Il Tirreno

Toscana

Così Collodi dà la parola agli animali Melampo, Medoro e Alidoro in compagnia di pescecani, civette, lumache e gatti

E qui sta l'originalità di Collodi: il suo genio ha fatto degli animali di Pinocchio un modo di rappresentare la natura che parte dalla tradizione antica e approda a un risultato nuovo, quello che vede gli animali non solo antropomorfi e simboli di vizi e virtù del tutto umane, ma anche e soprattutto fedeli alla loro natura animale.

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Quanti animali circondano Pinocchio Collodi ne rappresenta a decine: cani e gatti, volpi e lumache, tonni e pescecani, colombi, pappagalli, grilli, corvi e civette. Ma non sono tutti uguali, né fra loro né con gli altri personaggi umani e fantastici.

E qui sta l'originalità di Collodi: il suo genio ha fatto degli animali di Pinocchio un modo di rappresentare la natura che parte dalla tradizione antica e approda a un risultato nuovo, quello che vede gli animali non solo antropomorfi e simboli di vizi e virtù del tutto umane, ma anche e soprattutto fedeli alla loro natura animale. Se dunque troviamo, da un lato, il Gatto e la Volpe a rappresentare l'umanità malandrina e sfruttatrice, o il Corvo e la Civetta a simboleggiare i falsi sapienti tronfi e narcisi, dall'altro le bestie che Pinocchio incontra nel suo cammino rimangono animali, con la sola differenza che parlano.

Ed ecco il Colombo che lo porta sulle sue ali, la Lumaca che fa da cameriera alla fata, il Pescecane che lo ingoia insieme a Geppetto. Il rispetto della natura, che eleva i personaggi animali protagonisti del Pinocchio all'altezza del burattino, della Fata o di Geppetto, si rende evidente soprattutto quando appaiono i cani. I cani di Pinocchio sono tre, e soltanto uno, il defunto Melampo corrotto dalle faine, ha una connotazione più antropomorfa (e negativa).

Gli altri due restano cani a tutti gli effetti: e anche Melampo viene in fondo riscattato dall'identificazione di Pinocchio col cane. Come dire che la natura umana di un cane viene riscattata dalla natura «canina» assunta da un burattino in procinto di diventare umano. C'è di che riflettere: l'importanza delle figure animali in Collodi prende le distanze da una antica tradizione (pensiamo a Esopo, Fedro, La Fontaine) che dipingeva le bestie soltanto come simboli umani, secondo una visione antropocentrica che nel Pinocchio invece non esiste. In Collodi, animalista ante-litteram, ogni animale ha un suo punto di vista, e un suo comportamento in linea con la propria natura.

Se si eccettuano il Gatto e la Volpe, non c'è traccia del moralismo fiabesco che ha fatto, ad esempio, del lupo una creatura malvagia. I cani in particolare, dicevamo, hanno caratteristiche di originalità: tutti i loro nomi sono ripresi dalla letteratura classica.

Medoro è il fido can-barbone della Fata Turchina: seppur vestito in livrea, è un cane buono, fedele, intelligente: il suo nome viene dall'Orlando Furioso, dove Medoro è l'amico di Cloridano innamorato di Angelica ma lo stesso nome ha il cane eroico narrato da Heine che nel luglio francese del 1830 portava al suo padrone il fucile e le cartucce e quando il suo amico umano cadde ne vegliò la tomba giorno e notte, «immobile come una statua della fedeltà». Fu mantenuto poi a spese della Guardia Nazionale. Alidoro è cane più complesso: prima feroce inseguitore e poi amico di Pinocchio. Alidoro è il can mastino che i carabinieri gli aizzano dietro. Ma mentre cerca di fare il suo dovere (catturare il malvivente) Alidoro cade in acqua e rischia di affogare. Chiede aiuto a Pinocchio, che lo salva. I due diventeranno amici: e quando sarà Pinocchio a dover essere salvato (dalla padella nella quale il pescatore lo vuol friggere) Alidoro non esiterà a spiccare un balzo e strappare dalle mani del pescatore quel fagotto infarinato: «Tu salvasti me e quel che è fatto è reso: in questo mondo bisogna tutti aiutarsi l'un l'altro», dice il can mastino, che porta lo stesso nome del filosofo maestro di Don Ramiro nella Cenerentola di Rossini e di un protagonista dell'Amadigi di Torquato Tasso. Meno nobile la figura di Melampo, nonostante il nome sia quello del primo greco che ricevette il dono della profezia (ma anche il nome di uno dei cani di Atteone, il bel giovane che fu sbranato dai suoi stessi cani per aver osato guardare la dea Artemide nuda).

Il Melampo che Pinocchio deve sostituire, nell'aia del contadino, si accordava con le faine ladre. Ma ci penserà il cane-Pinocchio, che il contadino chiama ancora Melampo, a far catturare le furbe faine con il risultato di riguadagnare la libertà. Del resto, Melampo non era un cane fortunato come Medoro e nemmeno libero come Alidoro. Era un cane da guardia, il contadino lo teneva sempre legato alla catena. Meritava poi davvero tutta la fedeltà di cui un cane è capace?

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di Redazione web