Sicurezza
Profughi mandati nei campi a 4 euro l’ora
Pistoia: africani e pakistani reclutavano i migranti in attesa di permesso di soggiorno con l’aiuto di un consulente del lavoro
PISTOIA
La convocazione da parte del “caporale” arrivava la sera prima. Spesso con una telefonata, a volte col passaparola. Per indicare il luogo dell’appuntamento, e l’ora, ben prima dell’alba. Tutti lì, puntuali, uomini e donne, giovani e non, per essere stipati dal caposquadra di turno su un furgone – quando andava bene – o nel cassone di un camion telonato, come bestiame. Poi via, verso la destinazione, per una giornata infinita nelle vigne o a raccogliere olive fino al tramonto, nei campi di mezza Toscana. Pagati meno di quattro euro e mezzo all’ora. Naturalmente al nero, e viaggio escluso. Vietato protestare, altrimenti niente più lavoro: tanto di profughi come loro da reclutare ce ne sono a bizzeffe nei centri di accoglienza...
È con l’accusa di “caporalato” – in termini giuridici di “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro” – che nella nottata fra lunedì e ieri gli investigatori della Squadra mobile di Pistoia hanno arrestato in flagranza colui che, attraverso una ditta di servizi agricoli intestata a un prestanome, gestiva il giro di manodopera low cost da impiegare nelle aziende vinicole e olearee: in provincia di Pistoia e di Prato, ma anche in quelle di Lucca, Pisa, Firenze, Siena ed Arezzo.
A finire in carcere, Ahamad Mushtaq, 45 anni, pachistano, residente ad Agliana (in provincia di Pistoia). E assieme a lui, accusati dello stesso reato previsto dall’articolo 603 bis del codice penale, si trovano adesso in cella due suoi capisquadra: Mohammad Haji, 47 anni, pachistano, e Laamiri El Hassan, 54 anni, marocchino, anche loro residenti ad Agliana.
A conclusione di un’indagine scattata lo scorso luglio – “Operazione Black wine” – i poliziotti della questura pistoiese, forti delle prove raccolte in mesi di pedinamenti e intercettazioni, li hanno bloccati nel tardo pomeriggio di lunedì, mentre, a bordo di tre vecchi furgoni e di un camion telonato, riportavano a Pistoia, dopo una giornata di lavoro – passata a raccogliere olive in aziende di Montemurlo, Empoli, Vinci e Bagno a Ripoli (Firenze) – 30 braccianti stranieri. Richiedenti asilo o con permesso di soggiorno per motivi umanitari, africani ma anche pachistani, dai 18 anni di età ai 45, accomunati dall’estremo bisogno di lavorare.
Insieme ai tre arresti, sono scattate anche quattro denunce a piede libero, per lo stesso reato. Tre nei confronti di altri capisquadra, due pachistani e un italiano che gravita in provincia di Siena; la quarta nei confronti di un cinquantenne consulente del lavoro pistoiese. Una figura fondamentale secondo gli inquirenti. Ahamad Mushtaq infatti, con la “sua” ditta di servizi (la Pk Verde, di Agliana), stipulava dei regolari contratti con le ignare aziende in cui poi portava a lavorare i profughi reclutati di volta in volta. E il professionista (gli studi commerciali in cui lavora sono stati perquisiti ieri mattina) si occupava perciò della gestione delle fatturazioni, e anche di procurare i cartellini identificativi che i braccianti dovevano avere attaccati sul petto, oppure il Durc, il loro Documento unico di regolarità contributiva, preteso dalle aziende committenti: «Attraverso una procedura fraudolenta – spiega la questura – consistita nell’aprire una posizione all’Inail per soli 3 giorni, a nome della ditta intestata al prestanome, senza poi versare un euro di contributi all’Inps».
Preziosa, per ricostruire tali tecnicismi, la collaborazione da parte dell’Ispettorato territoriale del lavoro Prato-Pistoia.
Ad arrestati e denunciati viene contestato il reato di “caporalato”, introdotto nel nostro codice penale nel 2011 con l’articolo 603 bis: “rischia la reclusione da uno a sei anni chiunque recluta manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori”. —
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