Gioco
Li investe, fugge e dopo ore si costituisce gravi tre 19enni travolti sul lungomare
Una ragazza e un ragazzo in coma, sono universitari. Attraversavano sulle strisce. Il pirata accetta il test tossicologico
Piove a dirotto sul lungomare di Marina di Pietrasanta, quando escono dalla discoteca il Seven. Lei si copre i capelli con la giacca e corre sui tacchi verso l’auto. Gli altri due la precedono. Arrivano alle strisce pedonali e attraversano. Da Forte dei Marmi sta arrivando un’auto, una Seat Leon grigia con il tergicristallo al massimo: non li vede e li colpisce in pieno. Il tonfo dei corpi sul cofano zittisce anche il vento. Ma l’auto è sorda e non si ferma. Tira dritto sul lungomare perdendosi nella notte di Halloween. Sull’asfalto, sotto la pioggia, rimangono tre diciannovenni matricole all’università di Pisa: Michela Sotgia, di Nuoro, Paolo Francesco Macchitella, di Ostuni, e Lorenzo Pettinari, di Camerino, dove il padre Claudio è rettore all’Università.
Il suono delle sirene in lontananza rompe subito il silenzio. Arrivano le ambulanze, la polizia stradale. Un medico avvolto nell’impermeabile giallo e blu della Misericordia si tuffa sul corpo della ragazza. È in arresto cardiaco. Preme con la forza di un leone su quel torace minuto. Riesce a far ripartire il battito. I volontari la caricano sull’ambulanza e la portano all’ospedale veloci come la luce. Arrivano al Versilia a sirene spiegate anche le ambulanze con gli altri due ragazzi.
Il pronto soccorso è invaso da codici rossi. Il cuore di Michela torna a battere, ma è gravissima. La trasferiscono al Cisanello di Pisa ed è in fin di vita. Paolo, pure, rischia la vita: lo portano all’ospedale di Livorno, dove lo operano d’urgenza e adesso si trova in rianimazione, in coma. Lorenzo rimane al Versilia, ma comunque nel reparto di terapia intensiva.
Sul lungomare di Marina intanto sorge il sole, i camioncini puliscono la strada, arrivano i primi corridori, i ciclisti, le famiglie passeggiano in un giovedì di festa. Gli uomini della polizia stradale invece non mollano un minuto le ricerche. Ascoltano i testimoni, acquisiscono tutte le registrazione delle telecamere di videosorveglianza di tutto il lungomare, da Massa a Viareggio. Cominciano a guardare le registrazioni, poi arriva la chiamata di un testimone: «Ho visto un’auto sospetta». Una Seat Leon grigia con il cofano ammaccato abbandonata in mezzo a un boschetto di Capezzano Pianore.
Quando gli agenti arrivano lì, non c’è già più. Ma hanno la targa. Cercano ovunque e alla fine trovano la Seat Leon parcheggiata vicino a un carrozziere, sempre a Capezzano. Stessa targa, stesso cofano ammaccato. Due più due fa quattro e il cerchio si chiude. Eccolo.
Si mettono sulle sue tracce, contattano gli amici. Ma lui li precede. Sono da poco passate le 13, quando un giovane si presenta alla caserma dei carabinieri di Lucca, per auto-accusarsi dell’investimento dei tre ragazzi. È un 31enne lucchese, nato in Germania, ma residente a San Filippo, senza una macchia sulla fedina penale. Si è presentato in caserma con l’avvocato e i militari hanno avvisato subito la Polstrada. Adesso è indagato a piede libero per lesioni gravissime e omissione di soccorso.
Gli investigatori sono in attesa dei risultati degli esami tossicologici, ma in ogni caso, per il momento, il giovane – essendosi costituito – non verrà arrestato.
Davanti agli agenti di polizia il giovane non ha spiegato il perché della fuga e se fosse solo. Lo dovranno ricostruire gli agenti della Polstrada con ulteriori accertamenti. —
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