Gioco
Niente Napoli, la Normale resta solo a Pisa
Salta l’apertura della sede al sud. Esultano la Lega e il sindaco Conti: «La scuola è lì da 200 anni e ci resterà per altrettanti»
PISA. «Non si fa più». Al telefono da Roma, in vivavoce con il sindaco Michele Conti, la soddisfazione di Edoardo Ziello, deputato della Lega, è evidente. Alle loro spalle la sede del ministero dell’Istruzione e della Ricerca, è finito da poco il summit sul progetto di sdoppiamento della Scuola Normale a Napoli. Risultato? Cancellato. Il governo interverrà con un contro-emendamento rispetto a quanto scritto in Commissione Bilancio alla Camera. Non salta però l’istituzione di una scuola d’eccellenza a Napoli e nemmeno il finanziamento promesso di 50 milioni per tre anni: la regia dell’operazione sarà affidata direttamente all’Università Federico II (nella prima versione avrebbero solo messo a disposizione le sue strutture) senza più l’intermediazione della Scuola Normale di Pisa, che dunque non espanderà il suo brand.
Il nome? Scuola Superiore Meridionale, senza Normale. Che in qualche modo ci sarà comunque. «Al piano strategico di formazione collaborerà, oltre al Miur e all’Università Federico II, la Federazione delle Scuole Superiori (Sant’Anna, Normale e Pavia)», spiega il ministro Bussetti in una nota.
Al tavolo, oltre a Conti e Ziello, erano seduti i più stretti collaboratori del ministro (impegnato in una riunione del consiglio dei ministri), il direttore della Normale Vincenzo Barone e il rettore della Federico II Gaetano Manfredi. «No alla clonazione di identità, la Normale è unica, ne abbiamo difeso l’identità impedendo che venisse portata da un’altra parte dell’Italia grazie alla sensibilità del ministro della Lega, Marco Bussetti, e al nostro coraggio», esulta Ziello. Il sindaco riassume il concetto presentato al ministero: «Da oltre 200 anni la Normale è lì a Pisa, sarebbe stravagante una sua nuova dislocazione altrove. Questa città ha perso l’industria, il distretto militare, ha problemi con l’aeroporto, non potete prendervi un pezzetto di Normale. La scuola resta lì per altri 208 anni».
Si racconta di qualche passaggio del confronto assai acceso. Soprattutto quando Ziello ha fatto presente «che la Normale in tutte le comunicazioni che fa deve essere denominata Scuola Normale Superiore di Pisa e non solo Scuola Normale Superiore come spesso avviene». Sembra che Barone abbia accettato il rilievo.
Il direttore della Normale esce sconfitto da questo incontro: la diffusione del brand della sua Scuola sul territorio nazionale è un pilastro del programma con cui è stato eletto. Peraltro nei giorni aveva detto: «Se salta tutto, mi dimetto il giorno dopo». Ieri Barone ha preferito non commentare, resta il dubbio sulle sue eventuali dimissioni. Anche se, per la precisione, le sue frasi erano state: «O salta tutto e questa per me è la soluzione migliore, perché mi dimetto il giorno dopo da direttore della Scuola e torno a fare quello che mi piace di più. Oppure la cosa si farà, ma non sotto l’egida della Normale e sarà comunque istituita una scuola, chiamatela se vi piace Paperino, a Napoli: sarà l’ennesima scuola fatta localmente ed in competizione oggettiva con la Normale senza neanche averne i crismi». La strada è la seconda, quella di “Paperino”, e forse Barone ha una via d’uscita rispetto alla questione dimissioni, ma ora deve affrontare anche il fuoco interno.
La conferenza degli studenti della Scuola ha annunciato una mozione di sfiducia nei confronti del direttore da presentare in occasione della prossima seduta del Senato Accademico (non ancora convocata). L’iter non è semplicissimo: per andare avanti la mozione dovrà essere sostenuta dai due terzi dei componenti e, una volta raggiunto il quorum, verrà convocato l’intero corpo elettorale della Scuola per votare ancora. —
Francesco Loi
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