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La dottoressa che salva i reni ai bambini: «Fondamentale una diagnosi precoce»

Marco Sabia
La dottoressa che salva i reni ai bambini: «Fondamentale una diagnosi precoce»

Al Meyer si punta sulla diagnosi precoce per individuare le malattie che spesso si sviluppano «in modo silenzioso e sono difficili da riconoscere». Il percorso per accompagnare i piccoli in dialisi

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FIRENZE. Glomerulopatie – cioè malattie che colpiscono la cellula del rene che filtra il sangue – e anomalie congenite, di origine genetica: sono tante e spesso purtroppo “silenziose” le patologie che colpiscono i reni dei bambini, portandoli anche alla dialisi. Al Meyer, la professoressa Paola Romagnani dirige il reparto di nefrologia e dialisi dell’ospedale pediatrico di Firenze, che ogni anno cura migliaia di bambini. E spiega come sia importante la diagnosi precoce per una terapia adeguata. Questo in attesa che la ricerca compia altri passi in avanti, magari grazie alle cellule staminali, che lei stessa ha scoperto nel rene.

Professoressa, quali sono le principali patologie renali che colpiscono i reni dei bimbi?

«Le principali sono le malformazioni congenite del rene e delle vie urinarie che causano non solo alterazioni della forma di questi organi, ma sono spesso associate a una riduzione della funzione renale, cioè della capacità del rene di funzionare come “filtro depurativo”. Oltre a queste, ci sono le patologie che colpiscono i cosiddetti glomeruli renali (le unità filtranti del rene) che, sebbene più rare, rappresentano comunque la seconda causa di insufficienza renale cronica in età pediatrica, che poi porta alla dialisi».

E quali sono le più difficili da curare?

«In linea generale, tutte le malattie renali possono essere difficili da curare, specie se diagnosticate tardivamente. Di certo le glomerulopatie immuno-mediate (anche perché richiedono farmaci “importanti” come gli immunosoppressori) e le malattie renali di origine genetica rappresentano due categorie di malattie renali che possono essere di difficile trattamento».

Le diagnosi nei bambini sono in aumento?

«Negli ultimi anni si è assistito a un’importante sensibilizzazione della classe medica nei confronti delle malattie renali che, anche in età pediatrica, rappresentano oggi un problema sanitario. Grazie al largo impiego dell’ecografia (anche prenatale) e alla maggiore frequenza con cui i medici richiedono un esame delle urine di controllo è diventato più frequente individuare i segni precoci».

Ci sono campanelli d’allarme ai quali prestare attenzione?

«Purtroppo le malattie renali sono spesso “silenziose” e quindi difficili da riconoscere. In età pediatrica, i ritardi di crescita o la persistenza nelle urine di piccole quantità di sangue e/o di proteine giustificano una valutazione dal nefrologo. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, la diagnosi è casuale e fa seguito, per esempio, a un esame delle urine o di un’ ecografia dell’addome».

Come si spiega a un bimbo che deve andare in dialisi?

«In generale l’accettazione della dialisi è la fase finale di un percorso psicologico di sostegno alla malattia cronica, soprattutto quando questa entra in una fase irreversibile. Ci sono poi vari tipi di dialisi per andare incontro alle esigenze del bambino. C’è la dialisi peritoneale (nella pancia) ha il vantaggio di poter essere svolta a casa, ma è una terapia quotidiana che deve essere eseguita tutte le notti. L’emodialisi, invece, è una terapia che si fa 3 volte a settimana, ma si svolge in ospedale (al Meyer è stato inaugurato un reparto a misura di bimbo) per 3-4 ore alla volta. Noi cerchiamo di mantenere il più possibile invariati i ritmi di vita del bambino organizzando, per esempio, le sedute di emodialisi nel pomeriggio, in modo che non perda la scuola. In età pediatrica la dialisi deve essere sempre considerata un “ponte” verso il vero obiettivo, il trapianto».

Come viene seguito il bambino che deve essere sottoposto a trapianto renale?

«Per essere iscritto nella lista nazionale per il trapianto, il bimbo deve essere sottoposto a una serie di accertamenti (esami ematici e strumentali) che valutano il suo stato di salute globale. Fondamentale, inoltre, è la diagnosi precisa della patologia nefrologica, per valutare la possibilità che la malattia si ripresenti. Per questo tutti i nostri pazienti con malattie renali da causa incerta, ricevono un test genetico molto approfondito. Di norma, infatti, le malattie renali genetiche non si ripresentano dopo il trapianto».

Professoressa, lei ha scoperto le staminali nei reni: qual è il futuro della ricerca?

«Sono molti i nuovi farmaci in via di sperimentazione e noi stessi stiamo esplorando nuove sostanze che possano stimolare la funzione delle cellule staminali e la rigenerazione renale. Sono ottimista, credo che molte malattie renali non curabili troveranno presto una terapia adeguata». 

 

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