Gioco
De Falco e le epurazioni: «Deriva pericolosa nei Cinque Stelle, se mi cacciano finiranno sugli scogli»
Livorno, la solitudine del senatore dopo il no al condono su Ischia: «Io coerente ma il movimento non può essere liberticida»
LIVORNO. Prima il Giglio, ora Ischia. La vita di Gregorio De Falco, comandante della Capitaneria ieri e senatore grillino eletto nella circoscrizione Toscana 2 oggi, cambia sempre rotta quando davanti c’è un’isola. E anche stavolta, come per la tragedia della Concordia, rischia di restare solo, isolato: messo ai margini della vita militare dopo la frase al comandante Schettino, adesso parte del Movimento vuole la sua testa dopo aver votato con le opposizioni il decreto Genova facendo andare sotto la maggioranza per la prima volta.
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Senatore, un’altra isola potrebbe cambiarle la vita?
«Bravo, ha colto nel segno, il problema è che io amo le isole»
Sì, però, ora è lei che rischia di restare isolato...
«Io resto nella navigazione che ho intrapreso mesi fa e rimango con la medesima rotta che ha le cinque stelle come riferimento. E tra queste c’è l’ambiente».
Spiegato il motivo del voto con le minoranze.
«Sì, perché questo sarebbe stato un condonone. Io non cerco protagonismo, l’emendamento su Ischia è lo stesso che avevo proposto io. E poi se non fosse un condono non avrebbero riscritto il primo comma opponendosi al principio generale: ovvero che un atto viene giudicato per le leggi nel momento e non facendo un viaggio nel tempo alla Zemeckis».
Forse perché il vice premier Di Maio ha qualche interesse?
«Questo non lo voglio nemmeno pensare»
E allora?
«Era un errore e andava corretto».
Però dentro al Movimento chi non obbedisce è fuori.
«Esistono due osservazioni, la prima è che abbiamo una Costituzione magnifica che i Cinque Stelle hanno difeso con i denti e prevede due articoli: il 67 e il 68. Il primo pone la libertà di mandato, l’altro dice che nessun parlamentare può essere perseguito per opinioni e voti espressi».
Peccato che i Cinque Stelle abbiano regolamenti molto più rigidi.
«Non esiste, altrimenti ci portano tutti a Rebibbia. E comunque prima delle sentenze si fanno i processi e ancora prima le contestazioni».
Quindi per ora non le è arrivato niente?
«Nemmeno una cartolina, ho controllato la mail e mi pare di non aver visto niente».
E se la dovessero espellere? Entra nel gruppo misto?
«Se mi espellono vuol dire che vogliono andare sugli scogli».
Come Schettino?
«Sì, proprio come lui. Io sto dicendo che il Movimento non può essere liberticida. Io non mi sono candidato con il Ku Kux Klan, mi sono candidato con un Movimento che fa della tutela dell’ambiente una delle sue bandiere. E attraverso l’ambiente si tutela il turismo che è più dell’11% del Pil. Invece con i condoni si uccide l’ambiente».
Prima del voto si è confrontato con il suo capogruppo che ora vuole la sua testa e parte dei suoi compensi?
«Al riguardo di un capogruppo che cazzia un parlamentare richiamo alla memoria il comunicato 45 di Beppe Grillo nel quale nel 2011 diceva che ogni eletto deve rispondere al programma e alla propria coscienza e ha libertà di esprimersi liberamente in parlamento senza chiedere il permesso a nessun capo bastone, lui lo chiama capo bastone...».
E sui soldi?
«Devo fare i rendiconti. Ci mancherebbe. Continuo a restituire come sempre perché sono coerente, non dissidente».
Quindi resta a bordo?
«Certo che sì. E sono coerente con le idealità del Movimento. Le dico una cosa: nonostante questo polverone sto bene, perché sto facendo il giusto. Le posso assicurare che ho ricevuto tanti messaggi di esponenti e attivisti che non ha idea, e questo è molto importante per me».
Tanto per tradurre: la base è con lei ma ha i vertici sono contro?
«Sono entrato nel Movimento che ha idealità meravigliose dove io mi riconosco ma altri stanno prendendo altre strade perché non tutto è perfetto, ha ragione. In ogni caso una cosa è la libertà di pensiero e una è la manifestazione del pensiero. La libertà di pensiero non la toglie nemmeno il nazismo. E nemmeno se uno forma un contratto come ho fatto io. Il movimento si deve muovere dentro alla Costituzione».
Allora c’è qualcosa di sbagliato nel movimento?
«No, c’è qualcosa di sbagliato in questo eventuale agire. Io posso anche prendere parte di una norma e applicarla in maniera ingiusta e indebita. Ne risponderò. Ma esiste una deriva nel movimento che io non condivido. Come successo per i fanghi e il provvedimento sicurezza dove ho dato un voto contrario».
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