Sicurezza
Debiti a tua insaputa con il Comune: ti bloccano l’auto, ma non ti informano
Prima ti arriva il fermo del veicolo, poi l’avviso di pagamento: «Salda le multe o i tributi arretrati». La denuncia del Pra da Roma: «È il buco nero delle comunicazioni fantasma. Impossibile agire»
LIVORNO. Hai un debito con la pubblica amministrazione e non lo sai. Lo saldi, puoi rimettere tutto a posto subito. Ma non lo sai. Un «buco nero» nella procedura. Che ti può far ritrovare con l’auto confiscata. A tua insaputa. Colpa di Ica, l’agente per la riscossione coattiva dei tributi. In Toscana se ne serve, ad esempio, il Comune di Pietrasanta. Per recuperare i soldi delle multe non pagate. Solo che Ica non avverte con raccomandata i cittadini dei conti in sospeso. Tanto meno, spedisce con assicurata, i documenti necessari a cancellare il fermo amministrativo. «Non vuole il Pra», risponde il call center di Ica. «Tutto falso» replica Aci che gestisce il Pubblico registro automobilistico da 90 anni.
La procedura- dice Aci - si dovrebbe gestire per sicurezza (di debitori e creditori) tramite raccomandate. E, per velocità, tramite Pec, posta elettronica certificata. Invece, gli agenti per la riscossione, per il recupero crediti si affidano alla posta ordinaria e alla fortuna.
Il caso esplode in Versilia il 24 ottobre. Nella buca delle lettere, c’è una busta. Lettera ordinaria. Mittente “Cdm di La Spezia”. Nulla che faccia pensare a un recupero crediti. Invece l’intestazione recita: “Comunicazione divieto di circolazione veicolo sottoposto a fermo amministrativo-sollecito di pagamento”. Il contenuto è esplicito: «Come da comunicazioni precedentemente intercorse... si comunica che il veicolo è stato sottoposto a fermo amministrativo e si invia a regolarizzare la posizione entro e non oltre 10 giorni dalla ricezione della presente comunicazione..... La relativa cancellazione (del fermo) potrà essere ottenuta presso il Pra previa esibizione del provvedimento di revoca che Ica rilascerà all’atto del saldo degli importi a debito». L’importo è 231 euro.
In questa lettera ci sono inesattezze. La prima: nessuna comunicazione è intercorsa con il contribuente per avvisare del fermo. La seconda: la lettera è datata 5 ottobre. Il recapito è del 24 ottobre, 21 giorni con posta ordinaria. La terza: Ica - riferisce il call center - «stampa subito l’atto di revoca del fermo, ma lo spedisce per posta ordinaria. Il tempo di consegna è da 7 a 10 giorni». «E se va smarrito?». Nessuna risposta. «Perché non lo mandate per raccomandata?» Nessuna risposta. «Perché non inviate il documento per Posta elettronica?». «Perché Aci e Pra vogliono l’originale. «E non accettano la Posta certificata».
Queste le risposte del call center. Che si rifiuta anche di specificare in base a quale normativa agisca l’agente per la riscossione. Nella lettera di sollecito di pagamento si fa riferimento al decreto ministeriale 503 del 1998 (sul fermo amministrativo dei veicoli e l’esigibilità dei crediti, ndr). L’ufficio contenzioso della società non fornisce risposte ufficiali.
In compenso, replica Giorgio Brandi, direttore generale del servizio Pra di Aci. «Il primo buco - esordisce il dirigente - è nella comunicazione bonaria all’utente dell’esistenza di un debito nei confronti della pubblica amministrazione. Siamo di fronte a quella che noi definiamo “Comunicazione fantasma”: migliaia di automobilisti lamentano di non aver mai ricevuto dai concessionari della riscossione la comunicazione con cui hanno annotato il fermo amministrativo dei veicoli».
Un provvedimento che può essere adottato per multe ma anche per tributi comunali non pagati: per l’Imu o per la retta del nido. «Purtroppo non ricevendo quasi mai la comunicazione bonaria, l’utente spesso non è neppure consapevole di non aver pagato. Di sicuro non sa di viaggiare su un veicolo sottoposto a fermo. Il fatto è che i concessionari sono più di 300 in Italia e il sistema fa acqua da tutte le parti: noi non sappiamo come intervenirci».
Diverso è quando il contribuente ha pagato. Quando il debito è saldato, il fermo può essere revocato immediatamente. «E quello che sostiene il concessionario - evidenzia Brandi - non è vero. Aci si è molto impegnata per contrastare la burocrazia: ha autorizzato tutti i propri uffici provinciali ad accettare per Pec gli atti di revoca e pure di sospensione di fermo amministrativo (la sospensione scatta se il pagamento dei debito è rateizzato). Quindi il concessionario, appena ha conferma del pagamento del debito, ci può inviare il provvedimento di revoca o di sospensione. L’atto poi si stampa e si procede alla cancellazione». Se la pratica si effettua negli uffici provinciali di Aci - sottolinea Brandi - il cittadino paga solo il costo «del bollo che noi riversiamo nelle casse dello Stato. Se la pratica è svolta in un’agenzia delegata di Aci sul territorio, invece, si paga anche per il servizio reso.
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