luogo stanziale nella stagione fredda per i rari uccelli al centro del progetto coordinato internazionalmente dal Waldrappteam in base alle necessità ecologiche della specie e in base all’areale storico che vedeva, prima della scomparsa in Europa nel XVII secolo, la presenza di questa specie nell’area del Mediterraneo, si sta rivelando pericolosa per quelli che dovrebbero essere degli ospiti privilegiati.

«Il bracconaggio continua ad essere una vera e propria piaga per le specie protette ed in particolare per l’ibis eremita» ha sottolineato in un comunicato il Wwf che presenterà un esposto sull’accaduto. Le indagini per scoprire i responsabili del gesto criminale sono in corso. «Non avremo pace finché non si arriverà all’identificazione dei bracconieri - continua Avesani Zaborra- anche se è possibile sin d’ora trarre una conclusione sui danni perpetrati a questa specie da parte della caccia illegale: uccidere un ibis eremita adulto significa vanificare ogni sforzo di poter riportare questa specie a solcare i cieli europei, poiché si tratta dell’unico in grado di trasmettere agli individui giovani le informazioni necessarie a migrare. Questa specie è arrivata alla scomparsa in Europa a causa della pressione venatoria e ora l’uomo sta tentando di recuperare guidando gli individui allevati negli zoo lungo la rotta di migrazione. Una volta memorizzata, gli adulti si riproducono e insegneranno ai giovani il viaggio da compiere. Se i cacciatori illegali continueranno a sparare agli unici che possono garantire un futuro alla specie, potremo ancora una volta affermare che l’uomo è in grado solo di distruggere». Dal 2011 a oggi sono stati uccisi 18 esemplari di ibis eremita e 28 sono scomparsi. C’è stato, finora, un solo caso , il 1 giugno 2017 per fatti del 2012, in cui si è arrivati a una condanna a carico di un cacciatore. —

Jeanne Perego



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze