La manifestazione
Arrestato il boss della Camorra che ricicla in Maremma
Grosseto, la finanza cattura Angelo Orlando: ripuliva nell’edilizia e nel turismo i soldi di una delle cosche più potenti di Napoli
GROSSETO. Un fiume di soldi: milioni di euro marchiati con il nome di un clan della camorra, milioni che arrivavano in Maremma dove venivano impiegati per fare affari nel settore immobiliare e turistico. Per costruire, per ristrutturare, per comprare e vendere. O soltanto per transitare attraverso conti correnti intestati a società di comodo, tenendo d’occhio le quali sono saltati fuori i nomi di diverse persone della provincia di Grosseto che hanno prestato il fianco a uno dei maggiori clan della camorra napoletana: quello degli Orlando.
Angelo Orlando, ieri, giovedì 8 novembre, è stato arrestato a Marano di Napoli: l’uomo ha 65 anni e ora è rinchiuso nel carcere di Secondigliano. I tentacoli del suo clan si sono allungati ben oltre i territori del Vesuvio, arrivando fino nel centro Italia sotto forma di milioni di euro che avevano bisogno di essere ripuliti. È stata la guardia di finanza di Grosseto, guidata dal colonnello Antonio Del Gaizo a dare il via alle indagini: le fiamme gialle hanno infatti messo gli occhi su alcune attività economiche imprenditoriali sorte soprattutto nella zona nord della Maremma da parte di persone di origine maranese collegati con la criminalità organizzata.
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Società di comodo, che erano state acquisite da uomini del clan o che venivano utilizzate per movimentare i soldi: in Maremma - hanno accertato gli uomini delle finanza - sono state fatte operazioni finanziarie di investimento e disinvestimento per oltre 2 milioni di euro da parte di persone che sembravano non avere alcun legame con i clan camorristici e che potevano tranquillamente muoversi nel tessuto economico maremmano.
È il settore delle costruzioni, quello immobiliare e turistico-ricettivo ad essere stato privilegiato dal clan che ha collegamenti anche con la mafia siciliana. A Marano di Napoli, gli Orlando hanno portato avanti quanto già cominciato dai Nuvoletta e Polverino, famiglie con le quali sono imparentati. Il fratello dell’uomo arrestato ieri nel napoletano, Antonio Orlando detto “Mazzolino” è uno dei cento latitanti più pericolosi d’Italia: da una quindicina d’anni non si vede più in giro anche se, di tanto in tanto, compare nelle intercettazioni effettuate sul territorio. Compare per poi tornare ad essere un fantasma.
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Il fratello Angelo è considerato un elemento di prim’ordine del clan che ha accumulato ricchezze attraverso lo spaccio di hashish importato direttamente dalla Spagna e dall’Africa e attraverso il racket, imposto a tappetto su tutto il territorio di competenza del sodalizio. Capitali che poi devono essere investiti. Ed è qui che entra in gioco la Maremma, terreno che sembra essere fertile a questo tipo di infiltrazioni.
A Marano, i militari del nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Grosseto hanno dato esecuzione, in collaborazione con i carabinieri del gruppo di Castello di Cisterna, alla misura cautelare emessa dal gip del tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia nei confronti di Orlando, ritenuto responsabile di concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso per aver fornito un contributo alla conservazione, operatività e rafforzamento dell’associazione camorristica del suo clan. Oltre all’arresto, i finanzieri hanno anche eseguito un provvedimento di sequestro preventivo nei confronti della società Idealcart Sas di Iandoli Jole & C., espressione imprenditoriale del clan omonimo, attraverso le quote societarie intestate alla moglie e dalla nipote di Angelo Orlando.
La società sequestrata riforniva imballaggi ai commercianti della zona operando nella stessa sede della Lenny sas, che ha lo stesso oggetto sociale e confiscata dalla sezione misure di prevenzione della corte di Appello di Napoli sia a Antonio Orlando, ancora oggi latitante, sia a Luigi Esposito, già condannato per appartenenza al clan Nuvoletta e scarcerato di recente.
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