Finanza
Niente ticket sugli esami per gli amici
Prato, nella bufera il laboratorio analisi dell’ospedale: indagati per truffa e peculato 43 dipendenti dell’Asl Toscana centro
Prato. Il ticket sanitario sugli esami non si paga, se conosci la persona giusta. C’è questa ipotesi all’origine di un’inchiesta avviata dalla Procura sul laboratorio di analisi dell’ospedale di Prato che vede indagati per truffa e peculato 43 dipendenti dell’Asl Toscana Centro. Così fan tutti: dai vertici all’ultimo degli infermieri.
Dell’inchiesta ha dato notizia ieri la stessa Azienda sanitaria Toscana Centro con una stringata nota nella quale informa che sono in corso accertamenti da parte della guardia di finanza «in quanto vi è il fondato motivo di ritenere che in più occasioni sia stato eluso il pagamento del ticket».
Secondo quanto riferito dagli inquirenti, l'elusione del ticket sugli esami sarebbe avvenuta a vantaggio di amici, parenti e conoscenti degli indagati, che si presentavano con la richiesta di esami del proprio medico di famiglia e, in virtù del rapporto di conoscenza coi dipendenti dell'Asl, evitavano di pagare il ticket. L'enorme numero degli indagati fa capire che, se le accuse troveranno conferma nel corso dell'inchiesta, si sarebbe trattato di un fenomeno di diffuso malcostume.
L'inchiesta è iniziata in seguito a una controversia nata tra due medici, dalla quale sono emersi elementi che hanno indotto il procuratore Giuseppe Nicolosi ad aprire un fascicolo, affidato ai sostituti Lorenzo Boscagli e Lorenzo Gestri. In seguito agli accertamenti compiuti dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Finanza è emerso il meccanismo usato, una procedura alternativa a quella ufficiale che ha consentito a un grande numero di persone di non pagare il ticket. In questi giorni la Finanza ha acquisito anche molti dati informatici, possibili tracce lasciate da chi doveva garantire il pagamento del ticket e invece non l'ha fatto.
Gli accertamenti delle Fiamme gialle punterebbero a risalire abbastanza indietro nel tempo e questo spiega anche l’elevato numero degli indagati. L'esposto dell'Asl è arrivato in Procura successivamente all'apertura dell'inchiesta. La stessa Asl ha reso noto di aver immediatamente attivato una commissione di inchiesta interna per verificare eventuali responsabilità “nonché la commissione di disciplina”.
Dell’inchiesta non si era saputo niente finora, ma è iniziata già da quasi due anni, quando al Nucleo della Finanza sono state delegate le indagini, all’inizio del 2017. In tutto questo tempo i militari hanno compiuto accertamenti a fari spenti e l’Azienda sanitaria, una volta venuta a conoscenza dell’inchiesta, ha presentato un esposto. Ecco perché nella nota di ieri si afferma che c’è un “fondato motivo” per ritenere che qualche irregolarità sia stata commessa. L’inchiesta, oltretutto, arriva solo pochi mesi dopo l’indagine sulle visite ginecologiche fatte da quattro medici del Santo Stefano saltando le prenotazioni del Cup, inchiesta che ha portato al licenziamento dei quattro medici, ancor prima che sia arrivata la richiesta di rinvio a giudizio. Decisamente un brutto momento per l’Azienda sanitaria, che ora si trova a fare i conti con un malcostume che non potrà che irritare chi prenota gli esami e paga il ticket. —
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