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Inferno Monte Serra

Il presunto piromane del Serra resta in carcere

Sabrina Chiellini
Il presunto piromane del Serra resta in carcere

Franceschi ha ammesso di avere usato un accendino ma nega di essere l’incendiario di Calci. Per il gip ci sono gli elementi per una responsabilità dolosa del rogo che ha devastato il Monte Pisano

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PISA. «Sì, avevo un accendino e ho bruciato dei fili di tessuto di una cucitura della tuta. Ma non sono io ad avere dato fuoco al monte». Giacomo Franceschi, 37 anni, volontario dell’antincendio boschivo e della protezione civile di Calci accusato dalla Procura di Pisa di essere il piromane del Monte Serra, viene più volte chiamato a precisare questa circostanza durante l’interrogatorio al termine del quale viene sottoposto al fermo con l’accusa di incendio boschivo e disastro ambientale. E più volte gli viene chiesto di ricostruire cosa ha fatto la sera del 24 settembre, quando si scatena il rogo che distrugge 1500 ettari di territorio. Versione che giovedì 20 il volontario non ripete durante l’udienza di convalida del fermo che si svolge in carcere davanti al Gip del tribunale di Pisa, Donato D’Auria.

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Franceschi, infatti, si avvale della facoltà di non rispondere e resta in carcere dopo che il giudice si riserva di decidere in merito al fermo e all’eventuale misura di custodia cautelare in carcere, chiesta dalla Procura. Decisione arrivata nella mattina di venerdì 21 e che accoglie la richiesta della Procura. Dunque il presunto piromane di Calci resta al Don Bosco in considerazione, come evidenziato nella misura adottata dal gip, della sua pericolosità alla luce della condotta ritenuta dolosa avuta la sera del 24 settembre scorso quando è partito l'incendio che ha bruciato 15900 ettari di boschi e ulivi.

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Nessuno, pur vivendoci in stretto contatto, ha sospetti su Franceschi, sempre presente anche dopo altri roghi, su cui gli inquirenti svolgono accertamenti. Nessuno è a conoscenza – così almeno sembra – della fragile personalità del volontario, degli attacchi di panico, dei vuoti di memoria che ora irrompono nella vicenda. Nei racconti che il volontario avrebbe fornito agli inquirenti con i quali si offre di collaborare, ci sarebbero molte contraddizioni e incongruenze. Il 37enne senza un lavoro stabile e con una grande passione per gli interventi contro gli incendi è tra i primi ad essere sospettato del disastro ambientale. I carabinieri forestali di Calci mettono gli occhi su una rosa di sospettati. C’è anche Franceschi in quell’elenco. Lui che la sera del 24 settembre è il primo a dare l’allarme ai colleghi del Gva “Paolo Logli” di Calci. Chiama il presidente dell’associazione, Federico Delle Sedie, alle 22 circa e gli dice di essere in paese.

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Vede le fiamme. I due si ritroveranno quando il rogo è fuori controllo a causa del vento. Il volontario è tra i primi a combattere contro il fuoco. E quando gli viene chiesto se era stato sul Monte Serra racconta di esserci andato a un orario diverso da quello in cui la cella avrebbe agganciato il suo cellulare. Ci sarebbe dunque un buco di due ore, oltre all’episodio dell’accendino usato sulla tuta o su un pezzo di carta, a non convincere. Le testimonianze e alcuni accertamenti tecnici sul cellulare di Franceschi, che verrebbe localizzato sulla strada del Monte Serra alle 22 circa, nello stesso orario in cui parte l’incendio, inducono la Procura il 18 dicembre a indagare Franceschi. Lui che la mattina di martedì aveva dato altre notizie sul maxi rogo.

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Gli indizi raccolti vengono ritenuti determinanti, la Procura lo convoca nella caserma del comando provinciale dei carabinieri e dopo un interrogatorio di tre ore – presenti il pm Flavia Alemi e il procuratore Alessandro Crini – scatta il fermo. Se troverà conferma che anche altre volte il volontario aveva richiamato l’attenzione della Forestale, si potrebbe pensare che la situazione gli sia sfuggita di mano. Lui racconta di essere salito sul Serra quella sera per andare a controllare se il vento aveva spezzato rami nell’area dove c’era stato un incendio dieci giorni prima. Una scena che, a suo dire, gli aveva causato un attacco di panico. Preso dall’agitazione, si era distratto, sistemando la cucitura della sua tuta da eroe dell’antincendio che aveva portato con sè.


 

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