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La Toscana ricorre contro il decreto sicurezza, Rossi: "Sta nascendo un movimento"
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Il governatore della Toscana, Enrico RossiLa Regione si è rivolta alla Consulta, altre stanno pensando di farlo. Il governatore: "I sindaci 'disobbedienti' non sono Pierini. Questa legge crea irregolari, ostacola i controlli e produce più insicurezza"
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FIRENZE. La giunta della Regione Toscana ha deliberato oggi, lunedì 7 gennaio, il ricorso alla Corte costituzionale contro il decreto sicurezza. Oggetto del ricorso, secondo quanto spiegato dal presidente della Regione Enrico Rossi, sono principalmente l'articolo 1, sul permesso di soggiorno per motivi umanitari, e l'articolo 13 della legge, relativo all'anagrafe. Il governatore ha sottolineato che "ci coordineremo con tutte le Regioni e i Comuni che ci hanno chiesto di capire cosa stiamo facendo, siamo in contatto. Credo che il numero aumenti. Adesso anche la Basilicata sta ragionando, il Piemonte, la Sardegna, l'Umbria, il Lazio. Si sta creando un movimento davvero ampio".
Nella delibera, ha aggiunto Rossi, "abbiamo detto anche che vogliamo rivolgerci ai Comuni: siamo a disposizione per consentire anche a loro il ricorso alla Consulta, perché possono farlo attraverso le Regioni, e questo è stabilito per legge. Il ricorso sarà esteso dalla nostra avvocatura, e quindi non spenderemo niente, e inviato entro un mese, e poi sarà la Corte costituzionale che si pronuncerà".
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"I sindaci che fanno disobbedienza civile" sul decreto sicurezza "non sono dei Pierini, ma sono persone elette che consapevolmente si assumono la responsabilità di sottoporsi a un procedimento penale", ha detto ancora Rossi parlando a margine della presentazione del ricorso alla Consulta, osservando che i sindaci disobbedienti "ritengono che la Costituzione su cui hanno giurato sia violata dalla legge Salvini. Si può condividere o meno la decisione di non applicare la legge, ma bisogna rispettarli".
"Non stiamo facendo disobbedienza civile - ha aggiunto il governatore - stiamo esercitando un nostro diritto-dovere. La nostra è una democrazia complessa, e bisogna che si abitui anche Salvini a vivere dentro una democrazia complessa in cui ci sono istituzioni e bilanciamenti di poteri. Aggiungo soltanto che apprezzo molto i sindaci per le posizioni che hanno preso, anche quelli che appunto dicono che non si può non applicare la legge, ma si dichiarano apertamente contrari".
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Le ragioni del ricorso, ha spiegato Rossi, "sono principalmente l'articolo 1 del decreto Salvini, quello dove si elimina la protezione umanitaria, perché pensiamo che questo sia un modo per aumentare il numero degli irregolari e quindi non consentirci di svolgere fino in fondo il nostro ruolo previsto anche dalla Costituzione di assistere in maniera universalistica le persone che sono sul nostro territorio, sia sotto il profilo delle cure che dell'assistenza sociale essenziale".
L'altro articolo, ha detto il governatore, "è il 13 che eliminando l'iscrizione anagrafica rende invisibili queste persone, spariscono, non sappiamo dove cercarle e come poterle assistere. Un medico mi faceva presente ad esempio che, non essendo i bambini iscritti all'anagrafe, non si possono neppure vaccinare. Ora la Costituzione dice che la salute è un diritto fondamentale che non appartiene, come ha specificato la Corte costituzionale, al cittadino ma appartiene alla persona, ed allo stesso tempo è interesse per la collettività in quanto ovviamente tenere in salute ciascuno è un modo per tenere in salute tutti. Se non si sa chi c'è sul territorio è evidente che non sappiamo come assistere".
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Tutto questo, sostiene Rossi, "produce un effetto che a nostro avviso è perfino paradossale: una legge che si vuole presentare come legge per la sicurezza, produce più persone sul territorio che sfuggono al controllo. La residenza è importante che ci sia, c'era anche nella legge del 1999, perché la residenza consente di sapere chi c'è sul territorio. Il decreto produce quindi un aumento degli irregolari, togliendo la residenza produce anche un effetto di minore controllo".
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