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Ora il Meyer difende i bimbi dall’obesità: i consigli dello specialista

Marco Sabia
 Il dottor Stefano Stagi, ricercatore dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze dove è stato creato un ambulatorio per i bambini con problemi di obesità
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Il dottor Stefano Stagi, ricercatore dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze dove è stato creato un ambulatorio per i bambini con problemi di obesità

In Toscana 1 piccolo su 3 ha problemi seri di peso. Per questo è stato creato un ambulatorio dedicato Alimentazione errata e assenza di attività fisica causano una sorta di “epidemia”: il 25% pesa troppo

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FIRENZE. Un’epidemia. No, non si tratta di un virus né di un batterio killer. Ma dell’obesità, che sta colpendo sempre più bambini: in Toscana su 100 bambini 24 sono sovrappeso, mentre tra i 4 e i 6 sono obesi. Di questi, 2 sono obesi gravi. Per cercare di gestire questa problematica, all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze è nato un ambulatorio dedicato ai casi più gravi, di cui fa parte Stefano Stagi, ricercatore auxoendocrinologo, specializzato nei disturbi della crescita dei bambini.

Dottore, la situazione sembra preoccupante.

«Ci sta capitando quanto successo negli Stati Uniti: lì il fenomeno è arrivato 10-15 anni prima che da noi, con tutti i problemi legati all’eccesso del peso in età evolutiva. Abbiamo bambini sempre più piccoli in sovrappeso o già obesi: chi è sovrappeso deve lavorare per non diventare obeso, chi è obeso deve rientrare in un peso più idoneo. Bisogna partire dal pediatria di famiglia, che fa da filtro e segnala i casi più gravi».

Ci sono fattori di rischio, che tendono a far ingrassare alcuni bambini più di altri?

«Ci sono: padre o madre col diabete (tipo 2) oppure obesi; genitori con colesterolo o trigliceridi alti. Non è semplice, perché lo stile di vita sbagliato dei genitori spesso si riflette sui figli. Per questo nei casi più complicati abbiamo attivato un percorso dove riusciamo a individuare le problematiche principali legate all’obesità di questi bambini: problematiche psicologiche, nutrizionali oltre che mediche. E cerchiamo di dare informazioni anche sull’attività fisica. A volte ci troviamo bambini che non ce la fanno a salire sul lettino da visita, quando la mia generazione era abituata a saltare da un posto a un altro. Posso citare un altro esempio».

Quale?

«Durante un corso ci hanno mostrato due foto, una recente e una di 40 anni fa: si vede sempre la stessa spiaggia in Toscana. In quella più vecchia si vedono bambini ovunque, che giocano e saltano; in quella recente, invece, sulla battigia non c’è nessuno e hanno tutti la testa su tablet e smartphone. Il problema è che il bambino impara a convivere con la propria obesità: impara a correre da obeso e poi non riesce a tornare indietro, presenta sempre più precocemente ginocchia valghe o iperlordosi lombare e tali condizioni possono influire sfavorevolmente sui lori i movimenti. I nostri bimbi stanno fermi anche quando giocano».

Come si contrasta questa situazione?

«Oltre a esami e un percorso particolare che possiamo fare per le obesità di tipo genetico, l’educazione a un giusto stile di vita è la prima cosa da insegnare. I nostri bimbi mangiano troppo e/o male: la dieta mediterranea è ricca di legumi, frutta e verdura, mentre noi ci mettiamo troppi cereali, come pane e pasta o dolci già a colazione. Senza contare i cibi spazzatura o precotti. Nel nostro ambulatorio, oltre ad un percorso iniziale individualizzato, facciamo anche percorsi di gruppo. Ad esempio facciamo incontrare i ragazzi obesi fra di loro, perché spesso il ragazzo vive l’obesità come una punizione che lo colpisce e contro la quale si sente solo. Poi l’educazione sull’attività fisica, che non è per forza giocare a calcio due volte a settimana».

Come vengono affrontati i casi più gravi?

«Serve un approccio multidisciplinare e la nascita del nuovo ambulatorio va proprio in questo senso: ci sono dietisti, endocrinologi e psicologi. Ciò si è reso necessario perché il problema dell’eccesso di peso è sempre più diffuso, anche nella popolazione infantile: in Toscana riguarda circa 1 bambino su 3. Una percentuale non trascurabile di questi (il 2,1% ) presenta un quadro di obesità grave. L’ambulatorio obesità è dedicato proprio a loro. Gli specialisti, aiutano bambini e famiglie a definire obiettivi di cambiamento sostenendoli in un percorso di educazione a un corretto stile di vita».

Qual è il futuro per la lotta all’obesità?

«Valutare le predisposizioni o problematiche genetiche alla loro base. Per esempio, per le obesità genetiche andiamo a individuare certe patologie “correlate”, che possono portare l’obesità (come la sindrome di Prader-Willi, una malattia genetica rara che, fra l’altro, comporta l’assenza di sazietà già nei bambini molto piccoli, ndr). Inoltre, anche se in casi selezionatissimi, dobbiamo iniziare a parlare di approccio chirurgico pure nei bimbi, con l’inserimento dei “palloncini”, che riducono lo stomaco e diminuiscono la fame. Ma non è un approccio risolutivo. La soluzione è prevenire e lo si fa educando a mangiare bene e a muoversi nel modo giusto».

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