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Rifiuti, Lega e 5 Stelle litigano anche in Toscana: è scontro sull'inceneritore

Alessandro Guarducci
Rifiuti, Lega e 5 Stelle litigano anche in Toscana: è scontro sull'inceneritore

Frattura fra il sindaco pentastellato Filippo Nogarin e la prima cittadina leghista Susanna Ceccardi. A Livorno un’alleanza elettorale appare ormai impossibile

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LIVORNO. La guerra dei rifiuti tra Lega e Movimento 5 Stelle, con il braccio di ferro tra i vicepremier Luigi De Maio e Matteo Salvini, si sposta da Roma a Livorno. A scontrarsi, sul delicato tema degli inceneritori, due personaggi che godono della fiducia e delle simpatie dei rispettivi schieramenti: da una parte il pentastellato sindaco di Livorno Filippo Nogarin, per il quale sembra essere già pronta una candidatura per le Europee (a difendere la bandiera del Movimento su Palazzo Civico sarà con tutta probabilità l’attuale vicesindaca Stella Sorgente) , dall’altra la sindaca leghista di Cascina, Susanna Ceccardi, diventata prima consigliera del ministro dell’Interno Salvini e poi commissaria del partito in Toscana.

Proprio a Livorno, sabato scorso durante una manifestazione in piazza XX settembre (che per decenni ha ospitato il famoso Mercato Americano), la Ceccardi è stata chiarissima a proposito di gestione dei rifiuti. «Non si può dire “chiudiamo gli inceneritori” - ha tuonato la sindaca - perchè il rifiuto zero non esiste, non può esistere: l’immondizia, da qualche parte, dobbiamo metterla. Senza contare i costi di trasporto che per i rifiuti incidono tantissimo a tonnellata. Vediamo cosa succede a Napoli, 380 euro ogni tonnellata, dove i rifiuti vengono portati al porto di Rotterdam in Olanda. Per non finire come Napoli o come altre città che hanno avuto grosse problematiche con i rifiuti dobbiamo adottare politiche responsabili». Un messaggio chiaro rivolto al sindaco di Livorno che invece ha annunciato da tempo la decisione di spegnere l’inceneritore del Picchianti (nella periferia industriale della città), rimandandola però al 2021 quando il Tribunale chiuderà la procedura di concordato preventivo in continuità di Aamps, l’azienda di proprietà del Comune di Livorno che gestisce il ciclo dei rifiuti e che tre anni fa era sull’orlo del dissesto finanziario.

Filippo Nogarin ha affidato a Facebook la risposta alla sindaca leghista, rivendicando i successi ottenuti con la raccolta porta a porta estesa a tutta la città. «Lo spegnimento dell'inceneritore è la naturale conseguenza di un percorso virtuoso che sta portando Livorno tra le città tra le più efficienti dal punto di vista della raccolta differenziata - sottolinea il primo cittadino livornese - A ottobre abbiamo raggiunto il 61%, un balzo in avanti di quasi dieci punti rispetto all'inizio dell'estate. Questo significa più materiali da avviare a recupero e dunque costi minori di smaltimento per l'azienda. Che si tradurranno, non appena Aamps avrà finito di pagare i debiti che ci hanno lasciato le gestioni passate, in un taglio drastico della Tari per i cittadini».

Nogarin conclude il suo post su Fb con una stoccata: «È l'esatto contrario di quel che sostiene la Lega che ogni volta che parla di inceneritori, che lo faccia a Roma, a Napoli o a Livorno, dimostra di essere impreparata e inadeguata».

Per il momento, comunque, l’inceneritore di Livorno continua a bruciare a pieno regime i rifiuti - sono diminuiti quelli prodotti da Livorno ma vengono presi quelli provenienti da altre città toscane, Pisa compresa - perché, come ha spiegato di recente la direttrice generale di Aamps, Paola Petrone, «l’azienda ha la necessità di incassare per pagare i debiti del concordato». Nel frattempo, gli ambientalisti attendono che l’amministrazione livornese - oltre ad accantonare a bilancio le risorse per lo spegnimento e lo smantellamento dell’impianto - compia gli atti formali per chiudere il termovalorizzatore: per il momento la giunta M5s è ferma a una complicata decisione rivolta ai dirigenti comunali per avviare «un percorso diretto all’elaborazione di un atto di indirizzo per la programmazione della chiusura dell’inceneritore».

Sui rifiuti, comunque, le posizioni sono divergenti a Roma come a Livorno. Ma nella città dei Quattro Mori l’”unione contro natura” - come qualcuno a Roma ha definito il governo Lega - Movimento 5 Stelle - non sembra in alcun modo prefigurarsi: qui i pentastellati strizzano gli occhi alla sinistra e la Lega non perde l’occasione di punzecchiare gli alleati al governo nazionale. Troppe le differenze ideologiche e programmatiche. Forse Salvini e Di Maio troveranno una via d’uscita per fare la pace anche sui termovalorizzatori e andare avanti, difficile ipotizzare che ciò avvenga tra Nogarin e Ceccardi. Lega e Movimento 5 Stelle si sono già lanciati nella competizione elettorale nell’ex roccaforte rossa che non sembra sentirsi orfana del Pd.
 

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