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Toscana

Hiv, sieropositività infezione e contagio: cosa (non) sappiamo

di Maria Antonietta Schiavina
Hiv, sieropositività infezione e contagio: cosa (non) sappiamo

Sbagliato confondere, come spesso accade, il virus con la sindrome da immunodeficienza acquisita

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Aids e sieropositività: nonostante le informazioni sul tema non manchino, oggi c'è ancora molta confusione sul tema perché si tende a confondere queste due condizioni come se aver contratto il virus dell’Hiv equivalesse ad aver sviluppato la malattia. È necessario, dunque, fare un po' di chiarezza ribadendo il concetto di prevenzione che è l'unico modo attraverso cui ci si può proteggere da una delle malattie a trasmissione sessuale più pericolose e, purtroppo, ancora molto diffusa. Ecco una guida preparata con l'aiuto del dottor Massimo Antonio Di Pietro, direttore della struttura organizzativa complessa Malattie Infettive Pistoia- Prato Ausl Toscana Centro e la collaborazione del Ministero della Salute.
 

Cos'è l'Hiv?
È il virus dell'immunodeficienza umana, un virus che attacca e distrugge, in particolare, un tipo di globuli bianchi, i linfociti CD4, responsabili della risposta immunitaria dell’organismo. Il sistema immunitario viene in tal modo indebolito fino ad annullare la risposta contro altri virus, batteri, protozoi, funghi e tumori.

Cos'è invece l'Aids?
Stabilito che Hiv e Aids non sono la stessa cosa, quest'ultimo identifica uno stadio clinico avanzato dell'infezione da Hiv. È una sindrome che può manifestarsi nelle persone con Hiv anche dopo diversi anni dall’acquisizione dell’infezione, quando le cellule CD4 del sistema immunitario calano drasticamente e l’organismo perde la sua capacità di combattere anche le infezioni più banali.

Come è possibile evitare che Hiv si trasformi in Aids?
Assumendo le terapie antiretrovirali che si basano sulla somministrazione di farmaci in grado di sopprimere la riproduzione del virus. Questi farmaci, però, non sono curativi perché pur bloccando l'attività del virus non possono eliminarlo dall'organismo.

Quali sono le modalità di trasmissione dell’Hiv?
Il virus si può trasmettere solo attraverso sperma, secrezioni vaginali e latte materno. L'infezione avviene quando il virus, contenuto in uno di questi liquidi di una persona con Hiv, riesce ad entrare nel corpo di un altro, attraverso ferite della pelle o lesioni anche non visibili delle mucose.

Quali sono le vie di trasmissione?
Cambio di siringhe o condivisione di strumenti per l'uso di sostanze psicoattive; trasfusioni di sangue contaminato, rapporti sia etero che omosessuali non protetti dal profilattico; da madre a neonato durante la gravidanza, al momento del parto e, più raramente, attraverso l’allattamento al seno.

Le persone sieropositive in cura sono contagiose?
No. Se assumono regolarmente le medicine e se queste funzionano quando andiamo a ricercare il virus nel sangue non lo rileviamo. Numerosi studi dimostrano che in queste condizioni un sieropositivo non infetta il proprio partner anche se ha rapporti completi.

È vero che ci sono dei farmaci che prevengono prima del rapporto o dopo il rapporto a rischio?
Sì. È la profilassi post esposizione, l’uso per 4 settimane delle stesse medicine che assumono i sieropositivi e che viene chiamata Pep. Utilizzata con successo da molti anni inizialmente era rivolta agli operatori sanitari che assistevano malati di Aids e oggi può essere utilizzata dopo rapporti sessuali ad alto rischio.

Si tratta di una profilassi efficace? E quando si deve cominciare?
I farmaci devono essere assunti precocemente e comunque entro 48 ore dal contatto. La profilassi in ogni caso è alta ma non assoluta. Mentre è sempre consigliabile l'uso del preservativo che previene anche il contagio da altre malattie trasmissibili sessualmente.

Una persona con Hiv in cura può fare una vita normale?
Certo. Può avere una famiglia, figli, affrontare i problemi di tutti e, se la pensiamo come malata, dobbiamo tener conto che le sue malattie sono le stesse di chi non è Hiv positivo: tumori, malattie cardiache, diabete eccetera.

Ma quando l'Aids è conclamato che possibilità ci sono di guarigione?
Molte. Nel 2017 in Italia sono diagnosticati 690 casi, il numero più basso dagli anni ’80. Oggi riusciamo a curare la maggior parte delle gravi malattie infettive e dei tumori con i quali si manifesta l’Aids conclamato, superate le quali i farmaci anti Hiv possono bloccare i virus e permettere una buona ripresa delle forze e delle capacità. Ma il problema per oltre il 70% dei malati è stato che nel momento in cui lo hanno scoperto, di fatto non hanno utilizzato le medicine che avrebbero impedito loro di arrivare a quello stadio.

Come si manifestano i primi sintomi del contagio?
Nella maggior parte dei casi purtroppo non c'è alcun sintomo. A volte compare una forma influenzale, magari di lenta guarigione, con un rush cutaneo. Pochi giorni e i sintomi spariscono. Ma la persona può rimanere a lungo, anche anni, senza che nulla lasci trapelare il problema. Per questo è importante fare il test che è un normale prelievo di sangue, gratuito e anonimo e non ha bisogno della richiesta del medico. —
 

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