Attenzione
La scuola al tempo dei selfie
Proviamo a liberare le classi e le ore di lezione dai telefonini. La proposta di una zona franca fondata sull'articolazione idee-parole-testi
Liberiamo la scuola dai telefonini. E’ possibile? In alcuni istituti vige già il divieto di portare in classe l’inseparabile smartphone. Lodevoli eccezioni. Per i millennials, nativi digitali, tutto passa attraverso il cellulare: amicizie, amori, litigi, divertimento, informazioni, conoscenza. Ma se ne può fare a meno durante le 4-5 ore trascorse sui banchi? Per concentrarsi sulle parole dell’insegnante e sulla comprensione di un testo scritto, senza la distrazione della notifica dell’ultimo messaggio o di un video.
Ho sollevato questo tema provocatoriamente nel corso di un incontro pubblico a Livorno sui temi dell’informazione nell’era dei social, organizzato dal Serra club, l’associazione di ispirazione cattolica. E ho riscontrato il consenso esplicito di molti dei presenti nel pubblico. Non ho nostalgia di quando, giovane cronista, dovevo andare in giro a cercar notizie con le tasche piene di gettoni pronti a infilarmi in una cabina telefonica per raccontare alla redazione ciò che avevo saputo.
La rivoluzione digitale nella quale siamo immersi ha totalmente trasformato la dimensione dello spazio e del tempo. L’homo sapiens si è evoluto in homo connectus. Si avverte però l’esigenza di approfondire e di discutere come garantire alla "net generation" una zona di antica libertà, fondata sull’articolazione di idee-parole-testi, durante le ore scolastiche.
Tema da affrontare senza divieti e punizioni ma con pratiche positive.Quelle negative, invece, i giovanissimi ce le hanno sotto gli occhi, insegnate dal mondo della politica. Lo smartphone è lo strumento della propaganda totalizzante per i governanti e per gli oppositori: dirette Facebook, tweet, selfie hanno sostituito la complessità del ragionamento. Immaginate Salvini e Di Maio, ma lo stesso Renzi, senza i loro cellulari? Nudi come il re della favola. Buona domenica.
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