Il Tirreno

Toscana

Un Quaderno della Fondazione Rosselli curato da Alessandro Giacone sul senatore viareggino in occasione del centenario della nascita 

Sanare gli squilibri territoriali grazie al boom economico: il riformismo di Pieraccini

Valdo Spini* ; Direttore dei “Quaderni del Circolo Rosselli”
Sanare gli squilibri territoriali grazie al boom economico: il riformismo di Pieraccini

IL RICORDOValdo Spini*A poco più di un anno della scomparsa di Giovanni Pieraccini (Viareggio 14 luglio 2017) in occasione del centenario della nascita (23 novembre 1918) la Fondazione Circolo...

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IL RICORDO

Valdo Spini*

A poco più di un anno della scomparsa di Giovanni Pieraccini (Viareggio 14 luglio 2017) in occasione del centenario della nascita (23 novembre 1918) la Fondazione Circolo Rosselli di Firenze, dove l’esponente socialista aveva fatto il suo ultimo discorso politico pubblico il 24 aprile 2015, gli dedica un “Quaderno” di 220 pagine, opera del curatore Alessandro Giacone e di altri quattordici autori, studiosi, politici, esponenti del mondo della cultura e delle arti.

“I’Nanni”, così lo chiamavano a Firenze, è stato un uomo politico molto popolare. Aveva fatto i suoi studi alla Normale di Pisa ma sapeva comunicare molto bene con gli strumenti di propaganda del tempo: i comizi e gli articoli di giornale.

Il fascicolo ricostruisce tutta la vita politica di Giovanni Pieraccini dalla Resistenza a Firenze, alla sua elezione a deputato nella circoscrizione del capoluogo toscano, alla direzione dell’Avanti!, ai numerosi incarichi ministeriali, prima ai Lavori Pubblici, poi al Bilancio e Programmazione Economica, alla Ricerca Scientifica e in ultimo alla Marina Mercantile, fino all’intensa attività culturale dispiegata negli ultimi decenni della sua vita, sia a Roma che nella sua città natale di Viareggio dove si ritirò con la moglie Vera.

Importante il suo impegno per l’approvazione della riforma urbanistica, che fu bloccata nella crisi del giugno del 1964 dal veto democristiano accompagnato dal “tintinnare di sciabole del generale De Lorenzo”. Ma riveste un’indubbia attualità soffermarsi anche sul tema della programmazione economica.

Proprio all’inizio degli anni sessanta alcune correnti politico-culturali del centro-sinistra in gestazione, quella socialista di Riccardo Lombardi, quella cattolica di Pasquale Saraceno, quella repubblicana-laica di Ugo la Malfa, con l’interesse esterno della corrente comunista di Giorgio Amendola, avevano cominciato a dialogare e a impostare il tema della programmazione economica.

Dopo la prima, breve, permanenza di Antonio Giolitti al Ministero del Bilancio (4 dicembre1963- 22 luglio 1964), il compito di realizzare questo obiettivo passò proprio a Giovanni Pieraccini, ministro del Bilancio, ma anche della programmazione economica fino alle elezioni del 1968, e quindi per quasi quattro anni. Ne scaturì il cosiddetto Piano Pieraccini: cioè il “Programma di sviluppo economico per il quinquennio 1965-1969”. Ai socialisti sembrò giusto che, per dargli realmente cogenza, fosse approvato con legge, il che avvenne però, dopo lungo iter parlamentare, solo il 27 luglio 1967, cioè due anni dopo quello che doveva essere il suo inizio.

Di qui le polemiche sulla sua utilità. Il democristiano Amintore Fanfani lo definì un “libro dei sogni”. Nella sua intervista-testimonianza pubblicata sul “Quaderno”, Giuliano Amato, che partecipò giovanissimo a quelle vicende, ne sottolinea anche gli aspetti positivi, in particolare di programmazione dell’intervento pubblico, e quindi afferma che: “quel ministero è stato utile all’Italia ed ha costruito, poco alla volta, la programmazione dell’intervento pubblico”.

Il punto che riguarda l’attualità forse è proprio questo. I socialisti e le altre forze favorevoli alla programmazione volevano utilizzare le risorse del boom dell’economia italiana verificatosi a cavallo degli anni cinquanta/sessanta per affrontare i secolari squilibri territoriali, settoriali e sociali del nostro paese. Una politica assolutamente giusta, aldilà dei limiti dei suoi strumenti e delle opposizioni politiche che trovò. In altre parole, quel centro-sinistra ispirò la politica di riforma più ampia e più coerente che sia mai stata propugnata nei settant’anni di vita della nostra repubblica e che portò anche a realizzazioni come la nazionalizzazione dell’industria elettrica e all’istituzione della scuola media unica.

Oggi siamo di fronte a vecchi squilibri non affrontati e a nuovi che si sono manifestati e che possiamo sintetizzare nella bassa produttività dei fattori italiana nel suo complesso, comparata a quelli degli altri paesi.

Proprio questo divario nella produttività avrebbe bisogno di essere affrontato con una politica coerente e programmata nell’arco di un quinquennio, cioè della durata di una legislatura. Verrebbe da dire: “altro che un contratto”. Invece un programma lanciato dal governo e concordato con le organizzazioni imprenditoriali e con quelle sindacali. Abbiamo bisogno di un programma pluriennale coerente e di una maggioranza politica in grado di gestirlo.

*Direttore dei “Quaderni del Circolo Rosselli”



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