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«Ha ucciso dieci pazienti». Morti sospette all'ospedale di Piombino, il caso in aula il 18 gennaio
Chiesto il rinvio a giudizio per l’infermiera Bonino: iniezioni letali con l’eparina. Il primario di Rianimazione, Casalis, accusato di omicidio colposo per tre casi
LIVORNO. Comincerà il 18 gennaio prossimo l’iter processuale che dovrà accertare la verità giudiziaria e dunque l’innocenza o la colpevolezza «al di là di ogni ragionevole dubbio» di Fausta Bonino, l’infermiera dell’ospedale Villamarina di Piombino accusata di aver ucciso tra il settembre 2014 e lo stesso mese dell’anno successivo dieci pazienti ricoverati nel reparto di Anestesia e Rianimazione attraverso la somministrazione «deliberata e fuori dalle terapie prescritte» di dosi di eparina che hanno causato «improvvisi e irreversibili episodi emorragici».
La richiesta di rinvio a giudizio di uno dei casi più delicati della storia recente è stata firmata dal procuratore capo Ettore Squillace Greco e dal pubblico ministero Massimo Mannucci ed è stata notificata sabato dal tribunale di Livorno a tutti i protagonisti: trentuno le parti offese, compresa l’Azienda sanitaria. E soprattutto all’indagata principale che dal giorno dell’arresto, nel marzo del 2016, ha sempre professato la propria innocenza respingendo qualsiasi sospetto.
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L’infermiera, a oggi ancora sospesa dall’Asl, è accusata di omicidio plurimo aggravato perché ha agito su persone già in precarie condizioni di salute, abuso d’ufficio per aver somministrato a cinque pazienti di farmaci fuori terapia e infine la ricettazione di diciassette medicinali. Ma non solo, perché nei giorni scorsi, davanti al giudice per le indagini preliminari si è tenuta l’udienza di opposizione all’archiviazione di altri quattro casi sospetti chiesta prima dell’estate dalla procura. «Il giudice – spiega uno degli avvocati che rappresentano i parenti delle vittime – si è riservato e dunque da qui a gennaio a queste dieci morti potrebbero esserne aggiunte altre». Per poi essere riunite al fascicolo principale.
Nella richiesta di rinvio a giudizio, come avvenuto al momento della chiusura delle indagini, compare anche il nome di Michele Casalis, 52 anni, primario del reparto dell’ospedale piombinese dal 30 dicembre 2014. Casalis è indagato per omicidio colposo riguardo la morte degli ultimi tre pazienti. Il primario – secondo la Procura – avrebbe infatti tenuto un comportamento negligente violando quei protocolli che stabiliscono come il responsabile debba «vigilare sull’attività e sulla disciplina del personale sanitario». E soprattutto abbia «la responsabilità dei malati».
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Al contrario potendo ipotizzare un sovradosaggio di eparina in diversi decessi, avrebbe omesso di sottoporre il caso di Mario Coppola a una riunione del 14 marzo 2015 con due ematologi e una esperta di coagulazione per approfondire le cause dell’emorragia che aveva colpito Franca Morganti (deceduta il 9 gennaio 2015). Nonché avrebbe omesso di approfondire le cause di così ricorrenti anomalie nella coagulazione dei pazienti e di informarsi sull’esito delle analisi effettuate a Careggi e Pisa. Infine, per quello che riguarda l’ultimo decesso avrebbe omesso di prescrivere la terapia alla collega di turno nel momento in cui è stato chiamato al telefono perché era in corso un’emorragia sul paziente.
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Decisiva, adesso, anche la mossa degli avvocati difensori, in particolare quella dell’infermiera che contattata dal Tirreno ha preferito non rilasciare dichiarazioni. Due le strade: scegliere il rito ordinario e in caso di rinvio a giudizio, affrontare la corte d’Assise, oppure optare per il rito abbreviato evitando, comunque vada, il dibattimento.
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