Toscana
«Non abbiamo mai rinunciato al consiglio di amministrazione»
Lucia Aleotti, volto (e cuore) dell’azienda incontra subito i dipendenti Nel corridoio, una scritta di benvenuto: «5 dicembre 2018: Evviva»
l’intervista
È appena uscita da un incontro con i dipendenti. Che l’hanno stupita. Nella sede di Campo di Marte, a Firenze, qualcuno in un corridoio dell’azienda ha scritto una frase, come una di quelle che un tifoso potrebbe tracciare sul muro dello stadio o un writer in un sottopasso per rivendicare giustizia. «Hanno scritto “5 dicembre 2018. Evviva”. Mi hanno commossa», racconta con la voce rotta Lucia Aleotti, volto e di fatto diventata la guida del Gruppo Menarini dopo la morte del padre Alberto, quattro anni fa, a poche ore dalla sentenza con cui la Corte d’appello ha assolto lei e il fratello Giovanni Alberto.
Dottoressa, l’assoluzione vi ha sorpreso?
«È una bella giornata, in cui sono successe molte cose belle. Preferisco non pensare più ai 9 anni trascorsi, anche se in questo tempo abbiamo ricevuto moltissime manifestazioni di affetto e amicizia, e c’è sempre stato chi diceva “Tieni duro”. Oggi abbiamo visto piangere amici, dipendenti, fornitori...».
Sente di aver subito un’ingiustizia?
«Guardi, siamo così contenti che non voglio pensare a questo adesso».
Lo Stato dovrà restituirvi molti soldi. Ha già pensato a come utilizzarli? Li darete in beneficenza, li investirà sull’azienda?
«Come insegna il Vangelo, certe cose si fanno e non si dicono. E gli investimenti per l’azienda sono una realtà e non sono mai mancati, è quello che abbiamo continuato a fare anche in questi anni, con le acquisizioni in Asia, gli investimenti in tecnologia, in Colombia, Perù, Egitto. Da questo punto di vista credo che la storia parli per noi».
Sono stati anni duri, questa è una rivincita?
«La soddisfazione più grande adesso è vedere la gioia nelle persone che lavorano per noi e che per anni sono state costrette a subire piccole umiliazioni da chi le guardava dall’alto in basso».
Questo è un segnale importante anche per la vostra famiglia. Gli Aleotti non dovranno più abbandonare gli organi societari.
«Non abbiamo mai rinunciato a far parte del consiglio di amministrazione e non lo avremmo fatto. Ma nel corso del tempo ci siamo resi conto che il mondo stava cambiando, la farmaceutica si evolveva. Siamo rimasti fedeli alla nostra filosofia. Abbiamo visto che c’era qualcuno che aveva più know how, più conoscenze di noi, e gli è stata affidata la guida del gruppo. Ma io e mio fratello siamo nel cda e continueremo a lavorare per l’azienda».
M.N.
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