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Sicurezza ferroviaria, la Carta europea nasce dalla strage di Viareggio

Donatella Francesconi
Sicurezza ferroviaria, la Carta europea nasce dalla strage di Viareggio

Firenze, oggi firma del documento con Rfi e Trenitalia «Non bastano i controlli, decisiva la gestione dei rischi»

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Un documento, ma anche uno strumento - la Dichiarazione sulla cultura europea della sicurezza ferroviaria - che «è la sintesi di tutto», per dirla con le parole del direttore dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie, Marco D’Onofrio. Un “tutto” che nasce - D’Onofrio lo conferma rispondendo alle domande del Tirreno - «anche dal disastro ferroviario di Viareggio». Disastro ferroviario di quasi dieci anni fa, 32 vittime ed una sentenza di primo grado che ha condannato gli allora vertici di Ferrovie, ricordato - ieri a Firenze nella conferenza “Cultura della sicurezza-modelli ed esperienze ferroviarie a confronto” - sia da D’Onofrio che da Armando Nanei, direttore della Polfer italiana, nel 2009 in servizio proprio alla Questura di Lucca.

Di fronte ad una platea di esperti, nel primo giorno dei lavori che oggi vedranno la firma della Dichiarazione da parte di una trentina di imprese ferroviarie tra regionali e private del trasporto merci (Rfi e Trenitalia l’hanno già siglata, informa Ansf), D’Onofrio ha ricordato, di fronte ai rappresentanti dei familiari delle vittime della strage di Viareggio: «Oggi qui loro ci devono ricordare che quando qualcosa va male accadono fatti che dovremmo essere in grado di evitare». Nanei ha ricordato come dal lavoro della Polfer per la Procura di Lucca (presente ieri anche Angelo Laurino, che alle indagini ha lavorato a lungo, ndr) sul disastro di dieci anni fa sia nato il Nucleo operativo incidenti ferroviari, guidato da Marco Napoli: «Il Noif è nato dall'esperienza di Viareggio che è stata per noi esperienza madre», ha sottolineato il direttore della Polfer salutando «gli amici di Viareggio».

È in questo quadro - continua D’Onofrio - che la Dichiarazione europea - «esprime concetti molto alti. Così che dall’amministratore delegato fino all’ultimo operatore in linea, chiunque avvisti qualcosa che non va sappia cosa fare e non abbia paura di comunicare». Un’affermazione che rimanda automaticamente a quelle “zeppe” trovate sui binari di Pioltello, a supportare giunti rotti, elemento ricorrente che emerge con forza nel lavoro degli inquirenti a quasi un anno di distanza dall’incidente che sui binari della Lombardia si portò via tre vite e provocò 48 feriti.

Tra i concetti alti cui fa riferimento il direttore di Ansf contenuti nella Dichiarazione sulla cultura europea della sicurezza ferroviaria il principio per cui «in caso di conflitto tra diversi obiettivi aziendali la sicurezza non deve essere compromessa». Ed ancora: «La buona gestione della sicurezza è sempre basata sulle gestione dei rischi». Concetto che rimanda alla sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Lucca per il disastro ferroviario di Viareggio. Là dove agli amministratori delegati condannati viene imputato il fatto che «non poteva e non doveva sfuggire l’assenza di adeguata analisi e valutazione dei rischi connessi alla circolazione di convogli trasportanti merce pericolosa sull’intera rete nazionale».

Trasporti di merce pericolosa che - ha sottolineato Nanei fornendo il dato più recente - «sono stati sanzionati dalla Polfer per 250.000 euro» grazie al lavoro «della task force Polfer con il ministero dei trasporti».

Presente alla due giorni di lavori che si tengono a Firenze anche l’Agenzia europea per la sicurezza ferroviaria (Era) che la Dichiarazione ha voluto e che all’indomani del disastro ferroviario di Viareggio creò un’apposita task force. «Continueremo a cercare di rendere il sistema ferroviario sempre più sicuro», è stato l’impegno dei rappresentanti di Era, ieri, di fronte ai familiari delle vittime della strage di Viareggio. —



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