Sicurezza
La Lega “evangelizza” i presidi «Fate il presepe nelle scuole»
Pisa: il consiglio dà mandato al sindaco e lui scrive agli istituti di tutta la città La Uil sulle barricate: ingerenza inaccettabile. Da Pd e sinistra timide proteste
Letterine in arrivo nelle scuole pisane. Ma non c’entra nulla Babbo Natale. A scriverle sarà il sindaco dell’amministrazione di centrodestra da giugno alla guida della città, Michele Conti, investito dal proprio consiglio comunale del compito di “caldeggiare” a insegnanti e dirigenti scolastici l’allestimento del presepe nei propri istituti di ogni ordine e grado.
«Care maestre, cari professori, il presepe è una nostra tradizione, vi raccomandiamo di farlo in tutte le scuole» scriverà forse il primo cittadino. Ma sarà un po’ come tentare di vendere il ghiaccio agli eschimesi. Difficile trovare una scuola, di grandi o di piccoli, dove la tradizionale rappresentazione della natività non trovi spazio.
Eppure dall’aula consiliare di Palazzo Gambacorti è partita, su iniziativa della Lega, la missione “evangelizzatrice” che chiede al sindaco di salire in cattedra e parlare alle scuole come si fa da un pulpito. Trasformando in un colpo solo il presepe in strumento di propaganda politica.
Un po’ come quello che volevano fare i consiglieri comunali di opposizione a Lucca in quota Forza Italia: chiedevano un “presepe istituzionale” in municipio e, anche in quel caso, una letterina del sindaco ai dirigenti scolastici per allestirlo anche nelle scuole. Mozione bocciata e sostituita con un ordine del giorno che invitando a lavorare per superare le differenze, di fatto non chiude la porta a chi vuole la natività anche in municipio.
Il provvedimento sul presepe pisano, portato in aula da Annalisa Cammellini, ha invece richiesto una doppia votazione: la mozione non era prevista all’ordine del giorno ed è stata inserita all’ultimo tuffo come urgente visto che a Natale manca appena un mese. Impegna il Comune e il sindaco ad attivarsi «nei limiti delle proprie competenze, affinché all’interno di ogni scuola operante sul territorio comunale, di ogni ordine e grado, sia allestito un presepe in vista delle prossime festività natalizie». E su quel «nei limiti» si gioca una parte della discussione intorno all’opportunità di fare politica intorno alla tradizione tanto cattolica quanto popolare, di mettersi in casa il statuine di Gesù, Giuseppe, Maria, il bue e l’asinello.
Già, perché fino a prova contraria esiste l’autonomia scolastica che, fatte salve le prescrizioni del Concordato tra Stato e Chiesa (l’ultima modifica porta al firma di Bettino Craxi ed è nel 1984), affida al consiglio d’istituto - massimo organo decisionale delle istituzioni scolastiche - il compito di stabilire se il presepe si fa oppure no. Proprio perché la scuola ha la sua indipendenza su questi temi, il mondo sindacale, con la Uil Scuola in primis, ha additato la mozione pisana come una ingerenza. Un’entrata a gamba tesa in un campo fin troppo strumentalizzato specie sotto le feste, quando le canzoncine di Natale, gli addobbi e il presepe anziché unire finiscono per dividere tirati da una parte e dall’altra in nome del rispetto di queste o quelle tradizioni. E la mozione urgente della Lega, alla quale si sono opposti i consiglieri pisani di centrosinistra e sinistra ma senza poi esprimere posizioni ufficiali, da questo punto di vista non sarà d’aiuto. Più che chiudere la questione sposta anche sul piano politico lo scontro. O forse solo su quello, perché alla fine di scuole dove la mancanza del presepe diventa un caso se ne contano davvero poche. —
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