Il Tirreno

Toscana

La spiaggia dell’estate infinita, dove ora a sdraiarsi sono i pini - Video

Alessandro De Gregorio
La spiaggia cancellata dal mare a Torre Mozza; e la pineta della Sterpaia abbattuta dal vento
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La spiaggia cancellata dal mare a Torre Mozza; e la pineta della Sterpaia abbattuta dal vento

Viaggio sulla Costa Est, negli arenili pieni di bagnanti fino a pochi giorni fa. La pineta della Sterpaia spazzata dal vento è un cimitero di tronchi, la nostra Ground Zero

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PIOMBINO. Non è ancora finita. Il vento continua a soffiare forte da est, uno scirocco bagnato e insolitamente gelido che ti schiaffeggia insieme alla pioggia fitta fitta. Scompare l’ultimo timido raggio di sole e tutto ormai è grigio. Il mare ti parla, te lo fa capire che non è il momento. Non vuole che tu stia lì a guardarlo, a spiarlo mentre si sfoga. Il mare d’inverno è solitudine, rabbia e malinconia, rivoluzione, spesso furia cieca. Il mare è la forza della natura.

I piombinesi, come altre genti di mare, lo sanno. Sanno quando è il momento di assecondarlo, sanno quando è il momento di averne paura. Il mare ti dà e si riprende in uno scambio infinito. A volte prende tanto. Stavolta, a Piombino, si è ripreso quasi tutto. In città, dove ha demolito locali costruiti sulla spiaggia, come a Salivoli, o al livello del mare, come sotto piazza Bovio. E fuori città, sulla Costa Est. Qui ha inferto i colpi più bastardi. Al Quagliodromo ha invaso tutto. L’acqua arriva fino alla strada e la spiaggia è un’ipotesi.

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Così non resta che andare a dare un’occhiata nel Ground Zero della costa: Perelli 2. Alla Capannina lo scenario è desolante. Ovunque pezzi di legno, tubi, vetri rotti, pietre. Sassi, solo sassi e alghe. Ci saranno un paio di metri di alghe e tonnellate di ciottoli dove prima c’era sabbia finissima e dorata. Spazzati via i pannelli che avrebbero dovuto proteggere il retroduna. Il mare è arrivato dappertutto. Ha violentato la pineta, ha spezzato alberi. Non c’è un granello di sabbia nella pineta, non ce n’è uno sulla spiaggia.

Chiudi gli occhi e arrivano i flash. Torna in mente quel punto sul bagnasciuga dove Viviano palleggiava con il figlioletto. O l’altro, dove Vecino si faceva fotografare con i ragazzini tra file di ombrelloni. E lì, ecco, lì Duccio ogni Ferragosto tagliava il cocomero che veniva offerto ai clienti del bagno. Il bagno non esiste più. La terrazza del ristorante è come un rudere bombardato. C’è un’aiuola, o meglio ci sono i resti di un’aiuola, fatta a X. Prima custodiva i gigli di mare. Ora sembra lo scheletro di una croce, che guarda l’orizzonte. Un cimitero.

Ricomincia a piovere, il vento rinforza. Le onde rugginose si gonfiano e si infrangono sulla parete nera delle alghe.

Sembra di aver visto tutto e invece la desolazione è solo iniziata. Più avanti, a Perelli 3, al Bagno Orizzonte, il mare non ha trovato ostacoli: la conformazione più scoscesa del fondale gli ha permesso di scorrazzare in pineta e di devastarla. Decine di pini, alberi anche secolari, sono stati sradicati e abbattuti. Uno ha preso in pieno il tetto del bar e si è piantato lì. Gli altri sono sdraiati. La pineta, quell’angolo di paradiso dove far merenda, ascoltare musica, gustarsi un gelato o un libro, non c’è più.

Non c’è più.

Più avanti ancora, a Carlappiano, il Bagnoskiuma. Anche qui un bollettino di guerra ma almeno la spiaggia sembra quella tipica delle mareggiate invernali. Niente sassi o alghe, sabbia ce n’è ancora. Ma tutto il resto è distrutto. I pannelli antivento sono piegati, molti sono spaccati, le piante sradicate, i manufatti a pezzi.

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C’è gente al lavoro ovunque, qua e là. Gente di mare che lo sa, che non si piega a una mareggiata e si rimbocca le maniche. Se parli con i vecchi piombinesi, ti raccontano della grande mareggiata del ’66, di quella del ’79, quella dell’81, quella… E ti accorgi che le date si infittiscono, i tempi si accorciano. L’evento devastante che una volta capitava ogni vent’anni, poi ogni dieci, è diventato quasi normale. Quasi stagionale.

Cammini tra le rovine grigie, osservi il mare marrone e ostile e pensi che fino a qualche giorno fa era estate, i colori erano luminosi, si scherzava sulla lunghezza della bella stagione. Ti sentivi più fortunato dei padani o dei tedeschi perché qui da noi il clima è mite e si va al mare anche a ottobre. Ripensi al tormentone “non c’è più la mezza stagione”. E capisci che la mezza stagione non c’è più davvero.

E allora sarà meglio prenderne atto e fare qualcosa. Il Grande Scirocco stavolta ha abbattuto il 30 per cento degli alberi del Parco della Sterpaia. Ha distrutto locali e stabilimenti. Ha modificato spiagge. Perché una spiaggia in queste condizioni non torna come prima, non si rigenera nel giro di pochi mesi. Servono soldi, quelli veri. Servono studi, interventi. Serve capire la Natura e cambiare molte abitudini.

«Bisogna fare presto perché febbraio è domani, non ci possiamo permettere ritardi ed errori». La voce è quella di Fabrizio Lotti, titolare della Capannina e neo presidente di Toscana Assoturismo. Anche lui sta facendo un giro di ricognizione con Gianni Masoni, responsabile turismo Confesercenti Toscana. «Serve una mano di tutti, dal governo centrale alla Regione ai Comuni» dice Lotti. «Servono interventi, studi mirati eseguiti da tecnici, da veri professionisti» aggiunge Masoni. Serve anche rapidità, perché la stagione delle mareggiate è solo iniziata.

«Piombino è in una crisi economico-occupazionale spaventosa – va avanti Lotti - La Piombino operaia è tenuta in piedi in qualche modo anche dalla Piombino turistica. Se vogliamo difendere il nostro futuro, difendiamo i nostri beni, la nostra spiaggia, la nostra pineta, il nostro parco. Ma dobbiamo essere uniti davvero».

Lotti inciampa tre volte fra i monconi di legno di quello che era il suo bagno, tira giù qualche santo ma non perde il sorriso, non perde la carica. Osserva le docce e le cabine della Capannina, ieri avamposto del boschetto, oggi ruderi tremolanti a pochi metri dalle onde: «Si cambia tutto. Si ricostruisce ma in modo diverso. Ora però basta parlare». —
 

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di Redazione web