Il Tirreno

Toscana

Le parole dell'odio, così parla lo stalker: "Io sono perso, ma vi porto tutti con me"

Ilaria Bonuccelli
Le parole dell'odio, così parla lo stalker: "Io sono perso, ma vi porto tutti con me"

Livorno, lei lo lascia dopo dieci anni di maltrattamenti. Lui la perseguita da giugno: «Quello che vuoi non lo farai mai. A costo di tutto, credimi. Il carcere non mi fa paura"

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LIVORNO. «Io sono perso. Ma vi porto tutti con me». Silvia (nome di fantasia per tutelare la vittima) non ha tempo di assimilare il messaggio. Il cellulare le sputa minacce in continuazione. Dopo le due e mezzo del mattino ha smesso badare all’orario. Le parole fanno paura, non il buio. Le lacrime forzano gli occhi ora che nella redazione de Il Tirreno riascolta gli audio dell’odio: «Vaglielo a raccontare ai tuoi amici carabinieri che ce l’ho a morte con te. Aspetto che mi fai arrestare, tanto non avrai quello che vuoi e stanotte mi gioco la libertà perché tu non vincerai mai. Né ora né mai, perché può passare tempo ma non vi mollo né a te né a nessuno. Fammi arrestare: io non ho paura. Ricordatelo, potrò stare in carcere tutto il tempo che la legge consente. Di certo non mi daranno l’ergastolo, ma te sei segnata».

La voce dell’ex è crudele. Ostile. Melliflua. Doppia. Silvia non è impaurita. È stremata. Lui l’ha maltrattata per dieci anni, da 40 a 50, più o meno. L’ha picchiata. Invece chi ascolta la voce della violenza, come noi, minuto dopo minuto, instancabile, è in apnea. Di solito si parla di violenza e si pensa ai lividi. Invece, è la voce che dà spessore ai maltrattamenti. L’odio è corposo. Rauco. Gli audio di Silvia sono terribili. Più dei racconti. Da giugno, quando l’ha lasciato, l’ex ha pure bruciato l’auto di sua sorella: lo avrebbero ripreso le telecamere di un tabaccaio della zona. L’ha minacciata di morte, pedinata. Perciò a metà ottobre, un giudice gli ha imposto un divieto di avvicinamento: obbligo di tenersi a distanza di 200 metri e divieto di qualunque contatto via cellulare, chat. Tutto inutile. Gli ultimi giorni sono stati un delirio. Lui che si presenta sotto casa. Si accanisce contro il campanello nel cuore della notte. Il giudice che il 16 novembre aggiunge al divieto di avvicinamento l’ obbligo di dimora (stare in casa) dalle 21 alle 7. Come se durante il giorno non costituisse una minaccia.

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La notte stessa lui è sotto casa di lei. Impunito. «Arrivo: fammi preparare il borsone, fammi arrestare». Ieri Silvia presenta l’ennesima denuncia, la settima o l’ottava. Finora, però, per il giudice non ci sono stati gli estremi per fare arrestare lo stalker, malgrado la richiesta del l pubblico ministero. Eppure gli audio che Silvia riceve raccontano la violenza che cresce. «Tu mi hai rovinato la vita e io la rovino a te... questa cosa non può finire». E in sequenza: «Io sono non geloso, molto di più. E io questa gelosia, te l’ho detto, si trasforma in pazzia. Perché io non è che non lo so che faccio delle cose sbagliate: io lo so, ma non mi interessa, vado avanti.... Piuttosto mi metto nei casini, soffrirò non me ne fotte, ma questa cosa non te la faccio passare». E se il concetto non fosse chiaro, dopo le prime denunce, l’uomo ribadisce in un messaggio: «Vedi che io paura non ce n’ho né di te né di nessuno né dei carabinieri. Me ne fotto. Non ho paura di farmi il carcere»... «Ora ti mando il messaggio vocale così ti regoli, puoi fare quello che vuoi.. Tu quello che vuoi non lo farai né ora né mai. A costo di tutto, credimi».

Le prime denunce scattano a inizio estate, conferma Silvia: «La situazione precipita una sera quando, dopo la sua ennesima sparizione, si fa trovare a casa mia. Pretende di vedere il mio cellulare. Io mi rifiuto». Pochi giorni dopo lui blocca Silvia nell’auto: «Scendi». Lei non lo fa. Mette la retromarcia e si precipita dai carabinieri: «Per favore è là fuori, fermatelo». I carabinieri lo sentono e l’ex ammette: «Voglio 20mila euro che ho speso nei 10 anni che siamo stati insieme. Comunque, non la mollerò mai». Infatti, due giorni dopo, lo stalker pedina Silvia a casa della madre, dove si ferma a dormire. Le ricopre l’auto di sale: «Nel linguaggio del suo paese di origine significa “Sei finita”».

Glielo scrive nelle settimane seguenti.Ossessivo. «Anche se mi faccio la galera non ho paura: so farmela e so soffrire ma te, in questo modo non mi tratti. Né te né nessuno e perciò che mi farò la galera con dignità senza alcun rimorso. A te non ti farò fare vita, stanne più che certa che non ho paura di nulla. Porta questo messaggio ai carabinieri perché non ho paura né di te, né del carcere: puoi godere solo per un po’ del tempo, ma poi è tutto finito. Non te la darò vinta.. Io già so che passo dei problemi, ma te non te la cavi. Né te né nessuno. Sì ti sto minacciando: non mi spaventa nulla: non voglio una vita tranquilla ma neppure tu l’avrai». Poi la promessa: «Non ti farò vincere mai, vincerai solo se mi daranno l’ergastolo… Ma avrò 5 anni e 5 anni non sono nulla. So a cosa vado incontro. Sei stata la rovina di tutto. Non volevo tutto ciò ma ci hai portato tu». La frase da vigliacco. La colpa scaricata sulla vittima.

 

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