Gioco
Mare del Nord? No, Livorno: benvenuti a bordo del gigante del gas
Sul terminale di rigassificazione di Olt 30 operai ruotano ogni 28 giorni per metterci al sicuro dalle crisi energetiche: li abbiamo incontrati
Non ha muri né soffitti, né pavimenti: non ha nulla che la faccia sembrare una città, eccetto le tubature (…) che salgono verticali. Il cielo e il mare si ritagliano angoli di blu in una foresta di tubi arancioni. È un’isola invisibile.
Servono in prestito le parole di Italo Calvino, per raccontare questa città, dimenticata dalle mappe dell’Arcipelago toscano, separata da 22 chilometri di onde e da 36,5 chilometri di gasdotto dalla terra di cui porta il nome. Eccolo il terminale galleggiante di rigassificazione Fsru Toscana, siamo al largo di Livorno e di Pisa. A nord le Apuane, sullo sfondo l’isola di Gorgona. Quando la nave si para davanti agli occhi, opera di inaspettata grandezza, a dare il buongiorno agli ospiti arrivano i gabbiani che volteggiano sulla gasiera: avvolta in un borbottìo perenne può trasformare e distribuire il gas necessario al fabbisogno della regione Toscana.
Un viaggio, dal cielo alle viscere. Dal ponte di comando fin oltre il piano F, con lo sguardo rivolto al mare che attraverso scambiatori di calore riscalda il gas allo stato liquido portandolo allo stato di vapore (da –160 gradi a 20 gradi) per poi pomparlo nella rete nazionale attraverso il gasdotto: un condotto che giace sul fondo del mare e arriva sulla terraferma, in località Suese a Collesalvetti.
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Eccolo il comandante Nicola D’Astice. Nel nome ha un bel po’ della sua vita: la sua Bari dov’è nato e il mare. Sessantacinque anni e miglia su miglia di navigazione nel cuore degli oceani e lungo le coste di mezzo mondo. Da sei anni è il padrone della casa-nave Olt. Sorriso bonario, carattere da condottiero, veneziano d’adozione. Appassionato di Fred Vargas e George Simenon, dell’ispettore Jean-Baptiste Adamsberg e del commissario Maigret sostiene di avere l’intuito. «Come ogni nato sotto il segno zodiacale dei pesci», commenta divertito. «Navigare per me, che sono del sud, era un po’ scritto nel Dna. Ho cominciato allievo di coperta ma in mare, se hai il carattere, vai avanti. Non c’è raccomandazione che tenga, l’armatore sa che ti affida un valore enorme».
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Piedi ben piantati in terra, D’Astice si considera un uomo premiato dalla carriera per la sua capacità di vedere lontano. E non solo quando guarda le stelle e individua Alcor, la debole stellina dell’Orsa maggiore invisibile ai più. I sistemi di sicurezza, entra nel merito il comandante, sono ai massimi livelli e agiscono in automatico per assicurare il funzionano della macchina sempre nelle massime condizioni di sicurezza. Con D’Astice a bordo della gasiera di Livorno ci sono in media 30 persone che si alternano ogni 28 giorni.
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Una montagna di titanio e acciaio inox. Il “bombolone”, come viene chiamato a Livorno, è un’opera strategica per il Paese. Gli impianti di rigassificazione sono centrali per l’Italia a cui garantiscono l’indipendenza dai gasdotti e la certezza di poter contare sull’approvvigionamento energetico anche in periodi di crisi internazionali.
Il terminale Toscana è entrato in funzione alla fine del 2013 durante le tensioni con la Russia per la guerra di Cecenia. Il gas liquido arriva sul Fsru Toscana, portato da grosse navi.
Per 28 giorni l’equipaggio vive senza tornare mai sulla terraferma. Un microcosmo in cui guardie, controllo, organizzazione e tempo libero si amalgamano. La lingua ufficiale è l’inglese anche se qui quasi tutti arrivano dal sud Italia. Il ristorante, coordinato da Giuliano Spadavecchia, meriterebbe una buona recensione su Tripadvisor. Il contratto dei marittimi prevede pasti ricchi e variegati che il cuoco di bordo riadatta cercando di garantire a tutti «un po’ di casa». «Geert ad esempio non mangia il pesce – racconta – ed io gli garantisco sempre un’ottima alternativa». Alternativa non è la parola giusta per descrivere l’offerta della cucina del “Toscana”, comprensiva di pane e dolci sfornati espressi ogni giorno. Geert Freson, 32 anni, belga, è uno degli ingegneri di bordo. Due figli, si scambia nella loro cura con la moglie anche lei imbarcata sui rimorchiatori di Anversa. Si vedono solo per pochi giorni all’anno e per le vacanze. Un gioiello tecnologico Il terminale non c’è sempre stato.
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Lo sanno bene associazioni ambientaliste che di questa nave ancorata al fondo del mare nell’Arcipelago proprio non volevano sapere. Il gigante ha appena 6 anni e una prospettiva di vita di altri 14. Formato da 360 chilometri di cavi, è un equilibrio perfetto tra acciaio inox, teflon, titanio e sistemi di sicurezza. Occhi bionici capaci di ficcare lo sguardo ovunque alla ricerca di millimetriche variazioni. Un robot sottomarino ne ispeziona il funzionamento. «Sì, la storia delle cozze è vera», risponde D’Astice. «Per verificare se ci fosse inquinamento vengono buttate sul fondo e poi fatte analizzare da enti terzi: non c’è mai stata la minima variazione». Ogni tubo, vite, griglia è ricoperto di chartek un isolante ritardante in caso di incendio: per toglierlo è necessario il martello pneumatico. «Anche i carrelli che movimentiamo sulla gasiera hanno ruote in gomma per evitare inneschi», interviene Giovanni Giorgi, operation manager.
«Installavo gasdotti e piattaforme nel mare del Nord e sul sito del Tirreno lessi di questo progetto». Giovanni Giorgi, 46 anni, di Castiglioncello, ingegnere aeronautico, seppe così dell’idea di realizzare il terminale al largo di Livorno. Inviò il curriculum e fu chiamato dopo una settimana. «Sono tra i professionisti, con la collega Marika Venturi, che da più tempo lavora qui. Un investimento da 850 milioni di euro», spiega. «Anche adesso quello che più mi dispiace sono le proteste e le opposizioni che ne accompagnarono la realizzazione mentre contemporaneamente ricevevamo riconoscimenti a livello mondiale».
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«Per l’Italia – interviene sulla politica energetica Richard Fleischmann, uno dei due amministratori delegati – l’approvvigionamento di Gas naturale liquido attraverso gli impianti di rigassificazione, come il Terminale Olt, è di fondamentale importanza per ridurre la dipendenza del sistema energetico del Paese dai gasdotti e garantire sicurezza, flessibilità e diversificazione. Il terminale è in grado di accogliere circa il 90% della flotta di navi metaniere attualmente in servizio, questo ci ha permesso di ricevere carichi provenienti dai maggiori paesi esportatori di Gnl, quali: Algeria, Nigeria, Norvegia, Perù Qatar, Trinidad e Tobago, Unione Europea e Usa, da cui abbiamo ricevuto il primo carico di Shale gas giunto in Italia»
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«Il Gnl come combustibile di transizione verso la decarbonizzazione – aggiunge Alessandro Fino, amministratore delegato di Olt – risulta decisivo sia per i trasporti marittimi che terrestri. Da questo punto di vista, Fsru Toscana può svolgere un ruolo essenziale grazie alla possibilità di conferire il gas direttamente all’interno dei porti. Un’opportunità per il sistema portuale locale e un’occasione di rilancio per l’economia regionale». «Il tema della sostenibilità - ha dichiarato - è al centro non soltanto delle attività del Terminale ma anche della nostra politica gestionale. In questo senso Olt ha ottenuto la registrazione Emas, il più importante strumento volontario attraverso cui valutare e migliorare le prestazioni ambientali».
(fotoservizio Massimo Sestini)
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