Gioco
Pensioni, tagli e stop alle rivalutazioni Istat. Sopra 1.521 euro lordi assegni più leggeri
Il contributo di solidarietà colpisce duro sopra i 5000 euro mentre la parziale indicizzazione si fa sentire sopra i 2000. Mazzata pensioni d’oro
LIVORNO. Non sarà più la pensione di una volta. Le sforbiciate e i tagli sono nel maxiemendamento. Con il via libera della Commissione europea alla manovra economica le novità saranno in vigore dal 1° gennaio 2019. Le sforbiciate riguardano le indicizzazioni all'aumento dei prezzi, secondo i tassi di inflazione previsti dall'Istat. Le cifre sono minime, ma comunque l'assegno pensionistico aumenterà meno del previsto. I tagli, più sostanziali visti gli importi su cui sono calcolati, riguardano un secondo capitolo, quello delle cosidette “pensioni d'oro”, a partire da 100.000 euro l'anno, e si traducono in un “contributo di solidarietà” che scatterà per i prossimi cinque anni: nel 2019 i contribuenti interessati sono poco più di 24.000, per un tesoretto stimato di 76 milioni di euro (80 milioni nel 2020, 83 milioni nel 2021, 90 milioni nel 2022 e 2023). L’obiettivo è quello di colpire quei pensionati che ricevono una pensione elevata che non corrisponde effettivamente ai contributi da loro versati durante la carriera lavorativa.
STOP INDICIZZAZIONE
Nel 2019 la rivalutazione Istat è del 1,1% sull'assegno mensile. L'indicizzazione completa viene assicurata solo per i trattamenti fino a 1.521 euro al mese, ovvero fino a tre volte il minimo pensionistico Inps di 507,42 euro. Per le pensioni di importo superiore, sono previste sei fasce di tagli: l'adeguamento all'inflazione sarà pari al 97% dell’indice (quindi non del 100%) per gli assegni tra 1.522 e 2.029 euro (taglio del 3%), poi del 77% tra 2.030 euro e 2.537 euro (taglio del 23%), del 52% tra 2538 euro e 3042 euro (taglio del 48%), del 47% tra 3.043 euro e 4059 euro (taglio del 53%), del 45% tra 4060 euro e 4566 euro (taglio del 55%) e del 40% per gli assegni superiori a 4.566 euro (taglio del 60%).
PENSIONI MENO D'ORO
Oltre al parziale blocco dell'indicizzazione al costo della vita, su cui verrà trattenuto il 60% dell'importo, le pensioni da 100.000 euro lordi l'anno subiranno una decurtazione proporzionale all'assegno percepito. Più alto sarà l'importo, più consistente sarà il taglio. In questo caso le fasce di tagli sono in tutto cinque: per la parte di assegno tra 100.000 e 130.000 euro lordi l'anno il taglio sarà del 15%, da 130.000 a 200.000 del 20%, decurtazione del 25% tra 200.000 e 350.000 euro, del 30% tra 350.000 e 500.000 euro, per la parte di assegno oltre i 500.000 euro lordi all'anno il taglio previsto è del 40%. Inoltre, se si è stati “pensionati d’oro” per molti anni senza aver versato i contributi che giustificano l'importo della pensione, il Governo pretenderà anche le cifre arretrate che l’Inps non doveva erogare. La misura s’inserisce nell’ambito della decurtazione dei vitalizi degli ex deputati, che vedranno i loro assegni ricalcolati in base al metodo contributivo.
LE PENSIONI ESONERATE
Per quanto riguarda l'indicizzazione all'aumento dei prezzi, la rivalutazione del 1,1% per il 2019 sarà piena per tutti i trattamenti pensionistici fino a 1.521 euro al mese. In riferimento alle pensioni elevate, i tagli previsti dalla Legge di bilancio non toccheranno i trattamenti interamente liquidati con il sistema contributivo, gli assegni di invalidità e gli assegni destinati ai superstiti e alle vittime del terrorismo. In più, la decurtazione non riguarderà gli iscritti alle casse privatizzate dei liberi professionisti (come avvocati, commercialisti, giornalisti).
GLI IMPORTI
Nella tabella linkata in alto alcuni esempi di come cambierà l'assegno pensionistico dal 1° gennaio 2019. Come si vede, i tagli varieranno (nella percentuale di adeguamento) sulla base del volume dell’assegno pensionistico. Si va dai pochi euro sulla rivalutazione calcolata per una pensione di 1.700 euro mensili (taglio del 3% ovvero 0,561 centesimi di euro) ai poco più di 5 euro (taglio del 23 per cento) su una pensione di 2.100 euro, fino agli oltre 30 euro (taglio del 60%) su una pensione di 5.100 euro mensili. Diverso il discorso (e le cifre) sugli assegni elevati: una decurtazione di 15.000 euro all'anno per le pensioni di 100.000 euro (taglio del 15 per cento), 75.000 euro in meno sulle pensioni di 300.000 euro (taglio del 25 per cento), ben 240.000 euro su una pensione di 600.000 euro lordi all'anno (taglio del 40%).
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