Il Tirreno

Toscana

Tragedia di Ancona, figli nostri abbandonati alla cattiveria

Luigi Vicinanza
Tragedia di Ancona, figli nostri abbandonati alla cattiveria

Ci sono responsabilità da accertare: di chi ha commesso il crimine sfociato in una strage e di chi non ha sorvegliato sulla sicurezza interna della discoteca

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Figli nostri. Inghiottiti nella notte destinata al divertimento. Adolescenti in fiore, tra i 14 e i 16 anni appena. E una giovane mamma, 39 anni, convinta come tutte le mamme che la sola sua presenza avrebbe preservato dal pericolo i suoi cuccioli. Il concerto del trapper Sfera Ebbasta è di quelli che ti fanno sentire grandi. Smetti di essere un bimbo, entri nel mondo degli altri.

A Corinaldo, provincia di Ancona, ancora una volta quel mondo dei grandi ha tradito i sogni di gioventù. Nella discoteca marchigiana sono state fatte entrare quasi il doppio delle persone consentite. Avidità di guadagno e noncuranza delle norme di sicurezza. Come avviene in quasi tutti i locali del genere in ogni parte d’Italia. Un abuso tollerato o per lo meno contrastato con scarsa perseveranza; una devianza, quella del sovraffollamento delle discoteche, considerata fisiologica rispetto al “ben altro” diffuso nei locali notturni.

Esplode la tragedia, come l’altra notte nelle Marche, e l’ipocrisia quotidiana deve fare i conti con una realtà inaccettabile. Non si può morire così. Nell’amara semplicità della frase pronunciata dal presidente Mattarella ci si ritrova una nazione intera. Nella discoteca di Corinaldo, dicono gli inquirenti, qualcuno ha spruzzato spray urticante. Per distrarre e derubare dello smartphone e di qualche oggetto di valore i giovanissimi in festa. La stessa tecnica cinica e criminale messa in atto da una banda di giovani magrebini in piazza San Carlo a Torino il 3 giugno di un anno fa, durante la finale di Champions Juve-Real. Scene di panico, fuggi fuggi, folla che calpesta altra folla. A Corinaldo quegli stessi smartphone che il rapinatore o i rapinatori avrebbero voluto saccheggiare hanno testimoniato l’attimo fatale.

La perdita prematura dei figli diventa per i genitori una condanna a vita al dolore e al senso di colpa. Da consumare in una dimensione del tutto privata. Ma stavolta è diverso. Ci sono responsabilità da accertare. Di chi ha commesso il crimine sfociato in una strage e di chi non ha sorvegliato sulla sicurezza interna della discoteca. Nelle stesse ore in cui centinaia di adolescenti hanno sperimentato sulla loro pelle l’esistenza del male, un istituto di ricerca ha diffuso il suo 52° rapporto sulla situazione sociale in Italia: il Censis fotografa un Paese incattivito. È uno stato d’animo pre-politico. Fuori luogo fare polemiche nel momento del lutto collettivo. Ansiosi e cattivi, siamo noi oggi. A Corinaldo i figli nostri ne sono le prime vittime. Buona domenica, se possibile.

 

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