Italia
Condannati gli equipaggi del rally di Lucca Non aiutarono i piloti morti carbonizzati
Nessun soccorso ai due rallysti di Massa e di Seravezza che uscirono di strada per un muro crollato e non segnalato sul percorso
Piangono le mamme dei due piloti morti per asfissia e poi divorati dalle fiamme della loro Peugeot 2007 Super in gara alla quarantasettesima edizione del Rally Città di Lucca. Lacrime liberatorie unite a un abbraccio che vale più di mille parole: quello rivolto al pubblico ministero Elena Leone, anche lei visibilmente commossa. Lei è il magistrato capace con la sua inchiesta scrupolosa e certosina di mettere a nudo le anomalie e le omissioni di un inefficace sistema di sicurezza che non ha saputo tutelare la vita di due giovani sportivi. Perché dopo 6 anni, 4 mesi e 18 giorni da quella tragica notte del 22 luglio 2012 in cui perse la vita l’equipaggio composto da Valerio Catelani, 38 anni, di Massa e Daniela Bertoneri, 35 anni, di Seravezza arriva una sentenza di condanna per tutti gli 11 imputati.
riduzione del rischio
non garantita
Al di là delle pene richieste dalla procura (tutte riviste al ribasso), l’impianto accusatorio regge all’urto di un lungo e complesso dibattimento. Decine di udienze con perizie, contro perizie, filmati, dati tecnici, testimonianze non riescono a scalfire il cuore dell’indagine, la prima in Italia sui morti in un rally: la sicurezza nelle competizioni sportive. Senza garanzie frutto di regole precise, certe gare agonistiche non debbono svolgersi.
Per il giudice in quell’edizione numero 47 del rally Città di Lucca non fu garantita la riduzione del rischio di eventi dannosi. E per questo ha condannato gli imputati a una pena complessiva di 11 anni e 4 mesi e al pagamento in solido alle parti civili (i parenti delle vittime) di una provvisionale immediatamente esecutiva di 300mila euro assieme con il responsabile civile: la Scuderia Balestrero, organizzatrice della corsa.
OmiSSIONE DI SOCCORSO
Il giudice ha ritenuto più grave il comportamento omissivo degli equipaggi che seguivano la vettura della coppia di piloti in corsa. Perché, stando alle contestazioni dell’accusa, Valerio e Daniela potevano salvarsi. Morirono per asfissia dal fumo tossico sprigionatosi nell’abitacolo della Peugeot 207 Super, due minuti e mezzo dopo l’uscita di strada del bolide. I due rallisti potevano salvarsi se fossero stati subito soccorsi da tre macchine che seguivano la vettura. I piloti videro le fiamme e il fumo uscire dalla macchina da corsa dei loro sfortunati colleghi, ma non si fermarono. Il pm aveva chiesto un anno e otto mesi di reclusione. Il giudice ha condannato per omissione di soccorso a 14 mesi di reclusione, con la sospensione condizionale della pena, l’equipaggio composto dal pilota Giuseppe Iacomini di Lerici e dal navigatore Davide Cozzani di La Spezia, il pilota Iacopo Giannecchini di Massarosa e il navigatore Davide Castiglioni di Porcari.
OMICIDIO COLPOSO
Per gli inquirenti - le indagini furono svolte dalla polizia stradale sotto la direzione della procura - anche il responsabile della sicurezza e i conducenti delle macchine apripista indicate con i numeri 0, 00 e 000 furono direttamente coinvolti nell’evento tragico e luttuoso. Perché nel corso del loro giro di ricognizione, precedente la maledetta quarta prova speciale Vinchiana-S. Ilario di Brancoli, omisero di segnalare l’abbattimento di un muretto di contenimento in cemento a presidio della curva da cui uscì di strada la macchina del tandem Catelani-Bertoneri. Pilota e navigatore non furono informati della modifica dello stato dei luoghi. Così, quando impostarono la curva sbagliarono la manovra che causò l’uscita di strada e l’incendio fatale. Nei loro confronti l’accusa aveva chiesto una condanna per omicidio colposo a 16 mesi di reclusione che il giudice ha ridotto a un anno con i benefici di legge. Si tratta degli equipaggi apriprista composti dai piloti lucchesi Luca Gelli, tra l’altro presidente della sezione di Lucca dell’Automobile Club Italia (Aci), Massimo Simi e Gianluca Simonetti, dal pilota di Capannori Luca Ciucci e da Bruno Togni, nato a Pontedera e residente ad Altopascio e Danilo Meazzini di Arezzo.
RESPONSABILE SICUREZZA
Il pm aveva chiesto la pena più alta - 2 anni e mezzo per omicidio colposo - al responsabile della sicurezza: Mauro Scarpellini, 55 anni, di Vorno. Per l’accusa aveva dato l’okay al piano della sicurezza e doveva aver contezza della collocazione dei commissari di gara lungo il tracciato, della collocazione dei mezzi antincendio e del personale sanitario. Ma il giudice ha posto l’imputato alla stregua degli altri accusati di omicidio colposo condannandolo a 12 mesi di reclusione con la pena sospesa. —
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