Il Tirreno

Toscana

Dalla Regione meno soldi alle cliniche private: ecco quali

Mario Neri
Dalla Regione meno soldi alle cliniche private: ecco quali

La Regione rivede i tetti: basta operazioni semplici e pazienti da fuori Toscana. Limite di 273 milioni alle ”convenzionate”

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Nel mirino ci sono finiti due giganti aretini. Il Centro chirurgico toscano di Poggio del Sole e la Casa di cura San Giuseppe. Negli ultimi quattro anni più del 70, in qualche caso l’80% dei loro pazienti arrivava da fuori regione, eppure era la Toscana a pagare. Sì perché Lazio, Campania e Calabria si sono rifiutate di rimborsare alla Toscana circa 40 milioni di euro dal 2014 ad oggi, contestandole proprio di aver concesso troppo ai privati per prestazioni che i pazienti avrebbero potuto svolgere nelle loro terre di origine.

Cataratte, menischi, operazioni ortopediche a bassa complessità: tutti interventi inappropriati. Secondo i calcoli dell’assessorato di Stefania Saccardi per questa sanità gonfiata di piccoli casi a bassa specialità spendiamo 33 milioni di troppo ogni anno. E li versiamo proprio ai privati. Le due cliniche dalla Asl sud est hanno incassato parecchio, più di 26 milioni all’anno la prima, quasi 20 la seconda. Ma soprtattutto hanno esagerato con gli esterni, tanto da attirare i rilievi della Corte dei conti sulla Asl sud-est, che ora rischia un’accusa di danno erariale per aver anticipato alle cliniche i soldi senza poterli riavere indietro.

Ma le aretine non sono le uniche ad aver appena ricevuto una strigliata dall’assessorato di Saccardi con l’ultima manovra portata sul tavolo della giunta regionale giovedì con un obiettivo preciso: dare una sforbiciata alle liste d’attesa riducendo i rimborsi ai privati per i migranti della sanità in arrivo da fuori e aumentare esami, visite e interventi per i residenti. Case di cura e centri diagnostici accreditati col pubblico dovranno ridurre ricoveri e prestazioni dei forestieri in proprorzione al totale del pazienti curati in convenzione (il 5% di tagli per chi ha il 40% di “migranti” della sanità, il 10 per chi ne cura dal 40 all’85%, il 20 per chi va oltre l’85%). Pena, il ritiro dei soldi spesi in modo inappropriato. Ma le aretine non sono le uniche a “gonfiare” i bilanci di migranti della sanità. Basta vedere i budget appena assegnati dalla Regione ai maggiori fra i 200 centri convenzionati col pubblico in Toscana (vedi grafica).

Il piano firmato dall’assessora messo a punto insieme dalla direttrice del dipartimento Monica Calamai fissa un tetto di spesa, e sforarlo potrebbe costare caro. La Toscana si è appena imposta di non spendere più di 273 milioni per le convenzionate. Rispetto al passato conta di tagliare almeno 8 milioni all’anno. E di farlo soprattutto agendo sui big. Insomma, l’ordine è “Curare sì, ma prima i toscani”. Dunque a cliniche famose come Villa Ulivella a Firenze, le Barbantini a Lucca, il San Camillo a Forte dei Marmi, l’Istituto radiologico di Alliance a Pistoia, ma anche la Stella Maris a Pisa, verrà chiesto di non sgarrare.

Anche perché da Roma non arrivano buone notizie. Mercoledì Calamai ha fatto il punto in commissione sanità sugli effetti della manovra gialloverde sul fondo sanitario toscano. Formalmente, nessuna riduzione, il fondo resterà inalterato. Ma la Toscana quest’anno dovrà aumentare la spesa per accordare gli adeguamenti contrattuali ad infermieri e tecnici e, seppure non riconoscerà gli aumenti ai medici, dovrà accantonare i soldi come se dovesse farlo. Il tutto per un totale di 99 milioni. Che di fatto si traducono in tagli.

Per questo il testo della delibera della giunta Rossi è chiaro: c’è stata negli ultimi anni «una apertura che ha portato ad un forte incremento delle prestazioni erogate a pazienti delle altre regioni da parte del privato accreditato a scapito delle prestazioni ai cittadini toscani, spesso obbligati a spostarsi fuori regione per trovare risposta ai propri bisogni di assistenza».

Ogni anno sono 70mila i pazienti che dalle altre regioni vengono in Toscana a curarsi e 35 mila i toscani che escono verso gli ospedali di Emilia, Lombardia e Veneto, per cui la Regione rimborsa circa 120 milioni. Far lavorare di più i privati sui toscani, significa ridurre anche il numero di non residenti per cui le Asl anticipano i soldi senza ricevere i rimborsi. Significa parere il colpo sulle sforbiciate del governo.

La determina della Regione con tutte le cifre

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa