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Morti di Astori, la procura: "Anomalie trascurate, poteva essere salvato"
Uno dei medici indagati è il pratese Giorgio Galanti. La superperizia: "Le aritmie potevano indurre a fare ulteriori approfondimenti"
FIRENZE. Il capitano della Fiorentina Davide Astori poteva essere salvato. E' la convinzione che sta maturando in procura a Firenze, visti gli esiti della superperizia di cui era stato incaricato il massimo esperto in Italia di morte improvvisa per malattie cardiache, il professor Domenico Corrado dell'Università di Padova. L'attesa svolta nelle indagini, coordinate dal pm Nastasi, è arrivata.
L'AVVISO AL PROF GALANTI
Due medici sono stati raggiunti da avviso di garanzia e sono accusati di omicidio colposo per la morte del difensore viola. Si tratta del professor Giorgio Galanti, pratese, ex direttore del centro per la medicina dello sport dell'ospedale fiorentino di Careggi, e di un professionista di una struttura analoga a Cagliari, dove Astori ha giocato dal 2008 al 2014. Ospedali pubblici, esterni alle società calcistiche, incaricati di certificare l'idoneità sportiva degli atleti. Idoneità che nel caso di Astori sarebbe stata concessa quantomeno con una certa leggerezza. Davide, è stato accertato dall'autopsia, morì per una cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro.
"ANOMALIE TRASCURATE"
Negli elettrocardiogrammi effettuati sotto sforzo c'erano delle anomalie, che avrebbero dovuto indurre i medici a fare accertamenti più approfonditi: «Le indagini fatte su Davide Astori erano insufficienti per trovare la malattia che poi ha causato la sua morte, una patologia silente non facile da individuare - afferma il professor Corrado -, io non dico che erano sbagliate, posso solo dire che i due episodi di aritmie registrate in passato potevano indurre a fare ulteriori approfondimenti, come previsto dalle linee guida». I segnali di allarme insomma ci furono: spie non della malattia specifica, ma campanelli di allarme che qualcosa non andava nel cuore del calciatore. Ma nessuno dei sanitari agì di conseguenza, disattendendo di fatto i protocolli cardiologici per il giudizio di idoneità sportiva. Il capitano viola avrebbe dovuto essere sottoposto a esami più approfonditi, ma nessuno lo fece. Qualcosa nel cuore del calciatore non funzionava come avrebbe dovuto.
GLI ESAMI DI CAREGGI
In particolare, segnali di allarme sarebbero evidenziati nei referti degli esami eseguiti a Careggi nel 2016 e l'anno successivo. Nel referto dell'elettrocardiogramma del 2017 sarebbe emersa un'extrasistolia a due morfologie, indizio che la centralina elettrica che regola gli impulsi del cuore non funzionava a dovere. Nonostante questo, invece che essere avviato a ulteriori accertamenti, il capitano viola fu dichiarato idoneo. Resta il fatto che, anche nel caso di esami adeguati, la cardiomiopatia aritmogena resta una patologia subdola e difficilmente diagnosticabile, tanto che a volte può non essere rilevata persino in sede di autopsia.
Forse dunque Astori non si sarebbe salvato comunque, ma non fu sottoposto agli esami di approfondimento indicati nel caso delle anomalie riscontrare nel suo elettrocardiogramma sotto sforzo. «Io non dico che è stato sbagliato non fare ulteriori indagini perché questo dovranno dirlo i giudici - afferma il superconsulente della procura Domenico Corrado -, dico solo che per gli sportivi ci sono delle linee guida che sono state stabilite da numerosi esperti». Protocolli di azione in caso di sospetti, che però con Astori sarebbero stati disattesi.
SILENZIO DELLA SOCIETA'
Intanto, la società viola sceglie di attendere in silenzio il corso dell'inchiesta: «Il Club viola, da sempre vicino alla famiglia di Davide - afferma il presidente dei Acf Fiorentina Mario Cicognini, ritiene doveroso mantenere un rigoroso silenzio nel rispetto del ricordo del nostro capitano e dei suoi cari, in attesa di ulteriori sviluppi delle indagini».
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