Il Tirreno

Toscana

Sono tornato dagli Usa per servire la Toscana Ho reagito alla voce (falsa) di una Pisa indebolita

Daniele Pezzati

Il caso del centro trapianti di Cisanello/La lettera del dottor Pezzati 

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Le scuse

Ecco la lettera che il dottor Daniele Pezzati ha inviato alla direzione dell’’Azienda ospedaliera universitaria pisana. Il chirurgo spiega le ragioni del post pubblicato sul proprio profilo Facebook a proposito della necessità che la politica si interessi di più della sanità e in particolare del Centro di trapianti di fegato di Pisa, scongiurando l’apertura di un centro doppione a Firenze.

Ad accompagnare questa lettera ce n’è un’altra del professor Paolo de Simone, Direttore dell’Unità operativa di Chirurgia epatica dove opera il dottor Pezzati. De Simone difende Pezzati e la buona fede dell’intervento del chirurgo. Le lettere sono state diffuse dall’Azienda ospedaliera. Questo il testo integrale di quella del dottor Pezzati al direttore generale Carlo Tomassini.

Daniele Pezzati

Desidero esprimere alcuni pensieri a seguito di quanto avvenuto negli ultimi giorni e che mi ha visto al centro di una tempesta mediatica.

Non sono un fan dei social network che utilizzo solamente per comunicare con una ristretta cerchia di amici lontani.

Il 31 dicembre ho scritto, dopo essere tornato da un faticoso turno di lavoro, un post esprimendo alcuni sentimenti che desideravo condividere con i miei amici più cari.

Ho purtroppo sottovalutato, anzi, non ho neppure pensato che così tante persone fossero interessate a ciò che avevo scritto.

La posso definire forse una ingenuità di un uomo che nella vita non si è mai curato di far sapere al mondo cosa facesse.

Sono un chirurgo e lo dico con estremo orgoglio. Faccio i trapianti che, per me, è il lavoro più bello del mondo perché è un modo di tramutare la morte di qualcuno nella vita di un altro. Non ho mai lavorato per vivere ma piuttosto vivo per il mio lavoro che mi ha sempre dato la possibilità di aiutare chi ne ha bisogno. Personalmente odio definirlo un lavoro ma piuttosto (ironicamente) un'insana passione.

Sono un fiorentino ma figlio adottivo orgoglioso di Pisa, fiero dipendente di un'Azienda e membro di una Equipe che non ha eguali per competenze ed attaccamento al lavoro.

Sono anche un fiero Toscano e, come tale, attaccato alle sue radici che mi hanno richiamato dagli Stati Uniti per servire una Regione con una storia senza eguali.

Sono anche un uomo e come tale talvolta leggo giornali ed ascolto la tv. La notizia più volte riportata sui giornali di un possibile nuovo centro trapianti di fegato a Firenze e un depotenziamento di quello di Pisa mi ha colpito e ferito. È così che ci si sente quando cercano di levarti ciò per cui vivi ed hai speso la tua vita. Vero è che, come ho appreso, la notizia è stata più volte smentita dalla Regione Toscana anche se continuava ad aleggiare e rimbalzare quotidianamente tra le mura degli ospedali.

Ho massimo rispetto per tutti coloro che lavorano a prescindere dal loro mestiere e non era mio intendimento passare come un angelo come molti mi hanno definito.

Non era neppure mio intendimento passare come un martire perché ho scelto di fare quello che faccio senza costrizioni.

Mi dispiace che la Regione, alla quale va riconosciuto il merito di aver contribuito alla creazione del nostro Centro, si sia sentita chiamata in causa dalle mie dichiarazioni e per questo mi scuso.

Con ciò che ho scritto volevo piuttosto dare risalto al fatto che troppo spesso la gente comune come me sente una distanza incolmabile con la classe dirigente; forse una maggiore vicinanza permetterebbe benefici ed eviterebbe molte incomprensioni.

Mi farebbe piacere che qualcuno un giorno venisse con noi in una sala operatoria a vedere cosa facciamo, a capire le nostre debolezze, forze ed esigenze.

Vorrei che il supporto fosse un po' oltre una dichiarazione su un giornale perché, per me, una stretta di mano di persona vale più di cento articoli.

Mi scuso di aver utilizzato una forma di comunicazione come i social che, anche se predominante, espone a pericoli di strumentalizzazione.

Chiedo a tutti i politici e non di non utilizzare le mie parole per contraddittori pubblici che nelle ultime ore hanno esposto me e la mia famiglia ad una pressione insostenibile.

Ringrazio la mia famiglia e tutte le persone con le quali lavoro.



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