Sicurezza
Cinghiali, caprioli, daini 450mila capi in Toscana
La nostra regione è quella che ne ha di più in Italia, ma il piano di abbattimenti ha ridotto i problemi. L’assessore Remaschi: «Presto un’altra legge triennale»
La Regione sta lavorando a una nuova legge obiettivo per il contenimento degli ungulati, dopo che nel triennio 2016-2018 quella approvata nel febbraio 2016 ha portato buoni risultati, in particolare per il forte calo dei danni e degli incidenti stradali.
Una necessità che si fa ancora più urgente dopo quanto accaduto nei giorni scorsi a Lodi.
«La legge – dice l’assessore all’agricoltura Marco Remaschi – ha dato i risultati sperati, tanto che nel 2018 c’è stata necessità di un numero assai minore di abbattimenti e il totale dei danni è sceso sotto al milione di euro. Erano 3,5 milioni nel 2017. Certo non possiamo abbassare la guardia ed è fondamentale in questo la collaborazione fra cacciatori e agricoltori».
Del resto la Toscana è la regione italiana che ha il maggior numero di ungulati: circa 450.000 capi. Si stima che siano nella nostra regione il 40% dei caprioli, il 45% dei daini, il 30% dei cinghiali dell’intero Paese. Fra queste il cinghiale è la specie che causa la maggior parte dei danni agricoli e degli incidenti stradali in Toscana e la prima legge obiettivo, approvata dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), ha incrementato le possibilità di prelievo soprattutto nelle aree maggiormente problematiche per l’agricoltura, dove è stata permessa la caccia di selezione in tutto l’arco annuale.
La siccità dell’estate del 2017 e un controllo più rigoroso delle stime dei danni, oltre ai prelievi previsti dalla legge, hanno portato a un deciso calo dei capi: «Mi capita di parlare con le squadre che in questi giorni vanno a caccia – dice ancora Remaschi – e confermano che i cinghiali sono meno degli anni scorsi e i numeri ce lo confermano». La legge prevede la caccia di selezione aperta per tutto l’anno, affidata a squadre di cacciatori da appostamento fisso, in aree non vocate all’attività venatoria, unita ai piani di contenimento, effettuati da guardie venatorie volontarie, con i capi destinati alla filiera della carne.
Il piano per il 2018 prevedeva circa 5000 capi in provincia di Siena, circa 4000 a Firenze, Grosseto e Arezzo, e numeri più bassi nelle altre province, per un totale di circa 25mila capi. Gli abbattimenti reali, però, sono stati molto meno. «Siamo al lavoro per una nuova legge triennale – chiude Remaschi – che in sostanza ricalca quanto previsto da quella in scadenza».
Perché gli ungulati, i cinghiali in particolare, hanno una grande capacità riproduttiva (e spesso, vedi sotto, vengono... foraggiati) e la stagione venatoria “ufficiale”, quella della caccia in braccata (a squadre), che per la maggior parte delle province toscane va dal 1° novembre al 31 gennaio (a Massa è già chiusa, ad Arezzo chiude il 7/1, a Firenze e Prato il 15/1), non è sufficiente, anche se i numeri sono più elevati: l’anno scorso, nella sola provincia di Grosseto, i cinghiali abbattuti furono quasi 22mila. —
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