La protesta
Rimborsi per i crac bancari: ecco la situazione dei 35mila toscani beffati da Etruria
Fino al 95% di ristoro per i titolari di obbligazioni e al 30% per gli azionisti. Potrebbero essere considerati aiuti di Stato e c’è chi teme che non si arrivi a nulla: l’Ue potrebbe bloccarli. La portavoce delle vittime del salvabanche: «Finalmente, l’arbitrato faceva pena. Ora potremo recuperare quasi tutto»
Rimborsi per tutti i risparmiatori, azionisti e obbligazionisti, che avevano investito nelle sei banche finite in liquidazione. Sia che abbiano comprato all’emissione dei titoli che sul mercato. Compresi anche gli azionisti dell’unica banca quotata, Banca Etruria.
La soluzione trovata nella manovra per chiudere i casi dei disastri bancari di Vicenza, Veneto Banca, Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti è «la migliore possibile», dice Franco Spallino, azionista Etruria e membro di un gruppo che ha partecipato ai lavori preparatori della norma con le altre associazioni di risparmiatori. «È stata riconosciuta la truffa di sistema, che era ciò che chiedevamo».
IN TOSCANA
«Aspettiamo ad esultare. Ma questo governo ha la nostra fiducia. Anche perché peggio di quelli di prima non possono fare». Roberta Gaini non è soltanto una dei 140.000 risparmiatori (almeno 35.000 in Toscana) beffati dal decreto Salvabanche del 22 novembre 2015, che ha avviato la risoluzione di quattro istituti: Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara. Roberta, che vive nell’Empolese, è una delle anime dell’associazione che da tre anni porta avanti la battaglia a suon di sit-in, contestazioni, striscioni e manifestazioni, da Arezzo fino a Roma, ma anche davanti a casa di Matteo Renzi e a quella di Maria Elena Boschi, al grido «il risparmio va tutelato, no rubato», dopo che col fallimento di Banca Etruria i suoi 60.000 euro di obbligazioni subordinate si sono vaporizzati, insieme ai 40.000 investiti da sua sorella e dalla mamma. Col governo Renzi nel 2016 aveva recuperato l’80%, «ma solo perché mio marito era in cassa integrazione e il reddito era inferiore ai 35.000 euro. Tanti altri "azzerati" non hanno avuto la stessa... fortuna».
Ora, con l’indennizzo inserito nella manovra, potrebbe recuperare un ulteriore 15%, attraverso una procedura diretta con il Mef: «Intanto hanno tolto di mezzo l’arbitrato, che faceva pena: l’Anac (Autorità nazionale anticorruzione, ndr) era impreparata e ha creato gravi disparità di trattamento. Poi, sia chiaro, tutti contenti non lo saremo neanche stavolta». Perché si prevedono rimborsi per un massimo di 100.000 euro agli azionisti (fino al 30% del valore di acquisto dei titoli) e fino al 95% agli obbligazionisti subordinati, come Roberta: «Ma un azionista sa che c’è un margine di rischio e comunque per la prima volta si vede uno Stato che restituisce parte dei soldi. Per noi obbligazionisti è diverso: avevamo dato i nostri soldi alla banca. E sono spariti».
Anche se ora, forse, li riavrà quasi tutti: «Ma nessuno può capire cosa abbiamo provato in questi tre anni. Per la gente si sono "presi i tuoi risparmi perché ce l’avevi". E ancora oggi, quando metto piede in una banca, mi sento fuori posto, provo un mix di rabbia e vergogna, ma anche di disprezzo verso chi ho davanti e che non ha alcuna responsabilità per ciò che è successo». In questi anni Roberta, insieme a un centinaio di attivisti dell’associazione Vittime del Salvabanche, ha portato questi sentimenti in giro per l’Italia: «Abbiamo lottato per avere giustizia, mettendoci la faccia». Ora il traguardo è più vicino, nonostante che le coperture per gli indennizzi (garantite dai conti bancari dormienti) siano sembrate più volte in bilico: «Siamo fiduciosi, non solo per le rassicurazioni dei Cinque Stelle: anche Salvini si è più volte schierato con noi. Aspettiamo l’approvazione della Camera e poi la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale prima di tirare le somme».
IL PUNTO DELICATO DELLA VICENDA
«Tutti avranno un indennizzo e non dovranno fare l’arbitrato», compresi i risparmiatori di Banca Etruria, dice il vicepremier Luigi Di Maio: «Semplicemente accederanno al fondo e si prenderanno l’indennizzo». Ma è proprio questo, si spiega da più parti, il punto delicato di tutta la costruzione governativa sui rimborsi. C’è il rischio di una procedura per aiuti di Stato da parte della Ue, spiega una fonte parlamentare che ha partecipato anche alla stesura delle norme. «Ci auguriamo che la norma sia stata scritta con la certezza» di non essere bloccata dalla Ue, dice Letizia Giorgianni dell’associazione Vittime del Salvabanche. Ma c’è già, nelle sale di Camera e Senato, chi avanza dubbi su presunte “manine” che abbiano preparato un testo con la bocciatura incorporata, congelamento dei fondi e riduzione automatica del deficit per questa via. Di vero c’è che la nuova procedura elimina gli arbitrati e mette tutto in mano al Mef. È il ministero che gestisce i fondi – che arrivano dai conti dormienti – ed è il ministero che riceverà e vaglierà le richieste di indennizzo, con il “Comitato dei nove”.
La motivazione per giustificare l’eliminazione degli arbitrati è basata sui precedenti: finora il 97% dei ricorsi sulle banche venete è stata accolta, mentre per le 4 banche la percentuale è al 93%.
Inoltre, in tutti i casi ci sono le sanzioni di Consob e Bankitalia agli esponenti aziendali per la vendita dei titoli e per i bilanci, mentre i procedimenti penali sono attualmente in corso e pur senza condanne definitive una serie di responsabilità sono ben delineate. Basterà questa giustificazione alla Commissione Ue per accettare la “truffa di sistema”? Tra gli addetti ai lavori c’è un forte scetticismo. Di qui la ricostruzione di un incidente “volontario”, studiato a tavolino. Ma la decisione di aprire una procedura Ue non fa di per sé scattare il congelamento dei pagamenti, che sarebbe semmai una decisione politica. E un parlamentare di lungo corso ricorda il caso delle quote latte, quando anche a fronte della procedura Ue l’Italia continuò a pagare per poi ricevere serenamente la sanzione.
LA NUOVA NORMA
La nuova norma prevede come annunciato rimborsi fino al 95% per le obbligazioni e del 30% per le azioni, fino a una soglia di 100 mila euro. La base di calcolo sarà il prezzo di acquisto dei titoli e non, come richiesto da alcune associazioni, l’ultimo prezzo. Per soddisfare l’intera platea serviranno 580 milioni per Vicenza, 430 per Veneto Banca, 350 per le 4 banche. Più altri 100 milioni per risarcire gli obbligazionisti prima esclusi (come quelli che avevano comprato sul secondario o da altre banche). Mentre 30 milioni saranno a carico del Fondo di tutela dei depositi, che dovrà far arrivare al 95% chi è stato già risarcito all’80% con il rimborso forfettario. Al Mef spetterà l’onere di incrociare le richieste con i dati disponibili sui rimborsi già effettuati dal Fidt e dalle banche in liquidazione. Se i numeri sono corretti, del miliardo e mezzo per tre anni di dotazione resteranno qualche centinaio di milioni di euro, che potranno essere utilizzati per aumentare i rimborsi per gli azionisti. Esclusi dai rimborsi amministratori, parenti, società di capitali e operatori specializzati, ma non le piccole Srl secondo la definizione Ue.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
