La protesta
Regionali, la Lega pensa a Del Debbio: «È lui l’alternativa a Ceccardi»
Salvini pensa al giornalista ex Mediaset come candidato governatore nel 2020. E il nome del lucchese è ormai un tormentone fra gli sherpa del vicepremier: «Se volesse tenere Susanna a Roma, chiederà a lui». Il leader del Carroccio lo voleva già come sindaco a Milano
LIVORNO. «Matteo ci sta riflettendo. Oh, sia chiaro: per ora la candidata naturale resta Susanna. Ma, come dire, Paolo Del Debbio c’è». Fra i leghisti toscani di Transatlantico c’è chi ne parla tremebondo e chi ghigna, gustandosi un momento di revanscismo. Ma quasi tutti i fedelissimi sono d’accordo: a Matteo Salvini è tornato in mente l’antico desìo in questi giorni di turbolenze gialloverdi, sia a Roma per il continuo battibeccarsi cicisbeo con Luigi Di Maio, sia in Toscana, dove l’esuberanza di Susanna Ceccardi innervosisce alleati di lotta e di governo, Forza Italia e grillini. E insomma, pare che a un certo punto il vicepremier abbia grugnito e per un attimo abbandonato quell’espressione impassibile, sempre chiusa in un guscio di noce, dicendosi stufo di queste scene da una crisi di coppia che sta diventando sempre meno messinscena e parecchio messa funebre per il matrimonio di solidi interessi fra Lega e Cinquestelle. Così ha messo sul tavolo i vari piani B.
E fra quelli, sì, c’è anche lui, il conduttore tv. Perché se si tornasse al voto cambierebbe tutto. Muterebbero esigenze, speranze e strategie affinate finora per le Europee e soprattutto per Regionali 2020. E allora ha cominciato a rivagheggiar l’antico desìo appunto. A immaginarsi Paolo Del Debbio, il 60enne lucchese doc, il giornalista scrittore, opinionista, filosofo (esatto: ha un baccalaureato in filosofia all’università Santa Croce di Roma), come prossimo candidato del centrodestra per la conquista della ex Toscana rossa. Del resto il milanese ha sempre avuto un debole per il toscano. «Il centrodestra non litigherà, ma a me c'è una persona che piace più di tutte e si chiama Paolo Del Debbio. Ha fatto l'assessore alle periferie e alla sicurezza a Milano con la giunta Albertini e in questi anni è cresciuto come giornalista. Si dedica nel suo lavoro anima e corpo agli ultimi, ai dimenticati. A me piacerebbe e continuerò ad insistere», dichiarò Salvini in radio a Rtl 102.5 a settembre 2015, immaginandolo sindaco a Milano. L’ex conduttore televisivo di Quinta colonna, famoso per essere stato silurato dal Cav per aver soffiato nelle vele del sovranismo con la sua trasmissione sempre dalla parte della gggente, per ora appunto è un’opzione salvata in bozze.
«Ma c’è», conferma un parlamentare vicinissimo al leader del Carroccio: «Forse per parlare di Toscana 2020 è un po’ prestino, non a caso Matteo è oggi in Sardegna per discutere la candidatura per le elezioni che ci saranno fra pochi mesi. Ma Del Debbio lo ha sempre stimato molto, e periodicamente torna nelle discussioni per incarichi politici. E da qualche tempo in effetti...». Da qualche tempo Matteo sarebbe tornato a sondare Paolo, malignano gli oppositori della Susy, anche pensandolo utile se la Lega della leonessa di Cascina non ruggisse come spera nelle Comunali 2019, se fra Livorno, Prato e Firenze la commissaria rimanesse a secco. Ma Salvini, che non è riuscito a imporlo come direttore del Tg1, starebbe pure riflettendo sull’idea di proporgli la corsa nel Centro Italia per un seggio a Strasburgo. Ma le Regionali restano sul tavolo. Soprattutto perché, aldilà dei detrattori, la Susy è blindata, e nel caso davvero saltasse il banco gialloverde, la già consigliera del vicepremier a Palazzo Chigi potrebbe tornare utile a Roma. Del resto per Del Debbio non sarebbe la prima volta: il lucchese che racconta di essersi fatto le ossa da «garzone di macelleria e del lattaio» nel «quartiere popolare di Sant’Anna» ha corso col PdL nel 1995 contro Vannino Chiti. Vinse Chiti, ovvio. Era un altro mondo.
L’idea stessa di avere due ex conduttori e amici alla guida di due regioni potrebbe aver suggerito a Salvini una suggestione: in Liguria Giovanni Toti, il forzista che vorrebbe convincere Silvio Berlusconi a gettarsi nelle braccia del sovranista e del partitone unico; in Toscana uno dei fondatori di Forza Italia, il rassicurante ex volto Mediaset che nel 2015, in un’intervista alla Gazzetta di Lucca, definì la sua città «la Repubblica delle mezze seghe» perché lì «più uno è sfigato più lo mettono in posti di potere». In una logica di pacificazione, gli sherpa leghisti hanno sondato anche Massimo Mallegni. Ma avrebbe opposto un niet. E comunque Del Debbio è in cima alla lista. Anche il Cav per un periodo lo immaginò frontman di una larghissima coalizione che facesse concorrenza a Salvini e Grillo. Sapete come è andata a finire. —
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