Il dolore
Non c’è limite d’età per le aritmie del cuore
Il dottor Startari (Fondazione Monasterio) propone una guida su come identificare questa patologia
«Affanno, tosse, dolore toracico, vertigini sono campanelli d’allarme da non ignorare». Ma i sintomi possono anche mancare
Beethoven sfruttava il ritmo irregolare del suo cuore per tracciare note sullo spartito. Al “cuore matto” Armando Ambrosino e Totò Savio negli anni Sessanta dedicarono una canzone, resa un successo da Little Tony. Da sempre identificato come la sede più importante dei sentimenti e, secondo alcuni, dell’anima, il cuore è il motore della vita. Che però ogni tanto fa i capricci. Batte forte o troppo lentamente, provocando aritmie. Disturbi quasi sempre benigni che non devono spaventare ma che bisogna tenere d’occhio. Lo spiega in questa guida il dottor Umberto Startari, reparto di Elettrofisiologia e Cardiostimolazione della Fondazione Monasterio, un delle punte d’eccellenza della sanità toscana.
Cos’è l’aritmia cardiaca?
In condizioni di normalità il ritmo cardiaco possiede una cadenza regolare e una frequenza generalmente compresa fra i 60 e i 90 battiti per minuto: pertanto, l’aritmia è una condizione patologica caratterizzata da una anomalia del ritmo cardiaco.
Quando si presenta?
Quando il cuore batte con una frequenza (alta o bassa, definita rispettivamente tachicardia e bradicardia) e una regolarità anormali (come ad esempio la presenza di extrasistolia o di aritmie irregolari quale la fibrillazione atriale).
Colpisce cioè una particolare fascia d’età?
Non vi sono fasce di età senza rischi perché questo problema si può presentare in qualsiasi momento e nel corso di tutta la vita, anche in epoca fetale, quindi prima della nascita. Si può affermare, però, con le dovute eccezioni, che alcune tipologie di aritmia incorrono più frequentemente in particolari fasce d’età e/o condizioni morbose (ad esempio) tipiche della giovane età: sono le tachiaritmie da rientro atrio-ventricolare o la fibrillazione atriale, comune nella cardiopatia degenerativa.
Quali i sintomi?
Le aritmie possono manifestarsi in completa assenza di sintomi o, per gravità crescente, manifestarsi con:sensazione di cardiopalmo (percezione di un battito cardiaco irregolare), affanno, tosse, stanchezza, dolore toracico, vertigini, fino alla perdita di coscienza (sincopi).
Quali le conseguenze?
Sono dipendenti dalla relazione tra tipologia e gravità dell’aritmia e le condizioni cliniche generali dei soggetti colpiti. In alcuni casi del tutto compatibili con una vita normale, mentre in altri casi possono compromettere la qualità della vita o diventare del tutto incompatibili con la vita (fibrillazione ventricolare).
Affaticamento e incremento eccessivo dei battiti salendo le scale o svolgendo esercizio fisico sono un campanello d’allarme? Spossatezza, affanno, percezione di battito accelerato o irregolare devono allarmare il paziente. Non solo se presenti nel corso di uno sforzo fisico, ma anche se presenti a riposo o se semplicemente espressione di un cambiamento di condizione rispetto al passato.
Come si fa la diagnosi?
È sufficiente effettuare un elettrocardiogramma basale, specialmente quando l’aritmia è in corso. Nei casi con sintomi a carattere parossistico si può rendere necessario un monitoraggio prolungato, con registrazione continua del ritmo con un Holter ECG delle 24/48 ore. Di fondamentale supporto sono anche esami di primo livello quali un test da sforzo e un ecocardiogramma basale. In alcune condizioni, ove sussista la presenza di sintomi gravi (sincopi) compatibili con aritmie e in assenza di una diagnosi univoca e disattesa anche da accertamenti più approfonditi, può essere necessario l’impianto di un registratore ciclico cardiaco in sede toracica sottocutanea.
Quali le terapie utili?
Nel prescrivere una terapia farmacologica per un’aritmia non si può prescindere dal conteso clinico in cui essa interviene. In tal senso i farmaci esclusivamente antiarimici (esistono varie classi di farmaci in base al meccanismo di azione) debbono essere prescritti studiando le caratteristiche del paziente e le sue patologie (valutando l’associazione con farmaci preesistenti). Di fondamentale importanza pure i farmaci rivolti al controllo dei fattori di rischio cardiovascolare (anti ipertensivi, antidiabetici) e al trattamento dell’insufficienza cardiaca. Particolare attenzione deve essere rivolta alla terapia per prevenire il rischio cardio-embolico associato ad alcune aritmie (fibrillazione e flutter atriale) con prescrizione di farmaci anticoagulanti orali. Fino ad arrivare, in casi necessari, a terapie e interventi mirati. –
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