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la legge di riforma 

Sulle case popolari l’affondo della Lega «Il Pd ci ha copiati»

MARIO NERI

livorno «Non lo diciamo troppo forte, altrimenti qualcuno si stizzisce e magari fa marcia indietro, ma prendiamo atto con particolare soddisfazione che anche il Pd toscano la pensi come noi sui...

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livorno

«Non lo diciamo troppo forte, altrimenti qualcuno si stizzisce e magari fa marcia indietro, ma prendiamo atto con particolare soddisfazione che anche il Pd toscano la pensi come noi sui criteri di assegnazione dei punteggi per le graduatorie delle case popolari».

Sì, alla fine è successo. Edoardo Ziello, deputato pisano della Lega e assessore cascinese al sociale, trolla il Pd. Lo fa dopo aver letto del progetto di riforma della legge sulle case popolari raccontato ieri dal Tirreno e che i dem vorrebbero approvare nella prima settimana di dicembre. Secondo il sovranista di Cascina, non c’è dubbio: con l’idea di applicare una “scala mobile” della toscanità, assegnando a chi chiede un alloggio pubblico punteggi crescenti in proporzione agli anni di residenza in regione, «il Pd fa copia e incolla delle politiche sociali della Lega», i dem, insomma, fanno i sovranisti. «In pratica, sta provando a fare ciò che io stesso ho introdotto già da anni», dice pubblicando su Facebook una delibera in cui mostra una veccia delibera del Comune di Cascina. Ma sferzate ai dem e all’amministrazione regionale ieri sono arrivate anche da sinistra. Per Tommaso Fattori e Paolo Sarti di Sì Toscana «il Pd e Rossi» inseguono la Lega, e «stanno creando una cortina fumogena per nascondere il vero problema, l’assoluta scarsità di case popolari». Una stilettata che avrebbe irritato anche Enrico Rossi. E che ha convinto l’assessore all’edilizia residenziale Vincenzo Ceccarelli a ribattere: «Invito chi ci accusa di aver fatto una legge che rincorre la destra a leggere il testo. Il nostro unico obiettivo è dare una casa a chi ne ha più bisogno, coniugando diritti, solidarietà e legalità. Il maggior punteggio che premia la “residenza in Toscana” vale per chi da più anni abita, vive, lavora nella nostra regione e non solo per chi ci è nato». Insomma, non è «discriminatorio» come lo raccontano Sarti e Tommasi, dice Ceccarelli. «Le polemiche che dipingono la riforma Erp come un tentativo di inseguire la destra sono solo strumentali». —

MARIO NERI

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