Gioco
Cibo una volta al giorno, lenzuola tra i rifiuti Accusati di arricchirsi sulla pelle dei migranti
Prato, inchiesta su 8 centri per richiedenti asilo: ai domiciliari la presidente del consorzio Astir per frode in forniture pubbliche
C’è stato un tempo, dal 2014 a tutto il 2017, in cui le Prefetture chiedevano agli enti preposti all’accoglienza dei richiedenti asilo di prendere chiunque a qualunque condizione, senza badare troppo al come. Lo racconta chi a quelle riunioni ha partecipato, a Prato. La priorità era trovare una sistemazione alla valanga di profughi che sbarcavano ogni giorno sulle coste siciliane. Poi, però, non si è riusciti a controllare se i fondi stanziati dallo Stato venissero spesi per lo scopo per il quale erano destinati, cioè all’accoglienza, o per altri scopi, come ipotizza la Procura, che ha indagato su otto Centri di accoglienza straordinaria (Cas) gestiti dal Consorzio Astir e ha messo agli arresti domiciliari la presidente del consorzio, Loretta Giuntoli. E ha pure interdetto per nove mesi dalla professione i rappresentanti legali della cooperativa Humanitas, Roberto Baldini e Alberto Pintus, diacono e vice presidente della Caritas diocesana. Tutti e tre sono accusati di frode nelle pubbliche forniture. La Giuntoli anche di minacce nei confronti di tre dipendenti del consorzio che sono stati sentiti come testimoni nel corso delle indagini della polizia.
Ai tre il procuratore Giuseppe Nicolosi e i sostituti Egidio Celano e Laura Canovai contestano di aver fornito solo in parte i servizi per i quali hanno incassato i fondi (32,70 euro al giorno per ognuno dei poco meno di cento richiedenti asilo assistiti nelle strutture di Prato, Carmignano e Poggio a Caiano).
In particolare, al posto dei tre pasti quotidiani previsti dalle convenzioni con le coop Verdemela, Humanitas e Astirforma, ne sarebbe stato fornito solo uno, la mattina, che doveva servire da colazione, pranzo e cena. Non sarebbero state fatte le pulizie dei locali, né le disinfestazioni quando sono arrivati i topi e le blatte. Servizio di lavanderia nemmeno a parlarne. Gli inquirenti spiegano che in certi casi i profughi sono stati costretti a recuperare le lenzuola dalla spazzatura per coprirsi. In altri casi hanno acceso fuochi nel giardino per cucinare.
I controlli su come vengono spesi i soldi dell’accoglienza dovrebbe effettuarli la Prefettura, che formalmente è parte lesa e ora non risponde alle domande dei cronisti, ma che evidentemente quei controlli non è riuscita a farli. «Il sistema dei controlli non consente una verifica rigorosa sulle spese» si è limitato a commentare il procuratore Nicolosi.
Il bubbone scoppia adesso, ma già il 9 settembre 2016 un gruppo di richiedenti asilo ospitati nel Cas di via Lombarda a Poggio a Caiano, uno di quelli coinvolti nell’inchiesta, erano andati a protestare proprio davanti alla Prefettura di Prato lamentandosi della qualità del cibo fornito dal Consorzio Astir. L’allora sindaco di Poggio a Caiano, Marco Martini, prese le difese del consorzio e definì «inaccettabili» le proteste dei migranti, chiedendo che nei loro confronti venissero presi provvedimenti. Nessuno si prese la briga di verificare se la protesta era giustificata e ora la Procura, sulla base delle indagini della Digos, che ha scattato foto e realizzato video sulla condizione degli otto Cas, racconta un’altra storia. Che poi è quella denunciata più di due anni fa dai migranti.
A Pintus e Baldini l’interdizione è stata notificata il 20 dicembre, mentre Loretta Giuntoli ha ricevuto il provvedimento il 24, al rientro (anticipato) da un viaggio in Terra Santa. Ieri pomeriggio, tramite il suo avvocato, ha fatto sapere di avere intenzione di dimettersi da tutte le cariche, anche «per tutelare le strutture e i posti di lavoro». Che non sono pochi: al Consorzio Astir fanno capo 13 cooperative e altre 9 società tra Prato, la costa tirrenica e una propaggine in Puglia, per un totale di un migliaio di dipendenti.
Si è autosospeso da vice direttore della Caritas anche Alberto Pintus, che era entrato in carica il 29 giugno, prima che si sapesse dell’inchiesta. La direttrice Idalia Venco non si scompone: «Questa vicenda non ci tocca perché noi non gestiamo i Centri di accoglienza - dice - e Pintus è stato nominato dal vescovo perché svolgesse un servizio pastorale e pedagogico, che finora ha svolto bene. Di quello che ha fatto prima non abbiamo parlato». —
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