Gioco
Loto Croce, il lato oscuro dell'Associazione archeosofica. «Legati e bendati, ci pieghiamo al guru e si perde la libertà»
Monica, ex adepta, racconta come è stata irretita dalla setta: «I riti non finiscono mai, avevo paura, ho dato tanti soldi»
PISTOIA. «Dell’Ordine iniziatico dei Loto Croce se ne parla alle riunioni dell’Associazione Archeosofica. C’è un quaderno sul tema che tutti possono comprare. Ma solo quando si comincia a studiarlo, in gruppi ristretti, chi tiene il corso comincia a far capire qualcosa. Che l’Ordine non è solo teoria, che qualcosa c’è davvero, ma che è riservato a pochi, ai meritevoli. E allora scatta qualcosa, ci si sente come toccati nell’onore. Si vuol essere all’altezza».
Monica, chiamiamola così, è una delle tante fuoriuscite che in questi giorni ha trovato il coraggio di parlare della sua vicenda, uguale a quelle di tante altre persone finite nel vortice. Monica è toscana, la sua disavventura con l’Associazione Archeosofica è di qualche anno fa, ma ne parla adesso per la prima volta. A darle la spinta sono stati la pubblicazione del libro Nella setta di Flavia Piccinni e Carmine Gazzanni e gli articoli del Tirreno che da giovedì scorso si sta occupando della vicenda. Alcune pagine del libro riportano l’esperienza di tre donne fuoriuscite dall’Ordine e, anche sulla base di questi racconti, la polizia di Firenze ha deciso di aprire un’indagine sull’Associazione, che ha sede centrale a Pistoia e diramazioni in tutta la Toscana e anche all’estero. «Grazie – dice – per aver finalmente parlato di questa realtà, che risucchia e condiziona le persone, le priva di una vita loro e anche di tanti soldi».
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Il racconto di Monica è uguale a quello di tanti altri che – in questi giorni – stanno contattando gli autori del libro inchiesta e la redazione di Pistoia del Tirreno. «Iniziai a frequentare la sede dell’Associazione per seguire il corso di disegno e iconografia, perché mi interessava. Conobbi diverse persone, che mi incoraggiavano, mi dicevano che ero brava. Mi spinsero a studiare i simboli, a frequentare altri corsi. Ero arrivata ad un punto che passavo in sede quasi tutta la settimana. Ero giovane, non mi rendevo bene conto, ero totalmente coinvolta».
Così Monica comincia ad accedere ad altri corsi, più riservati, con meno persone. Le chiedono di studiare i quaderni dell’esoterista Tommaso Palamidessi, che nel 1948 a Torino fondò l’Ordine Loto Croce (l’attuale capo dell’Ordine e dell’Associazione Archeosofica, Alessandro Benassai, 78 anni, è suo discepolo). Uno dei quaderni parla esplicitamente di un Ordine iniziatico. «Chi teneva il corso mi fece capire che non era solo teoria, che l’Ordine esisteva veramente ma che era riservato a pochi. Ti fanno capire che sei una prescelta, anche se credo che tutta questa selezione non ci sia».
Da allora, comunque, Monica e gli altri candidati si impegnano in una preparazione fatta di meditazioni, anche notturne, di regole precise sui cibi e i comportamenti, di studio. «Qualche giorno prima dell’iniziazione – ricorda – ci presero le misure per i vestiti che poi sarebbero serviti nella cerimonia. Ma non ci dicevano niente, io avevo paura. Fu allora che ci chiesero anche di portare 1.200 euro in contanti in una busta chiusa». La stessa cifra che viene poi chiesta ad ogni nuova iniziazione e che, secondo le testimonianze dei fuoriusciti, finiscono tutte sotto il controllo del capo.
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L’iniziazione è un ritiro di tre giorni in una località segreta. Sono una decina di persone, non possono parlare tra loro né tanto meno raccontare ad altri di quello che stanno per vivere. «Legati e bendati, siamo sottoposti ad un interrogatorio e alla fine siamo degli iniziati. Ma io mi ricordo di aver avuto tanta paura».
Ma subito dopo, un’altra sorpresa: quello appena salito è solo il primo scalino, subito bisogna che Monica si prepari al secondo: ancora studi, veglie e altri 1.200 euro. «A quel punto la paura mi fece allontanare – conclude Monica – anche se alcuni provarono a riportarmi dentro. Non è stato facile, ma scelsi di sparire. Fu la cosa migliore». Ora Monica si è fatta un’altra vita, una vita normale. Quei mesi di sofferenza e paura li ricorda solo perché non cali di nuovo il silenzio – dice – su quello che succede dietro le quinte dell’Associazione Archeosofica. —
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