Il Tirreno

Toscana

Il ladro ucciso dal gommista nell'aretino era un ricercato latitante

Il capannone dove  Fredy Pacini (a sinistra) ha sparato a Vitalie Mircea (a destra) da una delle finestre in alto
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Il capannone dove Fredy Pacini (a sinistra) ha sparato a Vitalie Mircea (a destra) da una delle finestre in alto

La vittima usava un passaporto con il cognome della moglie anche per sfuggire ai controlli. Aveva numerosi precedenti per furto, la Procura di Milano lo cercava per un ordine di carcerazione. Intanto Pacini ha scelto di non rispondere al pm "in attesa dei risultati dell'autopsia"

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MONTE SAN SAVINO (AR). Fredy Pacini, l'imprenditore che ha sparato a un ladro uccidendolo dopo che questi era entrato di notte nella sua ditta a Monte San Savino, si è avvalso della facoltà di non rispondere in occasione dell'interrogatorio questo pomeriggio, venerdì 30 novembre, davanti al pm Andrea Claudiani. Lo hanno riferito i suoi legali all'uscita dal Palazzo di giustizia di Arezzo spiegando che aspetteranno la relazione sul'autopsia, attesa tra 60 giorni, e che hanno chiesto al pm di effettuare un sopralluogo alla ditta di Pacini.

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IL COLPO DI SCENA

Intanto c'è un colpo di scena per quanto riguarda la vittima. I carabinieri di Arezzo, nei loro accertamenti, hanno  chiarito la sua identità. Il 29enne moldavo non si chiamava Vitalie Tonjoc, ma Vitalie Mircea. Il passaporto usato per rientrare in Italia il settembre scorso riporta infatti accanto al suo nome il cognome della moglie, cosa che in Moldavia è possibile fare, ma che gli consentiva anche di non essere identificato in caso di eventuali controlli dalle forze dell'ordine italiane. E' emerso quindi che Vitalie Mircea aveva alle spalle numerosi precedenti per furti in Italia e su di lui gravava un ordine di carcerazione della procura di Milano che ne faceva, di fatto, un latitante.

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PACINI NON RISPONDE AL PM

"Fredy Pacini si è avvalso della facoltà di non rispondere non perché non vuole rispondere al pubblico ministero ma perché vuole aspettare che il medico legale depositi la relazione sull'autopsia per cui ha preso 60 giorni", hanno spiegato gli avvocati Giacomo Chiuchini e Alessandra Cheli aggiungendo: "abbiamo ritenuto opportuno che fosse prematuro rilasciare dichiarazioni, soprattutto al pubblico ministero, in questo momento". Non se lo  aspettava nessuno, tutti credevano che avrebbe ricostruito cosa  accaduto nella sua ditta la notte del 28 novembre.

"Abbiamo deciso - hanno spiegato ancora - di attendere questi 60 giorni e vedere le risultanze medico legali dell'autopsia in maniera più certa e accurata", "inoltre c'è bisogno di un nuovo sopralluogo, posto che ci sono delle dinamiche da comprendere meglio sulle traiettorie. Con queste risultanze, c'è necessità di prendere i nostri tempi".

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A una domanda se sospettino una deviazione, un rimbalzo del proiettile, i difensori di Pacini hanno risposto, senza sbilanciarsi "perché c'è il segreto istruttorio", dicendo che sulla traiettoria "ci sono tre ipotesi alternative". Sulla possibilità di una perizia balistica nel caso che l'autopsia non dia risposte esaustive sui due spari che hanno colpito il moldavo, i difensori di Pacini hanno detto che "potrebbe disporla il consulente" della procura ma "non sappiamo se avrà intenzione di farla. Se la farà ce ne avvarremo, se non la farà probabilmente sarà nostro interesse nominare un nostro consulente tecnico del caso" per effettuarla.

"Pacini - hanno concluso gli avvocati - è fortemente provato e non è sua intenzione da qui a 60 giorni rilasciare dichiarazioni in merito alla condotta che ha tenuto. Verranno fatte dichiarazioni solo davanti al pubblico ministero, con cui ci siamo concordati, con la consulenza medica in mano e il sopralluogo che dovrà essere fatto nei prossimi giorni".

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I DUBBI SULL'AUTOPSIA

Ma l'altra ragione della rinuncia a rispondere alle domande del pm è che l'autopsia effettuata all'obitorio sul cadavere del moldavo Vitalie Mircea non avrebbe dato tutte le risposte che la difesa aspettava, ponendo qualche rebus. "Le traiettorie sono ancora indefinite", hanno spiegato gli avvocati Giacomo Chiuchini e Alessandra Cheli, i quali hanno chiesto al pm un nuovo sopralluogo a Monte San Savino. L'autopsia ha accertato che il moldavo è stato raggiunto da due colpi. Uno, vicino a un ginocchio e frontale, ma l'altro, andato più in alto, definito "fronto-laterale", ha colpito il ladro all'altezza del bacino lesionando un'arteria femorale. E' il colpo mortale. Il 29enne, ha detto sempre l'autopsia,  è morto per una emorragia interna, "uno choc emorragico" causato da questo sparo. E ora per i difensori ci sono "criticità sulla direzione di questo proiettile", tali da far rinviare l'interrogatorio fra 60 giorni quando sarà disponibile la relazione del medico legale.
 
 
IL PIANTO DELL'IMPRENDITORE
 
Fredy Pacini era visibilmente sconvolto ed è scoppiato in lacrime davanti al pm Claudiani. Lo si apprende ad Arezzo dopo che il commerciante di Monte San Savino ha lasciato il Palazzo di giustizia. "Pacini ha realizzato di aver ucciso un uomo di 29 anni ed era sconvolto", si riporta da fonti vicine all'inchiesta.  
 
"Fredy Pacini sta vivendo in modo traumatico quanto è successo", hanno aggiunto i suoi difensori al termine dell' interrogatorio: "Finora è  stato molto forte, ma quando si è trovato davanti al pubblico ministero ha rivissuto quel momento tragico, perché dobbiamo ricordarci che la morte di una persona è la prima cosa che è avvenuta. Quindi tristezza e rammarico per quello che è successo".
 
Pacini dopo che si è avvalso di non rispondere dal pm è stato fatto uscire da un ingresso secondario del palazzo di giustizia di Arezzo per evitare di incontrare giornalisti e telecamere assiepati all'abituale ingresso all'edificio.
 
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Pacini intanto rimane un uomo sconvolto e anche la prossima notte non dormirà in ditta, come invece ha fatto per anni. I suoi concittadini intanto fanno una fiaccolata a suo sostegno nelle strade di Monte San Savino, un paese che sta guardando con sospetto l'autostrada "da cui arrivano i ladri", dice la gente.

 

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di Redazione web