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LO studio dellE ACLI 

Addio Toscana Felix Così la crisi economica ha favorito i populisti

Addio Toscana Felix Così la crisi economica ha favorito i populisti

Solo Firenze e Siena resistono ed il centrosinistra non paga Carrara depressa e gli elettori cambiano. La costa vacilla

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FIRENZE

«La Toscana Felix? Uno sbiadito ricordo e questo ha inevitabili ripercussioni sul fronte della rappresentanza politica e istituzionale». Giacomo Martelli, presidente delle Acli della Toscana commenta il lavoro (“Le Cinque Italie al voto, fratture sociali e territoriali, scenari politici”) dell'Istituto di Ricerche Educative e Formative delle Acli (Iref). Elaborando dati dell'Istat, del Mef e dell'Istituto Tagliacarne, i ricercatori Iref hanno costruito una griglia in base a criteri di inclusione/esclusione, crescita e declino, in cui hanno collocato le varie province italiane. Delle 10 province toscane solo due, quella di Firenze e Siena, sono catalogate nella categoria “comunità prospere”, cioè del benessere diffuso. «E' solo in questa parte della Toscana – nota Martelli – che la crescita economica, si accompagna anche a una maggiore equità e a una società civile più forte e partecipativa». Sono queste le province, dicono all'Iref, dove l'export va bene (nove punti percentuali in più rispetto alla media nazionale), dove la ricchezza è maggiormente redistribuita sul territorio. Dove il disagio sociale è più basso della media (94,7 a fronte di 181,6 dato nazionale) e dove i cittadini si impegnano di più in attività di volontariato e nelle organizzazioni del terzo settore (144 volontari ogni mille abitanti, a fronte di 88 in tutta l’Italia).

Per i ricercatori quindi non è casuale che i partiti del vecchio schema politico riescono ancora a rendere attuale la loro offerta riformista moderata, sebbene senza più le antiche certezze. Qui dunque il centrosinistra è ancora ascoltato dai cittadini i quali però si sono appropriati di un diritto di recesso in caso di ripensamento, come accaduto nelle recenti elezioni comunali.

All'altro capo di questa asse immaginaria abbiamo Massa-Carrara, che sta fra le province depresse: cioè quelle dell'Italia (quasi tutto il Meridione) in lento declino o immobile in una stasi economica e sociali. E in queste aree gli elettori stanno andando verso un bipolarismo sostitutivo, dove i due partiti populisti suppliscono, ora l’uno ora l’altro, alla caduta del primato dei partiti del bipolarismo classico centrosinistra -centrodestra.

Le restanti sette province toscane (Prato, Lucca, Pisa, Livorno, Arezzo, Pistoia e Grosseto) fanno parte dell'Italia che resiste. Sono luoghi da tempo entrati in un ciclo di sviluppo tipicamente post industriale, una fase nella quale gli occupati nei servizi superano di gran lunga gli addetti nell’industria. Va bene l'export (+4% rispetto alla media nazionale), e anche l'occupazione e il reddito ( +2.256 euro di scarto sulla media nazionale è basso anche grazie a un sistema di welfare con standard più elevati rispetto alla media nazionale. Tuttavia Iref ha riscontrato anche preoccupanti segnali in controtendenza. Il primo riguarda l’incremento delle diseguaglianze tra ricchi e poveri: la forbice è aumentata del 6,3%, +2% sul dato nazionale. Il secondo concerne le crisi aziendali che, almeno in parte, possono compromettere la tenuta sociale. Cosicché la tranquilla continuità del bipolarismo classico centrosinistra-centrodestra si ritrova oramai soltanto non nei quartieri benestanti e centrali. La fragilità sociale ha invece trovato nelle rappresentanze neo-populiste la sua voce politica. —



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