Gioco
Renzi si candida alle Europee? Scatta la lotta fra i toscani per il suo scranno
La voce di una corsa del senatore dem per le elezioni di primavera riaccende la sfida fra Giani e Saccardi. Questa volta per un posto a Roma
FIRENZE. - E Matteo?
- Matteo icché?
- Come icché. Si candida
- E il collegio, il suo collegio, chi lo piglia? Io, te, la Simona...
- I’ Danti.
- I’ Danti? No macché, lui l’è di’ Valdarno. Ti pare, i’ Danti a Scandicci.
È così da settimane. Conversari frenetici. Un risiko di mosse, mossette, tronini di spade. Casette di carta piene di piccole e fantasiose cospirazioni. «Siamo tutti sul chi va là, in effetti. Perché Matteo parrebbe intenzionato a provare la corsa per le Europee a primavera», confidano ormai ad ogni pausa caffè un sacco di dem toscani di lotta e di governo. Di giunta e consiglio, petali, anzi petalucci del Giglio Magico.
E pensare che sembrava tutto assodato, cristallizzato alla notte del Nazzareno, quella delle liste, fine gennaio 2018, quando Matteo Renzi si richiuse al quartier generale del Pd con i fedelissimi e con un tratto di penna disegnò la “ridotta”, spazzò via gli scudieri spuri, le visioni apocrife, i sangue misto della rottamazione, dando vita all’ultima mutazione del PdR, quella del renzismo in purezza, che poi si sarebbe rannicchiata negli emicicli di Camera e Senato, travolta dall’onda gialloverde del 4 marzo.
Ecco, schemi, incarichi, ruoli, poltrone da lì in poi sembravano intangibili, data la vitrea fragilità elettorale. Invece da un po’ le seconde file sono in fibrillazione. Più in Regione che nei palazzi romani. E più andando per ipotesi che avvalendosi di certezze, tanto che ufficialmente, Marco Agnoletti, portavoce dell’ex premier oggi senatore semplice di Scandicci, smentisce: «È escluso che si candidi». Eppure del «futuro di Matteo» si discute da giorni. E c’è pure chi manovra, si prepara alla staffetta, al passaggio di testimone. Tipo ci sono Stefania Saccardi e Eugenio Giani già pronti a traslocare l’ormai sempre più evanescente testa a testa per le Regionale del 2020 in una contesa per la signoria fiorentina, una delle poche riserve in cui il partito potrebbe tenere ancora di fronte all’euforia sovranista.
Sì, perché se Renzi corresse per l’Europa e venisse eletto a Strasburgo, nel collegio senatoriale di Firenze, Impruneta e Scandicci si tornerebbe al voto. E l’assessora alla salute e il presidente del consiglio regionale, campioni di preferenze nel 2015, potrebbero offrire scialuppe sicure. E chi manovra già ipotizza un ostacolo: alla neosegretaria toscana ed eurodeputata Simona Bonafè l’ex rottamatore potrebbe chiedere di correre in ticket con lui nella circoscrizione del Centro Italia oppure di “sacrificarsi”, magari proprio per misurarsi nel collegio fiorentino o per provare, da candidata governatrice, a frenare l’avanzata della Lega e di Susanna Ceccardi. Insomma, la Simo in campo per domare la Susy.
«Le Europee? È un’opzione su cui Matteo rifletteva mesi fa, non so se sia più così. Vedremo a Salsomaggiore» confida un senatore dem vicino a Renzi. In Emilia, nel fine settimana, il leader della Leopolda riunisce l’ala dei duri e puri. Dal summit termale i renziani dovrebbero uscire con l’ufficialità sul nome da sostenere per la corsa alla segreteria. Anche se tutti sanno che sarà Marco Minniti. In realtà, tutti si aspettano che Matteo offra una parola, un segno, un cenno intelligibile sulla rotta da seguire. Certo, un seggio in Europa blinderebbe il suo futuro per cinque anni.
Mentre a Roma la continua instabilità climatica fra Salvini e Di Maio potrebbe presto degenerare in una tempesta. Non solo. Se davvero anche Strasburgo e Bruxelles venissero travolte dalla piena sovranista, il capo leghista potrebbe essere tentato dal ritorno al voto. Il che, con i sondaggi che tiorano e le incognite sulla leadership dem, renderebbe a Renzi la strada per una rielezione in Parlamento un sentiero impervio. Dunque, viva l’Europa. Nel caso, Nicola Danti, il suddetto eurodeputato del Valdarno, che ufficialmente dice «mi ricandido», sarebbe già pronto al sacrificio: «Se Matteo me lo chiedesse, potrei fargli da capo della segreteria. In fondo ha bisogno di un Cicerone che lo guidi nelle burocrazie Ue», ha confidato ai renziani che vorrebbero contendersi il tronino di spade del collegio di Scandicci.
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