La manifestazione
L'ira di De Falco dopo l'espulsione: "Di Maio come Renzi, capo di un Movimento illiberale"
Livorno, De Falco non vota la Finanziaria e viene cacciato da M5S: "Spero che ritirino il provvedimento in autotutela, ora dal gruppo misto voterò caso per caso"
LIVORNO. Non voleva «restare a fare la segretaria» in un ufficio fantasma della Capitaneria di Livorno e ha sbattuto la porta portando la Marina militare in tribunale. Era l’ottobre 2014. Quattro anni più tardi il senatore Gregorio De Falco è di nuovo sull’uscio: espulso dalla nave Cinque Stelle nel bòtto politico di San Silvestro per non aver seguito la linea. Non aver votato la legge di bilancio sulla fiducia (in tutti i sensi). «Non è possibile pensare di stare lì a fare lo spingi bottoni», dice l’anti Schettino.
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Senatore, fa sempre la figura del bastian contrario...
«Potevo starmene sia lì che qui, ma quando uno fa il suo dovere e le cose non vanno a posto deve fare i conti con la propria coscienza».
Sembra che l’espulsione la stia vivendo più come una medaglia che come una punizione.
«Speravano che questo provvedimento passasse in sordina. Nella scelta dei tempi sono stati un po’ delle fave come si dice in Toscana, perché non hanno capito che così hanno dato ancora più risalto».
E adesso?
«Mi allontano dal Movimento come organizzazione ma non certo dalle idee che ho abbracciato. Quindi fanno fatica a sostenere che io sia il traditore: qualche d’uno ha tradito».
E chi ha tradito e cosa hanno tradito?
«Hanno tradito le idee del Movimento spostando l’asse del governo decisamente a destra. Le promesse fatte in campagna elettorale hanno a che vedere con giustizia sociale, diritti umani e redistribuzioni delle risorse. Nessuno rimanga indietro, questo è il concetto del Movimento che io e tanti italiani abbiamo appoggiato».
E invece?
«Si parla di autonomia, di mortificazioni dei diritti umani. Lo ha detto chiaramente il presidente Mattarella: la sicurezza passa innanzitutto dal rispetto dei diritti e delle persone».
Quindi stavolta lo hanno preso loro lo scoglio?
«Embè lo hanno preso bello, perché hanno sbagliato o cambiato rotta. Quella iniziale non prevedeva un passaggio così a destra».
Le contestano il no al condono per Ischia, quello contro il decreto sicurezza e l’astensione sulla finanziaria.
«Vogliamo vederli? Ischia è un condono puro e semplice. Ma quando mai M5S si era espresso pro condono? Forse Forza Italia: infatti hanno votato insieme. Il decreto sicurezza è l’abiura dei diritti umani. Sulla manovra mi sono astenuto perché non è possibile votare un provvedimento così importante senza conoscerlo. E per quel poco che conoscevo non è che andasse molto bene: affidi diretti più alti senza gara nella pubblica amministrazione non fa bene alla trasparenza, prorogare di 15 anni le concessioni demaniali marittime sulle spiagge non fa bene alla concorrenza».
È per questo che ha definito la scelta illiberale e anti democratica?
«Sì, parlo di deriva illiberale ma molto semplicemente perché nel momento in cui un rappresentante del popolo non potesse più esprimere un’opinione o un voto, la deriva illiberale sarebbe compiuta. Antidemocratica perché contestare a un parlamentare un’opinione è gravissimo soprattutto se questa viene mossa un membro del governo».
Parla di Di Maio e del suo “nessuno è indispensabile” riferito a lei dopo averla cacciata?
«Il problema è che il capo politico non può essere contemporaneamente membro del governo o addirittura vice presidente del consiglio».
Sembra di sentir parlare di Renzi da un anti renziano.
«Infatti il Movimento questo doppio incarico lo aveva aspramente criticato ma ora non se lo ricordano. Non puoi trovare i difetti negli altri e poi adottare comportamenti identici. Quando accettammo che Di Maio divenisse membro del governo doveva essere uno statuto temporaneo. Perché altrimenti si disconosce la separazione dei poteri, fondamento della democrazia: l’esecutivo non può dire ai parlamentari che cosa fare e come votare».
Stiamo sempre là, quello che le contestano è di aver firmato un contratto.
«Ascolti, il contratto chi lo tutela? L’ordinamento giuridico generale e il fondamento è la Costituzione la quale dice che io rappresento il popolo e non il Movimento. Ma io non dispongo della funzione che mi è assegnata dal popolo, la devo esercitare. Quando dico che mi uniformo all’orientamento del Movimento lo faccio poiché so che è quello espresso del programma. Se cambi gli elementi del contratto io non li rispetto più».
E ora?
«Spero che ritirino il provvedimento in auto tutela come possono fare. Anche perché al Movimento tengo».
E se non lo fanno?
«Andrò nel gruppo misto. Comunque il rapporto fiduciario con il Movimento permane, lo vedrò volta per volta e da oggi con maggiore libertà d’animo, fermo restando la libertà di coscienza che ho sempre mantenuto». —
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