La protesta
Elettra Marconi striglia Pisa «Si dimentica di mio padre»
pisa. Da futura sede di un museo con annesso un polo di ricerca per le telecomunicazioni è tornata in pochissimo tempo una “vergogna nazionale”. L’espressione la usò, un anno fa, in un’intervista al Tg1 la principessa Maria Elettra Marconi Giovannelli, figlia 89enne di Guglielmo. L’erede del premio Nobel per la fisica è costretta a ripeterla anche oggi, dopo che il progetto di salvataggio con ristrutturazione e rinascita della Stazione Marconi nella frazione pisana di Coltano (il luogo in cui, nel 1911, lo scienziato diramò per la prima volta le sue trasmissioni ad onde lunghe verso Nuova Scozia, Canada e terre d’Africa) è naufragato dopo l’urto contro l’iceberg del lassismo della giunta leghista guidata dal sindaco Michele Conti, al quale viene rimproverato di non aver portato avanti la trattativa con Intracom Telecom (la multinazionale greca disposta a cofinanziare il piano di recupero con un milione e mezzo di euro) e di aver disertato alcuni appuntamenti fissati coi rappresentanti della società. Dal municipio pisano si ribatte che non ci sono colpe per il disimpegno dell’azienda, ma è oggettivo che ora un finanziatore disponibile non esiste più e che la Stazione Marconi, ridotta già ad un indegno rudere, rischia di crollare definitivamente inghiottita da degrado e abbandono.
È per questo che Maria Elettra torna a far sentire la propria voce. «Mi dispiacerebbe – dichiara a Il Tirreno la principessa Marconi Giovannelli – che il nuovo sindaco si mostrasse indifferente rispetto a Coltano e alla storia di mio padre. Anche se non è andata in porto la trattativa con questo privato, penso che se ne possa e se ne debba trovare un altro, magari del posto. Qualcuno che sia interessato a fare bella figura e a riscattare questo luogo da autentica vergogna nazionale qual è. Penso che non ci possiamo permettere di rimanere senza un segno degno e tangibile della stazione radio e dell’opera di mio padre. Il mio sogno rimane quello di vederci un piccolo museo con degli apparecchi radio d’epoca e delle fotografie. Sono convinta che la gente verrebbe da ogni dove a visitarlo e sarebbe anche disposta a pagare un biglietto d’ingresso». —
Cristiano Marcacci
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