La protesta
Pd, Bonafè vince nei circoli ma fra i renziani è resa dei conti
L’eurodeputata ottiene il 70% dei voti fra gli iscritti, ma l’affluenza crolla al 33% Gelli: a noi la metà dei posti in lista in vista delle primarie. Lei: basta divisioni
LIVORNO
Sono giorni che la Simo prova a stemperare, ri-cementare, ricucire. Dopo averlo postato venerdì, l’ha ripetuto anche ieri ai militanti livornesi: «Serve unità per avviare una nuova fase di rilancio del partito sul territorio, per un Pd che a partire dalla Toscana metta definitivamente da parte le casacche e diventi una volta per tutte una squadra». Ma niente, i dem – anzi, pardon, i renziani – sono talmente sbrindellati da rischiare di stringere in una morsa la loro candidata e vincitrice di questa prima fase del congresso regionale per la conquista della segreteria toscana.
Sì perché poco importa che la eurodeputata Simona Bonafè abbia appena vinto col 70% la sfida nei 712 circoli sul runner della sinistra zingarettiana, il piombinese Valerio Fabiani. Il futuro del Pd toscano si deciderà nelle prossime 24 ore, nel redde rationem in corso da settimane fra renziani ortodossi e renziani critici, delusi o – come piace a loro – dialoganti. Tradotto: fra le truppe di Luca Lotti e Antonello Giacomelli e quelle di Federico Gelli, l’eresiarca della corrente maplancista, la tribù di chi al turbo renzismo non crede più. La varesotta trapiantata a Scandicci, arruolata nel 2012 fra le tre Renzi’s Angels sul camper della campagna per le primarie 2012 (insieme a Sara Biagiotti e Maria Elena Boschi), dovrà decidere se pacificare il partito o trasformare le primarie del 14 ottobre in una conta. Entro domani sera, infatti, vanno presentate le liste e gli eventuali apparentamenti. «Se gli integralisti ci concederanno pari dignità, ammettendo che si sono commessi degli errori nella gestione degli ultimi anni, allora imboccheremo la strada della riconciliazione. Altrimenti ci misureremo», conferma un gelliano. Che significa? L’ex deputato pisano, dopo aver rinunciato al ticket per la segreteria e alla garanzia di ottenere la metà del controllo dei delegati renziani dell’assemblea, adesso chiede posti sicuri nelle liste che decideranno la composizione degli organi del partito. Non una cosa da poco, perché si tratta di ruoli chiave per stabilire poi le candidature per le amministrative di Firenze, Prato e Livorno e per le Regionali 2020. E se Bonafè non offrirà garanzie, stavolta Gelli presenterà la sua lista. Ci sono già gli elenchi e un nome pronto per correre: «Gelli per il cambiamento con Simona». «Non si illudano, deve essere Bonafè a firmare l’apparentamento. Parlano di unità, e questo è il modo per ottenerla? Qui non possiamo permetterci un’altra rottura. Anzi, una volta finito il congresso, dovremo coinvolgere tutti, allargare lo sguardo», è il senso dei discorsi con cui Lotti da giorni confida le sue preoccupazioni ai parlamentari toscani più vicini. Insomma, addio tabula rasa rottamatrice. Il segnale arriva dall’affluenza nei circoli, precipitata dal 62% del congresso nazionale al 32-33%. Una fuga dal partito degli iscritti, un clima di disaffezione mai registrato.
Eppure, al di là, delle intenzioni da giorni fra i dem si respira un’aria da notte dei coltelli. Così i supporter di Fabiani da settimane segnalano i fortini “espugnati” al renzismo, dai circoli dell’Empolese a quelli di Prato o il (quasi) pari strappato nella federazione di Pisa, la città terremotata dall’onda leghista. I renziani invece evidenziano il pieno strappato da Bonafè nella riserva fiorentina o addirittura in terra di Fabiani (in Val di Cornia, dove è stato segretario, Fabiani ha perso raccogliendo il 37,37% contro il 62,6 di Bonafè). E che l’atmosfera sia crepuscolare è stato chiaro quattro giorni fa a Piombiono, al circolo Belinguer, dove fra renziani e supporter di Fabiani si è arrivati alle seggiolate al culmine di una discussione su chi dovesse tenere in mano gli elenchi degli iscriti. —
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