Gioco
«Bisogna riabilitare il genitore e tutelare l’unità della famiglia»
In Toscana eventi e manifestazioni contro la legge di riforma dell’affido familiare che prevede la riduzione delle pene per i maltrattamenti sulle donne
Roma
A Pisa la Casa delle donne organizza un corteo il 10 novembre, in concomitanza con quello di Roma e con gli altri previsti in decine di piazze italiane. Ma contro il disegno di legge Pillon sull’affido familiare in Toscana ci sono comitati a Massa Carrara. Si schierano le donne di Cgil e Spi Cgil di Prato, Arci, la Cgil, il di Cam, il Centro per uomini maltrattanti di Firenze. Tutti preoccupati di quanto segnalato anche da Il Tirreno: le norme collegate al ddl Pillon , presentate dai forzisti Antonio De Poli, Paola Binetti e Antonio Saccone (in quota all’Udc) completano la riforma dell’affido familiare a discapito della tutela delle donne. Anche con la riduzione delle pene per i maltrattamenti in famiglia.
In questa intervista, però, la senatrice Binetti sostiene che l’obiettivo non è «depenalizzare i maltrattamenti in famiglia». Neppure chiudere un occhio sulla violenza domestica. L’obiettivo del suo disegno di legge è «salvaguardare l'unità della famiglia nel supremo interesse dei minori e solo fino a che il nucleo familiare risponde davvero alle loro esigenze». Insomma, mettere la mediazione familiare al centro.
Senatrice Binetti, perché nel vostro disegno di legge se la vittima della calunnia è un genitore si limita il rapporto con il figlio, con la sospensione automatica della responsabilità genitoriale? E quando scatterebbe questa sanzione?
«La calunnia in se stessa è reato, chiunque la formuli e contro chiunque la formuli. Ma se un genitore calunnia profondamente l'altro genitore o colui che esercita la responsabilità genitoriale, la loro relazione entra in una fase di tale criticità, da creare indubbie difficoltà ai figli, sia sul piano affettivo che sul piano della credibilità. Il genitore -o chi esercita la responsabilità genitoriale- calunniando la persona che dovrebbe condividere con lui la responsabilità del figlio opera una frattura così profonda che indebolisce la sicurezza del minore e lo espone a problemi di natura emotiva e psicologica ampiamente descritti dalla letteratura. La sanzione, ovvio, scatta dopo la condanna definitiva».
Riguardo alla revisione del reato di maltrattamenti, perché con il suo ddl si torna a parlare di “maltrattamenti in famiglia e contro fanciulli” (come nel 2012) escludendo, di fatto, i conviventi?
«I conviventi non sono affatto esclusi se esercenti la responsabilità genitoriale. Lo afferma questo stesso disegno di legge all’articolo 3 e lo sostanzia la legge sulle unioni civili, che equipara le unioni civili alle coppie coniugate».
E se il rapporto fra conviventi non è regolamentato da un’unione civile?
«Sebbene la fattispecie dei conviventi non sia prevista dal ddl sull’affido condiviso, i maltrattamenti dei conviventi sono reati da perseguire sul piano penale come prevede il codice. Nessuna giustificazione per alcun maltrattamento».
E allora perché il ddl prevede di alleggerire le sanzioni di chi è condannato per maltrattamenti, con pene più basse e l’introduzione di lavori socialmente utili?
«Tutta la normativa prevista e ampiamente dibattuta anche nella legislatura precedente considera la pena carceraria in chiave riabilitativa ed evidenzia la necessità della riabilitazione attraverso l'impegno sociale, che aggiunge alla punizione la possibilità di cambiare atteggiamento, di diventare consapevole di azioni commesse e della sofferenza occasionata con le medesime. L'obiettivo è riabilitare il genitore, qualora ce ne siano le condizioni, sempre nell'interesse del minore».
Perché il ddl propone di restringere il campo dei maltrattamenti a chi usi “sistematicamente” violenza?
«Il ddl non restringe il campo dei maltrattamenti a chi usi “sistematicamente” violenza, ma definisce questa soglia come estrema, per cui davanti alla ripetitività della calunnia e della violenza, sia fisica che psicologica, la separazione si rende necessaria e irrevocabile. In quanto al termine sistematico è la ripetitività dei gesti e degli atteggiamenti che creano nel coniuge e nel minore stesso la sofferenza, che rende improcrastinabile la separazione».
Perché il ddl non prevede esplicitamente anche violenza psicologica ed economica, oltre che sessuale?
«Violenza fisica e psichica sono una formula sintetica che includono violenza sessuale, economica e psicologica». —
ILARIA BONUCCELLI
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