Il Tirreno

Toscana

Apre al killer che gli spara in faccia: ucciso a 27anni sul divano di casa

Sabrina Chiellini
Apre al killer che gli spara in faccia: ucciso a 27anni sul divano di casa

Giuseppe Marchesano assassinato con 6 colpi di pistola. L’arma è scomparsa, i vicini pensavano ai petardi di Halloween

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Conosce l’assassino, lo fa entrare in casa, si siedono insieme sul divano rosso vicino alla cucina e a un piccolo ingresso. Discutono, alzano la voce, all’improvviso Giuseppe Marchesano 27 anni, perito meccanico, nato a San Miniato, si ritrova in trappola nella sua casa dalle pareti colorate.

Il giovane cerca di reagire ma non ha scampo. L’assassino gli scarica contro almeno sei colpi di pistola e fugge via. Gli spara al volto, quasi a volerlo cancellare, usa i proiettili come fossero un acido, per farlo scomparire. Lo colpisce mortalmente e lo lascia immobile sul divano. Da quel momento l’omicida diventa un fantasma: porta via la pistola e guadagna tempo - fin troppo, per un fatto così grave - prima che qualcuno si accorga che Giuseppe è stato ucciso. Nessuno vede l’omicida attraversare la stretta strada, via Di Dietro, in mezzo al paese nel comune di Montopoli Valdarno, a pochi chilometri da Pontedera. Né lo vede allontanarsi verso l’Arno.

È la sera di venerdì 9 novembre. I vicini di Giuseppe sentono i colpi di pistola ma li scambiano per petardi di Halloween, la macabra festa dagli straschici infiniti. Non ci fanno caso, non pensano di essere comparse inconsapevoli di un delitto avvenuto sotto le loro finestre di casa. Invece accanto a loro c’è un ragazzo, con la tuta sportiva e la testa martoriata. È senza vita, sul divano rosso, pieno di sangue come il pavimento del piccolo salotto.

Sono gli amici, la sera di sabato, a scoprire che Giuseppe è stato ucciso da un giorno. Una porta finestra era aperta e da qui entrano gli amici, preoccupati della lunga assenza. Del telefono muto Vedono la scena agghiacciante e danno l'allarme. E quando la vicina, Carmela, vede arrivare ambulanza e carabinieri comincia a pensare a quello che aveva sentito la sera prima e racconta tutto agli investigatori. Non erano botti quelli che lei e altri avevano sentito, ma spari.

Comincia una notte convulsa, fatta di paura e di dolore per gli abitanti del piccolo paese dove tutti si conoscono. Ma Giuseppe era riuscito a sfuggire a questa logica. Riservato, cordiale ma molto silenzioso. Non dava confidenze, tanto che nessuno ora ammette di sapere molto sulla sua vita privata. E la stessa madre, Giuseppina De Filippi, non fa che ripetere che era solo «un bravo ragazzo». Aveva comprato quella casa da un sardo, voleva un posto tutto suo dopo che si era trasferito più volte insieme alla madre da un posto all’altro.

Nessuna direzione privilegiata delle indagini anche sul movente: gli investigatori stanno scavando sul passato e sulle ultime ore di vita di Giuseppe. Sono già tornati più volte sulla scena del crimine per non trascurare alcun elemento, hanno anche acquisito le immagini di video sorveglianza girate da alcune telecamere private - quelle di un bar lungo la Tosco Romagnola - nella zona ma è presto per dire se potranno risultare utili. Analisi anche sul telefono cellulare e sul computer della vittima, sulla sua auto e sul furgone dell’azienda per cui lavora, la Jungherich, di Firenze.

Dall’altra notte è iniziata la caccia all’assassino. Non si esclude alcuna ipotesi, compresa quella passionale o di un debito non saldato. Sul posto arriva il pm incaricato delle indagini, il dottor Sisto Restuccia, e il medico legale, la dottoressa Chiara Toni, che già stamani sarà incaricata di eseguire l’autopsia. Trovano una scena del crimine che gli inquirenti non esitano a descrivere «molto complessa» e che potrebbe richiedere tanto tempo prima di trovare la giusta lettura. Non ci sarebbero così numerosi elementi utili alle indagini e per questo gli investigatori tornano a più riprese nella casa sotto sequestro per “fotografare” ogni dettaglio. Sono convinti che il perito meccanico abbia tentato di reagire anche se in maniera debole. Forse più sorpreso che spaventato dall’aggressione. Nella stanza dove è stato ucciso non ci sarebbero tracce evidenti di una colluttazione vera e propria prima che qualcuno scaricasse la pistola a carica singola (che ancora non è stata trovata) per chiudere definitivamente una storia. Almeno sei dunque i colpi esplosi, tre alla testa, uno vicino al collo e due alle gambe, per impedirgli di fuggire. Nessun segno di effrazione alla porta di casa. Tra un ventaglio di ipotesi prese in considerazione ci sarebbe quella del movente passionale, per le modalità di esecuzione. Gli investigatori stanno vagliando la situazione patrimoniale della vittima e il contratto di acquisto della casa. Si è parlato di un debito e di un contenzioso con una persona che aveva già avuto con la vittima diverse discussioni. Già nella notte di sabato sembrava ci fosse un indiziato ma poi i carabinieri non hanno confermato.

Partendo dall’idea che la vittima e l'assassino si conoscevano le prime indagini si sono concentrate nell’ambito delle frequentazioni e delle conoscenze della vittima. Martedì era stato visto per l’ultima volta al bar-pizzeria del paese. Dall’esame del computer e del telefono potrebbero arrivare i primi elementi interessanti. Bossoli sul pavimento non ne sono stati trovati, si attendono ulteriori indicazioni dall’esito dell’autopsia. Intanto si scava sulle abitudini di Marchesano dagli anni della scuola superiore, frequentata a Fucecchio, fino al primo lavoro e alle telefonate ricevute nelle ultime ore di vita. —


 

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