Il Tirreno

Toscana

Sfondano la palestra, catturati e rilasciati prima che i titolari firmino la denuncia

Ilaria Bonuccelli
Sfondano la palestra, catturati e rilasciati prima che i titolari firmino la denuncia

Pietrasanta, le telecamere li riprendono ma i ladri non possono essere arrestati perché il furto è solo tentato 

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PIETRASANTA. Li incrocia in caserma, mentre si presenta a formalizzare la denuncia. Luca Navarri li riconosce perché li ha visti, poche ore prima, nelle telecamere mentre sfasciavano l’ingresso della palestra di sua moglie, Alessandra Ricci. L’unica differenza è che sono in due, invece che in tre. Uno è sfuggito. Quando esce, i due romeni non ci sono più. “Rilasciati”, gli confermano i carabinieri. «Non vi hanno rubato nulla». Non hanno fatto in tempo. «E per il tentato furto c’è solo la denuncia a piede libero».

A metà mattinata, dunque, Alessandra Ricci è a contare i danni in palestra, i ladri (tentati) a spasso. La porta di ingresso è distrutta: con un piedistallo di metallo è stata mandata in frantumi. Tanti colpi, fino a quando è esplosa. Ha fatto scattare l’allarme. Ma i ladri (tentati) lo stesso sono entrati per qualche minuto: «Il tempo di prendere a calci e sfondare un’altra porta chiusa, poi scappare. D’ora in avanti non chiuderò più nulla. Perché l’unica speranza che mi resta - dice Alessandra Ricci - è che almeno non mi creino danni quando cercano di entrare».

Parla con indignazione, Alessandra Ricci. E un po’ di rassegnazione. In dieci anni. ha subito una decina di effrazioni. «Si erano intensificate quando avevamo installato distributori di bibite. C’era sempre qualcuno pronto a entrare per rubare i soldi delle macchinette. L’ultima volta a maggio dell’anno scorso: perciò avevamo deciso di togliere tutto, convinti che ci saremmo messi al riparo da furti e spaccate». Invece, no.

Nella notte fra giovedì e venerdì intorno alle 3,15 suona l’allarme della palestra, dotata - negli anni - di inferriate, porta anti-sfondamento, telecamere e super-lucchetto blindato. Un allarme collegato ai cellulari. «Noi abbiamo avvertito subito i carabinieri che in tre minuti sono arrivati alla palestra. Noi da casa, abbiamo visto cosa stava accadendo dalle telecamere. Quando siamo arrivati alla palestra, i carabinieri già ci stavano aspettando, ma i ladri erano scappati».

Poco dopo si registra un furto in un’azienda vicina, sempre nel territorio di Pietrasanta, in località Ponterosso. Lì in furto viene portato a termine, ma la ditta non ha le telecamere. I carabinieri, allertati, decidono di non mollare la caccia al ladro. E restano in giro fino all’alba. Fino a quando riescono a individuare e fermare i romeni. Due su tre, in arrivo da Firenze. «Il problema, a quanto ci hanno riferito le forze dell’ordine - prosegue Alessandra Ricci - è che queste persone non hanno potuto essere arrestate perché non hanno potuto essere incriminate del furto commesso. Da noi non hanno portato via nulla perché non hanno fatto in tempo. E, sul momento, non è stato possibile identificare chi ha sfasciato la mia palestra con chi ha rubato nell’azienda a 500 metri dalla mia attività». Quindi, l’unico reato che è stato possibile contestare ai romeni fermati è stato il tentato furto per il quale esiste solo la denuncia a piede libero.

«Il paradosso - sottolinea la titolare della palestra - è proprio questo: mentre mio marito era ancora in caserma a formalizzare l’esposto, i due sono stati lasciati liberi. Con frustrazione non solo nostra, ma anche dei carabinieri che per ore sono stati di notte fuori, di pattuglia, a cercare di catturare questi uomini che a metà mattinata erano già in grado (volendo) di riprendere l’attività della notte precedente».

A questo punto la voce si alza di un tono: «Di fronte a questi episodi, ormai, non provo più lo choc delle prime volte. Ora subentra la rabbia. E il senso di impotenza che credo sia condiviso anche dalle forze dell’ordine, costrette ad applicare leggi incapaci di garantire una vera giustizia a chi viene danneggiato: noi, infatti, non possiamo né essere risarciti per i danni subiti da queste persone né vederle in carcere». L’unica mossa possibile - conclude Alessandra Ricci - è «quella di non chiudere più la palestra, sperando che i prossimi che tenteranno di entrare almeno non spacchino tutto dopo non aver trovato nulla da rubare. Non ci si mette molto, infatti, a passare da 1500 euro di danni per porte sfondate a 15mila euro per locali sfasciati. E alla gente non resta che rassegnarsi se, come me, non vuole armarsi».
 

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