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Cassazione conferma i sequestri alla Lega anche in Toscana

Cassazione conferma i sequestri alla Lega anche in Toscana

Ceccardi: "Sentenza incredibile. Onoreremo gli impegni con la procura: andiamo avanti". Partito regionale costretto a restituire 16mila euro

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Avanti tutta con i sequestri alla Lega per la vicenda dei falsi rimborsi elettorali: non ci sono 'zone' franche e casse da non toccare, nelle quali lo Stato non deve mettere le mani. Per questo la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso con il quale si contestava il sequestro di 19mila euro "pescati" sui conti della Lega Toscana. In sostanza, c'è continuità patrimoniale tra la Lega federale e le sue diramazioni territoriali, come appunto la Lega Toscana, per cui è legittimo il sequestro dei 16mila euro trovati sul conto "toscano" dalla Gdf, nell'ambito della ricerca dei 49 milioni da confiscare al Carroccio dopo le condanne da poco arrivate anche in appello nei confronti di Umberto Bossi e Francesco Belsito per la maxitruffa. Così la Sesta sezione penale della Suprema Corte ha confermato quanto stabilito lo scorso 17 luglio dal tribunale del riesame di Genova, dopo il rinvio della stessa Cassazione che aveva chiesto ai giudici di merito di

motivare meglio proprio per provare che la Lega  da considerare un tutt'uno rispetto ai suoi "satelliti" regionali.
   Tra le "prove" messe sul banco dalla Procura di Genova nell'udienza che si  tenuta a luglio, quella 'regina' riguarda l'aspetto cruciale della continuità patrimoniale dimostrata da una "successione a titolo universale" di 26mila euro che la Lega, tre anni fa, al momento dell'approvazione del nuovo statuto, verso' alla Lega Toscana per proseguire l'attivit politica territoriale. "Questa sentenza è incredibile e continueremo con i ricorsi. Si tratta del sequestro che già ci avevano fatto e che è stato semplicemente confermato. Abbiamo già concordato il rientro con la Procura di Genova e quindi onoreremo gli impegni ma continueremo anche con i ricorsi", ha detto la coordinatrice della Lega Toscana Susanna Ceccardi.

   Solo tre giorni fa, il 26 novembre, la Corte di Appello di Genova ha condannato Bossi e l'ex tesoriere rispettivamente a un anno e 10 mesi e a tre anni e nove mesi. Pene leggermente inferiori rispetto al primo grado (2 anni e sei mesi e 4 anni e 10 mesi) per la prescrizione di alcuni reati. Pene ridotte anche per gli ex revisori contabili: otto mesi per Diego Sanavio e Antonio Turci (in primo grado 2 anni e 8 mesi), quattro mesi per Stefano Aldovisi (1 anno e 9 mesi), riformulando per loro l'accusa da truffa a indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato.

Soprattutto, i giudici hanno confermato la confisca dei 49 milioni di euro per cui a settembre la Procura della Lanterna aveva accolto la richiesta dei legali del partito di una rateizzazione da 600mila euro all'anno, che porterebbe a estinguere il debito in 76 anni. Con una mossa a sorpresa, il giorno dopo, i legali del vicepremier Matteo Salvini - attuale indiscusso leader della Lega - hanno presentato una denuncia a carico del solo Belsito per appropriazione indebita. Spetter ai giudici milanesi, presieduti da Cornelia Martini, il 14 gennaio, data della prossima udienza, valutare i termini della querela e capire se dal punto di vista procedurale regga, e se possa o meno essere estesa ai coimputati di Belsito.

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