Il Tirreno

Toscana

Confessa il finto smemorato di Lajatico: «Fingevo ma non volevo far male a nessuno»

Sabrina Chiellini
Salvatore Mannino e il messaggio cifrato lasciato alla famiglia
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Salvatore Mannino e il messaggio cifrato lasciato alla famiglia

Svanito il bluff, Salvatore Mannino racconta la sua fuga fatta per attirare l’attenzione dei familiari: «E poi mi sentivo oppresso da mia suocera»

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LAJATICO (Pisa). Ha scatenato un caso internazionale, impegnando Europol e Interpol. Tutti a cercarlo come se fosse in pericolo o si fosse tolto la vita. E poi si è scoperto Salvatore Mannino, 52 anni, recitava. L’imprenditore di Lajatico, che per un mese si è eclissato e poi ha finto di non ricordare nulla, ha architettato il piano «per fuggire dalla suocera ma anche dalla moglie», come lui ha confermato. Si sentiva in un tunnel, la fuga doveva servire a ritrattare il suo ruolo in famiglia, «ridettare le regole del gioco».

Gli inquirenti non gli hanno mai creduto, confidavano che Salvo in psichiatria, in un reparto con gli ingressi controllati, non volesse restare a lungo. Così è stato. «Ho fatto questo gesto senza cattiveria, non volevo fare del male a nessuno» ha detto ai carabinieri che lo hanno sentito appena gli psichiatri e la moglie, Francesca, li hanno informati che Salvo ricordava.

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Ed è una confessione a tutto tondo quella che ha reso ai carabinieri del nucleo operativo della compagnia di San Miniato. Con lucidità, ha ammesso di essersi documentato su internet - i carabinieri da quanto è tornato lo hanno invitato più volte a gettare la maschera prima di indagarlo per procurato allarme, simulazione di reato, violazione degli obblighi di dell’assistenza familiare. Il movente è così assurdo, come lo spiega Salvo, che i medici non sono ancora del tutto certi della diagnosi. Mannino non sarà malato psichiatrico ma un disagio dovrà averlo per mettere in scena la fuga, lasciare 10.300 euro alla famiglia come ultimo dono, un biglietto di scuse da decriptare, e facendo in modo che la famiglia stesse in angoscia per un mese.

Il copione è alle ultime battute: scomparire nel nulla, farsi ritrovare e fingersi smemorato: «Ho fatto tutto da solo, nessuno mi ha aiutato». La mattina del 19 settembre è arrivato a Pontedera, lasciando l’auto vicino alla Piaggio, ha preso un treno per Firenze. Da qui ha raggiunto Milano, poi Parigi e Londra e infine Edimburgo. Durante il viaggio (con sè aveva 500 eruo) si è cambiato gli abiti, ha gettato la carta di identità ed è entrato nella parte dello smemorato di Lajatico. Mannino dice di essersi sentito male realmente, di avere avuto un cedimento dopo lo stress del lungo viaggio.

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Gli si potrà credere? Certo è che, tra tanti siti consultati, la sua mente aveva indugiato anche su quelli che spiegano come simulare la perdita di memoria. Risultato? Una famiglia distrutta e un divorzio che potrebbe essere dietro l’angolo. I parenti della moglie sono sul piede di guerra. La moglie, che ieri era tornata al suo lavoro di insegnante, è sotto choc. I figli lo sono ancora di più. «Pensavo di avere visto tutto in questa storia – ha detto in famiglia riferendosi alla confessione – e invece ora c’è anche questo...».

Dopo avere saputo che Salvo ha ammesso di avere sempre finto, la donna è tornata al Santa Chiara, chiedendo ai medici di accompagnarla all’auto - la stessa che il marito aveva abbandonato alla stazione di Pontedera. Salvo però cerca ancora un ruolo da protagonista: va avanti nella parte e prova a dettare le regole. Ha già detto che non comprende il punto di vista di chi non lo vuole a casa. «Abbiamo tutti bisogno di tempo», non fa che ripetere. Ai medici ha dato una settimana di tempo per arrivare a formulare una diagnosi precisa.

«Di tempo ne hanno avuto abbastanza... voglio uscire da qui», è il suo obiettivo. La maschera è caduta, ognuno avrà la sua verità. —

 

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