Attenzione
La compagnia non può trasferire all’estero i piloti che scioperano
La decisione di un tribunale olandese contro la chiusura della filiale di Eindhoven Il monito Di Maio e i ministri Ue «Rispetti le nostre regole»
livorno
E dopo la scoppola dell’Antitrust italiana, che promette di aprire filoni simili in altri paesi europei, ieri per Ryanair è arrivata una nuova grana da un tribunale olandese. I giudici hanno vietato alla compagnia low cost di trasferire all'estero 16 dei suoi piloti in conseguenza della chiusura della filiale ad Eindhoven, in Olanda. Secondo la corte si tratta di una forma di «rappresaglia» per lo sciopero del personale olandese della compagnia aerea low cost.
Così il tribunale di 's-Hertogenbosch, il fatto che i contratti dei piloti siano basati sulle norme lavorative dell'Irlanda «non significa che il datore di lavoro possa privare i suoi dipendenti della protezione offerta dalla legge olandese», si legge nella motivazione del tribunale. Ryanair ha giustificato la chiusura delle sue attività ad Eindhoven adducendo ragioni di tipo commerciale, ma per i giudici olandesi, invece, la decisione ha tutte le caratteristiche di una «sanzione per i passati scioperi». Anche su questo Ryanair tace, ma arriva subito la stoccata dei ministro del lavoro di Olanda, Germania, Belgio e Italia. Wouter Koolmees, il tedesco Hubertus Heil, il belga Kris Peeters e Luigi Di Maio, in una lettera riportata dalla agenzia Bloomberg, mettono in guardia la compagnia dal contravvenire alle leggi sul lavoro dei singoli paesi, e invitano la compagnia di O'Leary ad agire «per concludere un accordo con i sindacati che ponga le basi per una base sociale sostenibile». E ancora: «Speriamo vivamente che si materializzi nelle prossime settimane». Il 25 ottobre era stato raggiunto un accordo tra Ryanair e i sindacati belgi per dare ai dipendenti della compagnia aerea un contratto di diritto belga, a partire da fine gennaio, mentre il 17 ottobre era stato firmato il contratto collettivo per gli assistenti di volo di Ryanair basati in Italia in vigore per un triennio fino al 31 dicembre 2021. —
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