Il Tirreno

Toscana

Due casi di tumore per le protesi al seno. Gli esperti: numeri bassi, nessun allarme

di Mario Neri
Una protesi al seno
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Una protesi al seno

Registrati a Pisa, solo uno legato alle forniture Allergan bloccate dalla Regione. Reparti presi d’assalto da chi chiede: "Toglietecele"

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LIVORNO. Due casi di linfoma in dieci anni di impianti in Toscana. Entrambi registrati su donne che avevano subito una mastectomia per tumore al seno al Santa Chiara di Pisa e poi un intervento chirurgico di ricostruzione mammaria. Ma soltanto uno collegabile ad una protesi sospetta, uno dei modelli Allergan per cui la multinazionale s’è vista imporre uno stop alle forniture e alle operazioni in tutta Europa e anche nella nostra regione da nemmeno due settimane.

È quanto emerge dalle prime indagini della commissione speciale istituita dalla Regione dopo la sospensione delle forniture agli ospedali innescata dal mancato rinnovo della certificazione europea da parte dell’agenzia del farmaco francese, la Ansm, alle protesi Allergan a causa di una sospetta correlazione fra questi dispositivi e il linfoma anaplastico a grandi cellule, un tipo di tumore al sistema linfatico molto raro.

«In questo momento si stima che in Toscana ci siano 5 o 6 mila donne con un a protesi di quel tipo impiantata negli ultimi anni a seguito delle cure per un tumore al seno, senza contare le altre decine che sono ricorse alla protesi per ragioni estetiche - racconta Manuela Roncella, primario della Senologia del policlinico universitario pisano - Soltanto una s’è ammalata di linfoma, peraltro è ancora in vita, eppure si è scatenato il caos».

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Da giorni il reparto è bombardato da chiamate e mail di pazienti terrorizzate dalla possibilità che le protesi possano trasformarsi in una specie di detonatore anche per il loro sistema linfatico. «Moltissime si presentano di persona chiedendo l’asportazione della protesi». Un guaio, soprattutto perché è una psicosi generata da informazioni imprecise e ingiustificata. Sta circolando la notizia che ognuna delle donne operate con quel tipo di protesi verrà richiamata e sottoposta ad un nuovo intervento. Non è così. La Regione ha istituito un numero verde per dare informazioni alle donne operate al seno (800.556.060), ma più che di allarme gli esperti parlano di misure «precauzionali».

Le protesi ruvide «testurizzate» vengono utilizzate nelle senologie della Toscana da molti anni, ma i modelli a cui i francesi non hanno confermato il marchio CE vengono acquistati dai nostri ospedali dal 2015, quando Allargan ha vinto una gara regionale. Fino a pochi giorni fa, le più diffuse e apprezzate, poiché proprio grazie alla superficie ruvida riducono il rischio di spostamenti anomali. Di una possibile correlazione causa-effetto fra protesi e linfoma parlano da anni un buon numero di studi scientifici. E nella comunità di oncologi ed esperti si sa che l’incidenza del linfoma in donne operate al seno con una protesi è molto bassa: un caso ogni 24 mila interventi. Ma ad innescare la stretta dei francesi potrebbe essere stata la pubblicazione di due studi recenti che ricollegano le protesi ruvide alla formazione di infiammazioni alla mammella messe in correlazione anche alla contrazione del linfoma. "Ma nessuna nova evidenza scientifica", dice Roncella. Insomma, per molti esperti lo stop delle autorità francesi non sarebbe ben motivato.

In Italia sono stati segnalati 38 casi sui 194 notificati alle autorità sanitarie in Europa. Adesso si scopre che due sarebbero quelli registrati in Toscana, entrambi a Pisa, uno solo collegato alle Allergan di ultima generazione, subito sostituite con quelle prodotte dalla seconda classificata nella gara d’appalto, la Mentor della Johnson&Johnson. «Numeri bassi - dicono dal Santa Chiara - che non vanno certo sottovalutati, ma che non devono certo creare inutili allarmismi». —

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